Laila: Nuovo orologio

Ho approfittato del primo giorno di pioggia dell’estate – di questa estenuante, bollente estate del diavolo che prima o poi dovrà pur finire! – per uscire nel pomeriggio e andare a fare un po’ di giri che avevo rimandato al momento in cui avrebbe fatto meno caldo. Uno di questi consisteva nel tentare di rivitalizzare un vecchio orologio del Signore il quale poteva farmi da sostituto per il mio, ormai perito. Anche se, come detto, prendere un nuovo orologio, per me sarebbe come asserire che mi rimetto in carreggiata, che mi si prospetti una nuova vita, concetto di cui non sono del tutto convinta poiché, seppure sto meglio, so quanto sia lontano il giorno in cui questa battaglia avrà termine. Forse me la porterò appresso per tutta la vita, chissà…

Mi reco nella via dimessa dove spero di trovare aperto l’orologiaio. Ho due sorprese. La prima: quell’orologiaio non c’è più. O ha chiuso per le vacanze, oppure è fallito – potrebbe benissimo essere e non sarebbe il primo in zona. La seconda sorpresa è che però trovo un altro negozio di orologeria proprio lì vicino. Per la precisione, non so dire se si tratti del vecchio negozio che ha cambiato disposizione e arredi oppure sia un’attività del tutto nuova. Certo è curioso che prima non l’avessi mai veduta e sorga proprio vicino dove ricordavo fosse la vecchia…

Vedo che dentro c’è qualcuno. Busso. L’esercente mi vede e fa scattare un interruttore che mi apre la porta. Ormai gli orologiai non si fidano più e si autorecludono nei loro stessi ambienti. I furti sono troppo frequenti per non mettere una serratura elettrica come fanno i gioiellieri.

Saluto; mi saluta. Dovrei capire se questo orologio funziona ancora, se ci sia da cambiare la batteria o se vada riparato, dico. Me lo sfilo dal polso – quando per mesi il mio polso si era abituato a non tenerne alcuno e riaver provato quella sensazione mi ha fatto strano.

Lo prende subito in mano. Dice: è vecchio! Questo è uno dei primi modelli realizzati sia analogici che digitali – difatti, oltre alle lancette, c’è un quadrante elettronico con la data. Vecchio sì, ma buono, faccio notare. È per questo motivo che gli ho portato questo e non una mezza ciofeca. Se lo fa ripartire, c’è il caso che vada avanti per decenni senza doverci metter mano, a parte la batteria, ovviamente.

Si mette di lato, dietro quel bancone vissuto, e comincia ad armeggiare. Ogni tanto mi butta un occhio per accertarsi che non rubi nulla. Ma io rimango immobile. E per tranquillizzarlo ulteriormente tolgo anche gli occhiali. Non hai nulla da temere da me, amico orologiaio.

Certo, deve esser pesante fare il tuo mestiere al giorno d’oggi, con la costante inquietudine delle rapine. Mi chiedo cosa l’abbia spinto a farglielo fare: forse la passione per gli orologi, ereditata da qualche parente? Sto quasi per chiederglielo ma poi non mi sembra il caso di farmi i fatti suoi.

Il tipo si ingegna molto più di quanto immaginassi. Non so cosa stia facendo. Il coperchietto lo ha tolto da tempo ormai. Tuttavia il suo responso tarda a giungere. Sarà totalmente scassato, o basterà togliere la pila vecchia e sostituirla con la nuova? Nel frattempo gli dico quel che so. Il datario è sicuramente rotto, me lo ricordo bene; il resto non lo so, dico. Se funziona, si sbilancia lui, funzionerà tutto.

Mi sembra un’affermazione presuntuosa. Perché mai dovrebbe funzionare tutto se il datario è una parte di orologio distinta dal meccanismo vero e proprio con le rotelline? Boh. Comunque, se si è sbilanciato, un motivo ci sarà. È lui che ce l’ha davanti e sta smanettando con dei minuscoli cacciavite, non io…

Finalmente mi dà un primo riscontro. La pila vecchia ha rilasciato un po’ di acido, dice. Non andrebbero mai lasciate dentro, se uno ci tiene all’orologio, aggiunge. Lo so, ribatto; non era mio l’orologio, dico. E lui si volta a guardarmi, come a interrogarsi se lo abbia grattato. L’orologio era di mio padre. Era lui che avrebbe dovuto tenerlo meglio. Quando andò in pensione i suoi colleghi gli regalarono un orologio nuovo e lui lasciò marcire quello vecchio, divenuto all’improvviso di troppo – arricchisco un poco la realtà per fargliela digerire meglio.

Qualche altro minuto e riesce a cambiare la pila, immagino dopo aver dato una ripulitina dall’acido rilasciato dalla pila vecchia. Funziona!, mi dice giubilante. Eh, sì: adesso sono certa che questo lavoro lo fa per passione.

Mi dà proprio una bella notizia, perché io mi aspettavo che non funzionasse. Infatti ricordavo quando, per un periodo, quello stesso orologio aveva provato a tenerlo anche il Baubau – all’epoca era solo un ragazzo torvo –, e poi l’aveva scartato, per un qualche motivo oggettivo di cui si era lamentato. Io ricordavo perché si fosse rotto, ma a questo punto posso immaginare anche che il Baubau, visto il soggetto così poco lungimirante che è per certe tematiche e la sua propensione ad abbagli colossali, abbia potuto scambiare un semplice esaurimento di pila per un guasto ben peggiore, rinunziando in toto anche a farlo vedere per stabilire il da farsi…

L’orologiaio mi svela un mistero. Il datario non funziona perché è tappato. C’è una spessa muschiosità verde che lo isola dai tasti che dovrebbero metterlo in funzione. Ci sarebbe da farlo pulire per bene, dice comunicandomi che lui non lo farà a meno che io non glielo chieda espressamente.

Da allora inizia uno strano balletto verbale tra me e lui, in cui io spero che mi dica quanto mi costi, ma non glielo domando, e lui spera che lo faccia, ma non mi dice più niente. Non capisco perché mai tale operazione di ripulitura debba essere contata a parte. Non ci vogliono pochi secondi per sistemare tutta la faccenda? Ma evidentemente o non è così, o l’orologiaio – non troppo onesto – spera di rimediare un extra.

Alla fine torna al bancone, mi porge l’orologio e mi ribadisce che, in seguito, se vorrò farlo ripulire… Ma a quel punto mi sono già ampiamente contentata di avere un ottimo orologio al polso che funzioni unicamente per segnare le ore. Così lascio del tutto decadere la cosa. E lui non può chiedermi più di 5 euro, anche se sarà stato a smanettare almeno cinque minuti buoni…

Esco dal negozio con il mio nuovo vecchio orologio rivitalizzato al polso. Ecco, lui è di nuovo vivo. Allora posso esserlo anche io, posso esserlo anche io, anche se mi ero quasi rassegnata a un mio prossimo decesso…

Delle volte non ce la faccio più, delle volte vorrei mollare tutti gli ormeggi per farmi trasportare dalla corrente, andando incontro a quella pace che agogno così tanto…

Laila (2)

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