Alla fine del mondo

C’era una volta il Bene. E c’era una volta il Male.

Il Male e il Bene vissero per secoli in equilibrio. Ma poi venne il momento in cui il Male, approfittando delle molli ipocrisie del Bene, intraprese un percorso che avrebbe previsto il totale annichilimento del Bene. Quando il Bene se ne accorse era ormai troppo tardi per opporvisi. D’altronde non poteva, il Bene, trasmutare la sua natura, la sua stessa essenza, per cercare di trovare tardivamente una qualche strategia che avrebbe impedito il trionfo del Male, trionfo che al momento appariva incontrovertibile.

Sennonché, nell’ombra, nascosta alla vista di tutti, era cresciuta la Terza Via. E fu essa a farsi avanti per sfidare il Male durante l’ultima battaglia che si tenne nell’universo per stabilire da ultimo chi dovesse essere il vincitore finale, quello definitivo e inappellabile. Che avrebbe cambiato per sempre il flusso dell’umanità…

VIAFDM

Venere in pelliccia (film)

Ahhh… Che sollievo ogni tanto vedere un film che ti ricorda la differenza tra un film vero (questo) e un simil film (come ce ne sono tanti).

Un regista se ne sta per andare a casa dopo un’infruttuosa giornata di audizioni per l’opera che vuole portare in scena: Venere in pelliccia. In quel momento è al telefono che si lamenta con qualcuno… Ma proprio allora entra nel teatro una donna. Anche lei è lì per la parte femminile. Lui non vorrebbe farle l’audizione, perché è tardi, lei è in ritardo e lui è stanco e avrebbe pure un appuntamento, ma la donna, mettendosi a piangere, lo spinge almeno a farla provare qualche battuta. Così in un attimo, quella donna che prima gli appariva oltremodo volgare e popolana, si trasfigura nella raffinata protagonista della sua opera. Lui non può crederci… Allora la lascia andare avanti, sempre di più, sempre di più…

Tratto da un’opera teatrale. E si vede: ci sono solo due personaggi, dall’inizio alla fine, i quali si muovono in uno spazio molto ristretto.

Potete dire quel che volete sul Polaski uomo. Ma sul regista c’è poco da obiettare, la sua storia parla per lui. Ha fatto molti bei film. Questo è innegabile.

…Psss! Se ve lo siete perso, vedetevelo adesso su RaiPlay, tra qualche giorno potrebbe non esser più disponibile… 😉

https://www.raiplay.it/video/2017/06/FILM—VENERE-IN-PELLICCIA-922a9c20-cfc7-4276-b18b-3468ed464d90.html

venere

Sua madre

Non la chiamavo spesso. Primo perché non volevo farle capire quanto mi piacesse. Secondo, non volevo darle il tormento, al contrario di quel che facevano già altri: non volevo esser messo alla loro stessa misera stregua, né tanto meno in competizione con loro, dato che ritenevo di essere migliore e che dunque lei mi avrebbe amato naturalmente preferendomi a chicchessia, come era mio diritto che fosse e sarebbe stato. Terzo, odiavo essere respinto.

Non la chiamavo spesso, dunque, ma in quel periodo bruciavo di passione per lei. E in qualche modo dovevo cedere a quelle mie brame. Così quel pomeriggio la chiamai. Volevo strapparle un appuntamento, non resistevo più; non so dove avrei trovato il coraggio ma volevo imprimere una svolta amorosa al nostro rapporto ardente e oltremodo difettoso, che non sarebbe mai giunto a reale compimento.

Dopo aver fatto il numero, sentii gli squilli sordi nella cornetta, mentre il mio cuore pompava sempre più forte. Bastava sapere che avrei ascoltato il suono della sua voce per farmi andare fuori di zucca.

Click…

Qualcuno rispose all’altro capo. Pregai che non fosse il padre, che mi aveva sempre dato un’idea di severità. In precedenza si era manifestato assai scocciato che le chiamate in quella casa fossero in maggioranza per lei e non per lui. Sennò avrebbe potuto rispondermi anche il ben più accomodante fratello, il quale sembrava conoscere almeno in parte la vera natura della sorella ed essersi piegato a stare completamente dalla sua parte, per motivi che non conoscevo – e certo ciò era anche un po’ anomalo, perché forse la maggior parte dei fratelli l’avrebbero ripresa per la sua vita dissoluta ricolma di ragazzi e avventurette veloci talvolta pure devastanti, che si concludevano sempre tutte molto male, con il rapporto che finiva mestamente per distruggersi, con rincrescimento di entrambe le parti e una buona dose di odio genuino che si sprigionava. A ogni modo forse il fratello era così indulgente con lei proprio poiché in passato l’aveva vista soffrire molto per amore. Quello poteva esser verosimile.

