Dalle ombre: 1. L’incontro

Un giorno l’insegnante decise di cambiare i posti di noi scolaretti. Ne ignoravo il motivo. Probabilmente lo fece per smuovere un po’ le acque, perché aveva visto che si erano formati dei gruppetti che erano anche piuttosto litigiosi tra loro. Così sperava che quel rimescolamento ci avrebbe distolti dalla violenza fine a se stessa favorendo nuove alleanze, cosa che effettivamente avvenne.

Io, che ero considerato il bambino più buono di tutti, capitai per la prima volta in vita mia all’ultimo banco. Era evidente fossi stato spostato lì poiché non necessitante di controllo. Lì c’era lui: L.C. Lui era lì per un altro motivo. Era lì perché lì si poteva nascondere meglio. E il suo status particolare gli permetteva di tenersi quel posto, che si era scelto personalmente, fino a tempo indeterminato.

All’ultimo banco si respirava tutt’altra aria che altrove. Lo capii subito. Me lo fece capire lui. Si poteva osservare la classe senza che nessuno ti osservasse a sua volta (per questo lui aveva sempre fatto in modo di piazzarsi lì). Ci si poteva rilassare maggiormente, sia perché tutta la fila neppure era piena, sia perché la maestra tendeva a confrontarsi e sollecitare sopratutto quelli dei primi banchi. Infatti lui mi mostrò che all’ultimo banco si potevano instaurare affabili e fitte chiacchierate per minuti e minuti senza essere mai interrotti. Volendo si poteva fare completamente gruppo a se stante. Teoricamente avremmo potuto disegnare quando gli altri facevano matematica, per esempio.

L.C. fu molto gentile con me. Doveva avermi esaminato con dovizia già da un po’ quando gli ero stato davanti, mentre lui si imboscava nelle retrovie, e dovevo essergli piaciuto subito. Così fu come se mi dicesse: Ecco, questa è casa mia. È un luogo placido perché qui non c’è quasi nessuno, ci sono praticamente solo io, e si sta bene perché la maestra non ti interroga quasi mai e uno si può fare gli affari propri, e poi si può assistere allo spettacolo che sempre offrono gli altri. Da qui si vede tutto, sai. Si vedono quelli che si tirano le palline di carta. Si vedono quelli che dormono. Si vedono le simpatie che sbocciano. Anche gli odi si vedono bene bene. Qui ci sono solo io, qui comando io. E sarà un bel posto se non mi indisporrai. Se vuoi saremo amici.

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