Non rispose né il fratello né il padre. Sentii un pronto lievemente importunato, un poco smorto. Il mio cuore detonò.

«Diva?», dissi sicuro che fosse lei.

Tuttavia mi sbagliavo.

«No, sono la madre.»

La madre era il membro della sua famiglia che rimaneva più defilata, perlomeno agli occhi degli amici di Diva.

«Vedo se c’è…», aggiunse in fretta quella donna che aveva la stessa identica voce della figlia.

Cercai di immaginarne la sua figura confondendola con l’immagine di Diva. Ero stato a casa loro. Conoscevo di vista il fratello, con cui avevo scambiato di persona poche parole, e il padre, visto in fotografia. Invece purtroppo non ricordavo affatto la figura della madre. Forse poiché non somigliava tanto a Diva e dunque non l’avevo registrata.

Adesso la madre di Diva era andata a vedere se la figlia c’era. Certo, pensai, smaliziato: la madre non saprebbe se la figlia è a casa?, come no. La verità doveva esser che Diva aveva messo una specie di filtro d’entrata al telefono. Così nessuno poteva parlarle se lei non voleva. Di questo doveva aver avvisato tutti i suoi familiari. Doveva aver detto loro: sennò non mi fanno studiare! Me la immaginavo mentre si prodigava in quella scenata. Ma non era quello il motivo principale: no, non era lo studio, se avevi messo quel filtro di ingresso, vero Diva? Tu lo avevi fatto per arginare tutti gli amanti che ti assediavano, non sapendo più a chi dare i resti.

«Pronto?», sentii dall’altro capo del telefono.

«Allora ci sei!», dissi intrigato, felice di scoprire che lei avesse deciso di esserci per me e non per altri. Ma mi sbagliavo ancora.

«No, sono sempre la madre. Diva non c’è. Hai qualche messaggio da comunicarle?», disse controvoglia, seccata da quel mio tono divenuto in un attimo così confidenziale, come pure di essere stata confusa con quella figlia che con i ragazzi aveva tutto quel successo che certo lei all’epoca, quando ancora era giovane, doveva essersi solo sognata.

Dunque, quella voce così simile a quella di Diva, mi aveva giocato per la seconda volta. Ancora tramortito dal mio duplice errore biascicai poche parole.

«No… Solo… Quando torna, le dica che l’ho cercata…», dissi e attaccai vergognoso.

Almeno per quella volta, non ero nella cerchia ristretta di persone a cui Diva accordava il privilegio di poter parlare con lei. Chi c’era invece in quel momento in quella lista? Smokyman? Chi c’era? Con chi tradiva il suo ragazzo in quel periodo Diva? Non con me. Con me non l’aveva mai fatto, anche se ci saremmo arrivati vicino un paio di volte.

madrediva

DC’s Legends of tomorrow (serie)

Gira e rigira mi sa che questa, zitta zitta, ma solo per quel che riguarda la prima stagione – mentre nelle successive le incongruenze si sprecano –, è la miglior serie di supereroi sulla piazza, anche se chiaramente non ho visto tutte le altre. Non che sia un capolavoro – non capisco quelli che si innamorano di serie tv, che per me rimangono sempre inferiori a un qualsiasi bel film, per quanto la qualità si sia notevolmente alzata negli ultimi decenni – però ci sono i classici elementi delle storie super: combattimenti, superpoteri, missioni, minacce da sventare, tradimenti, buoni che diventano cattivi e viceversa, poi anche viaggi nel tempo (tema cardine al centro di tutta la serie), gente che riciccia fuori come la gramigna, eccetera.

Senza contare che la squadra – autodenominatasi Leggende –, che deve compier la missione di sventare la minaccia di un sanguinoso dittatore del futuro, è composta da avanzi di supereroi – cioè non certo da quelli più cool! – e pure da avanzi di galera, ovvero da supercriminali che per l’occasione si sono uniti alla causa, con i pro e i contro del caso.

Poi è molto bello che le serie DC siano tutte interconnesse tra loro. Dunque Flash, Freccia Verde, Supergirl, eccetera convivono tutti nello stesso universo e, cosi come avviene nei fumetti, spesso si incrociano. Per realizzare un affresco del genere ci vuole molto lavoro e pianificazione. Bravi.

E la Marvel invece che fa?

È curioso come sembri che la Marvel punti più ai film (che gli vengono abbastanza meglio di quelli della DC), mentre per le serie non ottenga troppi bei risultati, al contrario per l’appunto della DC.

Ma come sapete le mie non sono mai “vere recensioni”. Sono più: quello che voglio dire io che solo io oso dire! Quindi eccovi qualche commento caustico sui vari personaggi delle varie stagioni che compongono questa serie, così come solo io lo direi (non omettendo considerazioni a sfondo sessuale, ovviamente)…

Sara/White Canary (sorella della defunta Black Canary): è tra i personaggi più interessanti. Lesbica. Morta e resuscitata (con tanta rabbia dentro, GRRRR!). Comincia come semplice membro, ma poi per un pezzo diventa il capo, e se la cava benone! Chiariamo subito una cosa: le donne presenti in questa serie sono di due tipi: donne con i fianchi stretti e donne con i fianchi larghi (sembra non esistano vie di mezzo!). Lei appartiene alla prima categoria (che non sarebbe la mia preferita). Nonostante ciò… quei suoi occhi azzurri, quei capelli biondi, e sopratutto quella sua bocca imperfetta (che però da difetto poi diventa pregio), con l’arcata superiore più sviluppata dell’inferiore e le sue fossette… la rendono irresistibile! E ringraziamo anche la doppiatrice che arricchisce non poco il suo bel quadro! Sara non ha poteri straordinari, se non quello di essere un’esperta in combattimento e in assassinii! Non la fate incazzare, che vi stende subito!

Ray Palmer/Atom: ehhh! Io me lo ricordo! La prima volta che sentii parlare di lui era in un fumetto di Flash. Mi è sempre stato simpatico, anche se a occhio e croce contava come il due di picche. Questa versione si discosta molto dalla primissima versione fumettistica, vedi la tuta e il carattere scherzoso, da bamboccione pedante. Nella prima stagione assurge al ruolo dell’amante potenziale di una certa bomba sexy di cui parlerò sotto. Con tutti i possibili risvolti patologici di sensi di colpa, eccetera. In seguito diventa spesso il compagno di merende di un certo uomo d’acciaio, anche lui dal carattere che tende parecchio allo scherzo. Il potere di Atom, non so se lo sapete, è quello sopratutto di rimpicciolirsi. Per derivazione anche quello di ingrandirsi (ometto commenti su parti anatomiche maschili che vengono sempre in mente quando si parla di ingrandirsi e rimpicciolirsi)…

Mick: ecco uno dei supercriminali che per motivi astrusi vengono arruolati nel gruppo! Pelato e un poco bruttino, è un po’ un orso rompiballe che dice sempre SGRUNT! Ama il fuoco perché da piccolo ha dato fuoco a casa sua! Spesso i suoi atteggiamenti impulsivi tendenti alla rissa e al male metteranno nei guai la squadra (per la serie: ci serviva uno che eravamo sicuri che ci avrebbe pugnalato alle spalle), però ci saranno anche dei momenti in cui si riscatterà. Inoltre, col procedere delle stagioni, senza più il suo fedele compagno di rapine Snart a fargli da guida, si concentrerà sul cibo e… (in uno degli episodi che in assoluto preferisco di più) sulla scrittura di un romanzo! 😀 Mick in pratica è un fottuto piromane che va in giro con un lanciafiamme (e secondo me potrebbe essere impotente forte).

Gideon: vabbè mettiamoci pure questa, anche se non è un vero personaggio. Infatti si tratta dell’intelligenza artificiale della nave del tempo in cui i nostri eroi-non eroi viaggiano. A un certo punto assume fattezze femminili. Forse amerebbe anche il capitano della nave, Hunter, ma questa possibilità, almeno fino a quando ho seguito la serie, non è stata ancora sviscerata. Spero proprio che lo sia in futuro e che possa avvenire qualche copula tra umano e I.A. 🙂

Martin Stein/Firestorm: è, se non erro, lo stesso vecchio che in Alias fa il padre della ragazza, ma qui ha i capelli bianchi. All’inizio mi stava sul cavolo, poi mi è diventato abbastanza simpatico, anche se evidentemente è un personaggio che tende a stare sulla minchia per via del suo egocentrismo e del suo “c’ho sempre ragione io, pure quando sbaglio”. Vi faccio un esempio? All’inizio, per portarsi con sé l’altra metà di Firestorm (infatti, per trasformarsi in supereroe, deve fondersi carnalmente con un ragazzo nero, ma senza farci necessariamente sesso!), droga il suo partner trascinandolo contro la sua volontà sulla nave! Ditemi voi se sotto le spoglie di questo vecchietto non si nasconde uno psicopatico di primo livello quasi stupratore! Per quanto riguarda i poteri di Firestorm, in realtà sarebbero praticamente illimitati! Difatti, oltre a lanciare grumi di energia e saper volare, questo eroe sarebbe capace di trasmutare la conformazione fisica di ogni elemento fisico/chimico, cioè sarebbe praticamente un dio! Solo che è sempre difficile aver a che fare con tipi di questo calibro, per cui gli autori fingono che il poveraccio non sappia bene come si fa…

Rip Hunter: è il capitano originario della nave del tempo, colui il quale arruola uno per uno i vari personaggi convincendoli ad aderire alla sua sfida, che sarebbe quella di sventare l’ascesa di un grosso criminale che nel futuro estinguerà milioni di persone, tra cui la sua famiglia. È l’esempio di come un uomo con il naso lungo, vestito con un impermeabile lungo e con la giusta acconciatura possa risultare oltremodo intrigante. Trovo che il suo personaggio sia stato un po’ bistrattato dagli autori, che lo hanno fatto uscire dalla trama principale più volte per farlo poi tornare non più tanto all’altezza di prima.

Jefferson/Firestorm: ecco l’altra controparte nera di Firestorm. Sinceramente non è che straveda per lui. Mi sembra che sia un perfetto esempio di personaggio riempitivo, inserito principalmente per alzare la quota di neri nel cast, per essere meno razzisti. È un ragazzo e si comporta da ragazzo. Non mi piace il suo naso largo e schiacciato! Ci proverebbe con la bomba sexy nera di cui parlerò tra poco ma non ha una sola chance di farcela. È troppo insignificante!

Snart: avete presente Mr Freeze di Batman? Quasi! Un altro coglione che spara ghiaccio! Ah, ma la sua faccia, vi garantisco, è proprio da schiaffi! E poi ha quel modo di parlare da finto macho che sembra sempre saperla lunga, che ti vuole convincere che è molto cattivo e ne sa una più del diavolo e lui ti fregherà. La foto che ho pubblicato non rende l’idea dell’immane testa di minchia che è! È uno di quelli che sono alti un puffo e mezzo ma si sentono di essere ‘sti gran fighi (e sono sicuro che alle donne piacciono molto, non è vero?!, sconfessatemi se non è così!). Per cui mi ha fatto immensamente piacere quando in un episodio gli autori hanno creato una sua versione alternativa… gay! Io l’ho sempre saputo che quelli che si atteggiano a machi sotto sotto sono dell’altra sponda, ah, sì! Sempre saputo! 3:-)

Kendra/Hawkgirl: ed ecco la bomba sexy nera evocata più volte sopra. L’ho notata fin dalla sua prima apparizione in Flash. Mi son subito detto: ammappate questa quanto è bollente! Ha un grandissimo sederone molto erotico, e anche una bocca che agli uomini piace molto. La cosa divertente sarebbe che una con quel fisico squilibrato non potrebbe mai essere una supereroina, cioè correre, saltare, fare a cazzotti coi cattivoni… ma qui può! Scopre di essere la reincarnazione di una guerriera immortale, che ha anche un amante parimente immortale e guerriero che si rincarna sempre con lei. Il suo problema però è che non ricorda la sua vita precedente, quindi neppure di amare il suo amante di tutta un’eternità, per questo si concede qualche pomiciata con Ray. Inoltre ha anche un altro piccolo problema. In realtà di lei è anche innamorato guarda caso proprio un futuro dittatore genocidista, che tra l’altro ogni volta che l’ammazza le ruba un po’ di potere…

Lei è la “donna falco” perché ha un bel paio di ali che delle volte le spuntano dalla schiena.

Carter/Hawkman: ed ecco il cornutone! Che gran sfiga ha questo uomo! Per i motivi di cui sopra ha la sciagura di dover convincere il suo amore di tutta una vita che si appartengono, mentre lei non lo ricorda affatto e nel frattempo se la fa con Atom! Sono rimasto scioccato da come gli autori lo abbiano maltrattato. Spesso viene fatto morire (tanto si reincarna!); è stato drogato, usato come schiavo, eccetera. Secondo me gli hanno fatto fare pure l’elettore medio in Italia! Deve essere nato proprio sotto una cattiva stella! Hai voglia a reincarnarti se sei così sfigato!

Anche lui sa volare avendo le ali dietro (intendo sulla spalle)…

Anti-Flash: è come Flash, ma ha la tutina gialla. È un rompiballe di primissima categoria. Con sempre quell’aria saccente in volto. Quando viene disintegrato in tutte le terre possibili degli universi possibili ho goduto come un porco. Peccato che poi nei fumetti di supereroi tutti i personaggi risaltino sempre fuori, buoni o cattivi che siano! E anche per il rompiballe è stato così!

Amaya/Vixen: ed ecco un’altra di quelle donne calienti, ma appartenenti al modello con i fianchi talmente stretti che quasi sono uomini. Il suo visino afro e il suo fisico da ninfetta farebbero impazzire chiunque. Difatti l’uomo d’acciaio di cui sotto impazzirà per lei. Il problema però è che lei viene dal passato, e prima o poi a quello deve tornare.

Il suo potere soprannaturale è quello di attingere alle capacità degli animali, tramite un antico amuleto-artefatto magico.

Steel: lui è l’amante di Amaya e il compagno di giochi di Ray. Inizialmente doveva morire, essendo anche emofiliaco e colpito sul campo, ma poi, tramite una specie di siero che lo salva, riesce pure a sviluppare questa capacità di trasformarsi in uomo d’acciaio. Sono sicuro che anche lui faccia strage di cuori femminili, vero (e non fate battute scontate sulla sua sessualità d’acciaio!)? 😉

Zari: lei ha il totem dell’aria (‘na roba che spruzza energia e forse fa volare col vento sotto le chiappe), è mora, e appartiene alla categoria delle donne con un bellissimo sedere grande. È la protagonista indiscussa di quel piccolo gioiellino di episodio in cui un evento infausto si ripete all’infinito (la distruzione dell’intera astronave del tempo con tutti i suoi abitanti dentro) finché lei non riesce a trovare un modo per risolvere la situazione… ❤ Che bella idea! Ci devo scrivere un romanzo! 😀

Damien Darhk: un altro insopportabile cattivone che le Leggende potrebbero eliminare più volte ma per motivi insensati non lo fanno mai! Pure lui è alto un puffo e mezzo (dovete sapere che i bassi vanno per la maggiore in televisione, per motivi tecnici, però poi questi si credono sempre di essere ‘sto razzo!). La sua versione con i capelli lunghi, biondi, a caschetto è da impazzirne! :-O

I poteri che ha? Solitamente quello di rompere il mazzo! Ma non sempre, alcune volte è quasi un semidio, il bastardone…

snart

Ninetto e le ascelle sudate d’estate

Era estate e Ninetto si trovava in vacanza con la famiglia in un’amabile località marittima. Quasi tutti i giorni, a meno che non piovesse, andava al mare e ovviamente non rinunciava mai a farsi il bagno, che per lui rappresentava l’unico vero motivo ammissibile per giustificare la sua presenza sulla spiaggia, dove per lo più si annoiava limitandosi a starsene sotto l’ombrellone, sempre all’ombra sennò gli venivano le bolle d’acqua sulla pelle.

Dopo il bagno al mare, era consigliabile farsi una doccia. Sia perché sulla pelle rimaneva il sale marino, sia perché… vabbè, le acque erano pulite, ma sempre meglio darsi una sciacquatina, che non si sa mai.

Sennonché Ninetto era stanco di farsi sempre tutte quelle docce. Trovava fossero inutili. Non ci era abituato, lui che normalmente se ne faceva una a settimana e quella gli bastava e gli avanzava. Dunque decise di rinunciare a quella “perdita di tempo”. D’altronde i suoi genitori, sempre molto presi dai loro pensieri egocentrici, non glielo avevano dato come ingiunzione, e poi non è che lo seguissero più di tanto.

Così si arrivò al punto che erano dieci giorni che Ninetto non si lavava col sapone. Di mezzo c’erano stati anche dei giorni di pioggia in cui Ninetto non era potuto andare al mare a farsi il bagno. Così anche un bambinetto pulito e naturalmente profumato come Ninetto finì per puzzare un pochino, soprattutto sotto le ascelle, perché quell’estate lì era molto calda e si sudava parecchio, per cui ciò accadde anche a Ninetto.

Ninetto si accorse, sì, che dalle ascelle cominciava ad emanare uno sgradevole odorino a cui non era troppo abituato. Ma la sua pigrizia vinse ancora una volta su di lui, così si disse che, visto che quel giorno non avrebbe piovuto e lui sarebbe tornato ad andare al mare, non ci sarebbe stato bisogno di lavarsi, perché si sarebbe fatto il solito bagno al mare e la puzza gli sarebbe svanita naturalmente.

Poi però ci fu quella faccenda che gli complicò un po’ i piani. Gli fu annunciato all’ultimo momento che sarebbero venuti gli zii e i cugini a fargli visita. Ma Ninetto continuò ad andare dritto per la sua strada: non si sarebbe lavato lo stesso! E pazienza se per qualche ora, prima del bagno, qualcuno si sarebbe accorto della puzza delle sue ascelle.

Sennonché suo cuginetto e sua cuginetta, appena furono arrivati, gli si attaccarono come una ventosa. Ninetto sapeva che probabilmente loro sentivano la sua puzza: questo lo fece sentire in difetto portandolo a vergognarsi.

Così, quando andarono in spiaggia, avendoceli ancora appiccicati, non vedeva l’ora di buttarsi al mare per ripulirsi di quella puzza sotto le ascelle che disturbava anche lui, la quale inoltre si stava incrementando perché, complice il nervosismo di vivere quella situazione, stava sudando più del normale. Dunque Ninetto non faceva che chiedere alla mamma quando potevano farsi il bagno; ma lei, inflessibile, ripeteva che non gli sarebbe stato consentito prima delle undici.

Alle undici in punto finalmente Ninetto ricevette il permesso di farsi il bagno e si portò appresso anche i suoi cuginetti che erano nuotatori provetti, i quali infatti gli dettero più di una lezioncina, perché andavano a scuola nuoto e nuotavano più veloce di lui, conoscevano tutti gli stili e, essendo allenati, erano anche più resistenti se facevano una gara.

Così quando Ninetto se ne uscì dall’acqua con le mani avvizzite e il fiato corto masticava pure amaro per tutte le sconfitte incamerate quel giorno – proprio lui che si credeva forte a nuotare! Ma perlomeno si rese conto con sollievo che le ascelle avevano smesso di puzzargli.

Tuttavia non passò molto che riprese a sudare e incredibilmente presto gli tornò la puzza. Allora Ninetto comprese che una cappero di lavata doveva pur darsela, perché neppure la salina potenza pulente del mare era riuscita a lavarlo per bene come Cristo comandava.

Quando i cuginetti se ne andarono, in macchina discussero tra loro della puzza di Ninetto. E il cuginetto disse: hai visto come puzzava? Non me l’aspettavo da Ninetto! Che schifo!

Mentre la cuginetta disse: macchè schifo! Non hai capito? Ninetto puzzava perché è già un uomo! Solo gli uomini veri puzzano, mentre i bambini come te no!, e mentre lo diceva i suoi occhi si inebriarono di una qualche pulsione erotica pollinosa, e poi, a ribadire quel concetto, gli fece anche una linguaccia.

ninettospiaggia

Ogni maledetto natale (film)

Sorprende come questo film (infarcito del cast di Boris) possa avere una prima parte così pimpante e riuscita mentre si palesi un poco noioso e statico nella seconda.

C’è un ragazzo che si innamora di una ragazza. I due apparterrebbero a classi sociali piuttosto diverse, agli antipodi, lui nella ricca borghesia (se non proprio nell’industria più agiata), lei nel proletariato, ma sembra che si amino, che siano le rispettive anime gemelle. Allora lui accetta di passare (anche se al principio non vorrebbe) il natale da lei.

Si trova così catapultato in un mondo contadino a cui non è preparato (beh nessuno sarebbe preparato a quel mondo!) in cui l’ignoranza, la violenza e le faide dilagano con facilità. Prova a tener botta ma più volte viene frainteso (e secondo me gli va pure bene che non se lo inchiappettano)…

Alla fine succede comunque che lei e lui hanno un alterco e si lasciano. Lui allora torna alla base e opta per una decisione drastica: si scorderà per sempre dell’amore, che l’ha troppo deluso, e d’ora in poi abbraccerà solo la carriera lavorativa, che sino allora aveva sempre tenuto a distanza, non ritenendola un valido motivo di vita.

Lei però lo ricerca. Ma deve rendersi conto, al contrario di quanto immaginava, che per lui il loro dissidio sembrerebbe insanabile…

Una particolarità del film è che tutti gli attori che interpretano i familiari di lei nella prima parte, nella seconda ricompaiono, ma sotto altre spoglie, o meglio sono stavolta i familiari di lui…

Ogni-maledetto