Anna Maria Ortese: Poveri e semplici

All’inizio il mio giudizio su questo libro era molto inclemente – e allora avrei scritto: inconsistente, sterile diario di dodicenne che non lascia emozioni di sorta nel lettore, se non il disprezzo di avergli fatto perder tempo! Ennesimo Premio Strega non all’altezza! – , però, sul finale, la storia sembra trovare un minimo di spessore, sarà che almeno giunge a compimento la platonica storia d’amore della protagonista…. Tuttavia rimane nettamente (tra quelli che ho lettoil romanzo meno riuscito di questa scrittrice che ho imparato ad adorare.

La storia parla di un gruppetto di giovani, in particolare di Bettina, la voce narrante, durante il dopoguerra, tra stenti estremi per la sopravvivenza (dunque povertà), aspirazioni letterarie (alcuni di loro scrivono e sognano di pubblicare qualcosa) e impegno politico (al tempo in cui si dava metà di quello che si guadagnava al partito Comunista, se si era comunisti, ma molti aspetti dell’ideologia, sopratutto quelli inerenti come quell’ideologia venisse applicata all’estero, rimanevo distorti o illusori), piccole invidie, primi amori, ecc.

Non rimarrà nella storia della Letteratura.

Dato che ho letto diversi di questi romanzetti per lo più insignificanti, mi chiedo se esista una definizione, un nome, sotto cui questo genere letterario può essere espresso. “Effemeride di vaghezze inconsistenti”?

Alcuni miei racconti potrebbero soffrire della stessa malattia, solo che io non mi sognerei mai di pubblicarli in un romanzo!

Laila: Senza orologio

È una cosa che mi era accaduta anche tempo fa, quella di ritrovarmi senza orologio, nel periodo in cui stavo molto male e non riuscivo a riprendermi. Così era come non avessi avuto voglia di ripararlo, perché quell’orologio ero io, e io ero quasi morta, io stavo spirando come il mio orologio. Ero ferma, e segnavo l’ora giusta solo due volte al dì.

Anche in questo periodo mi è successa una cosa simile. Prima mi si è rotto il cinturino, quel cazzo di cinturino nero, di plastica, che io non avrei mai utilizzato, proprio perché so che prima o poi la plastica ti tradisce e si rompe quando meno te l’aspetti. Per questo uso sempre cinturini di metallo. Se però trovo già il cinturino in plastica, finché regge, tanto vale tenersi quello.

Insomma, prima mi si è rotto il cinturino. Allora che ho fatto? L’ho tolto completamente e ho applicato una specie di laccio, che in verità era proprio un laccio da scarpe nero. Così, il mio, è diventato una sorta di orologio da taschino.

Per giorni le cose sono andate avanti così – e già in quella maniera non mi rendevo conto che il mio orologio mi era stato in larga misura sottratto, perché comunque lo dovevo tenere in tasca e non potevo controllare l’ora decine di volte al giorno come solitamente faccio. Poi però un giorno, a forza di metterlo dentro e fuori la tasca, l’orologio mi è caduto a terra. Ed è successa una cosa stranissima e imprevedibile. I numeri, o meglio le parti argentate dei numeri di alcune cifre del visore, si sono staccate andandosi a depositare sul fondo dell’orologio. Si era staccato l’1 delle 12 e varie tacche di varie ore, oltre che il 3 e il 6. L’ora si leggeva ancora perfettamente perché sotto tali rivestimenti argentati c’erano proprio i componenti, di un colore grigio.

È stato come se il mio orologio fosse finito in una di quelle bolle a cupola chiusa – tipo ricordini di una città –, che le agiti e viene giù la neve. Solo che al posto della neve c’erano i numeri e le tacche. È stato un fenomeno molto strano che mi ha lasciata perplessa. Sembrava un quadro di De Chirico, un quadro metafisico-surrealista, che ovviamente effigiava la Rovina e la Morte.

Anche quello forniva un’ulteriore estrinsecazione del mio stato psicofisico. Pure io stavo perdendo i pezzi, come il mio orologio. Ma ora dovevo necessariamente pormi il problema di fare qualcosa, anche perché, con mia grande costernazione, quell’accumulo di cifre e tacche che si deponeva verso il basso finiva per intralciare l’ordinario moto dell’orologio, fino, di fatto, ad arrestarlo. Un giorno colsi la povera lancetta dei secondi che arrancava contro quell’accumulo di tacche e numeri decaduti, che non ce la faceva a spostare, e ne ebbi pena.

Se prima mi dicevo che forse un giorno sarei andata dall’orologiaio per mettere un cinturino in metallo ma potevo traslare quell’intenzione in un tempo indefinito del futuro che forse non si sarebbe mai realizzato, a quel punto dovevo proprio agire. E già mi immaginavo entrare in quel negozio in cui l’ultima volta avevo cambiato la batteria, quel negozio in cui c’era quel tipo odioso e malfidato che non faceva lo scontrino e ti guardava timoroso che potessi essere una delinquente predisposta per una rapina… Sarei entrata da quello e gli avrei detto qualcosa del tipo: ho da sistemare questo orologio. Mi è caduto ed è ridotto malino, gli si sono staccate le ore e ha bisogno di un cinturino in metallo nuovo: pensa di poterlo sistemare, buonuomo? E quello stronzo mi avrebbe consigliato subito di acquistarne uno nuovo. Sennò comunque mi avrebbe fatto pagare il suo intervento molto più del valore totale dell’orologio stesso.

In particolare, era il deposito dei numeri staccatesi che mi dava uggia. Come posso toglierli? Si potranno pure togliere in qualche modo, no?, mi chiedevo. Ma certo che si potevano togliere! Ma certo. Gli orologi si aprono, anche se io non ero mai riuscita ad aprirne uno in vita mia.

Un pomeriggio mi sono detta di provare a sistemare le cose prima di portarlo dall’orologiaio. Mi sono messa lì e sorprendentemente, con irrisoria facilità, sono riuscita ad aprire la cassa di dietro facendo solo un po’ di pressione con l’improvvisata leva di un coltellino da unghie. Dentro ho trovato un congegno molto piccolo e semplice in cui si potevano distinguere appena la batteria e poco altro. Mi sono resa conto che l’orologio stava assieme quasi tenuto dallo sputo. Ciò mi ha commosso: ho pensato che questo oggettino pure così piccolo voleva continuare a vivere.

Sono stata così in gamba che in un battibaleno ho rimosso il sedimento in eccesso: ho potuto vedere con gioia come le lancette dei secondi tornassero a fare il loro solito lavoro rassicurante. Ero molto felice di questo. Avevo salvato un orologio, il mio orologio. Quell’orologio che mi aveva fedelmente servito chissà quanti anni.

Ma quando ho richiuso la cassa dietro mi sono accorta che… Per primo, essa ormai sembrava non chiudersi più bene come prima, nel senso che tendeva a rimanere aperta e non c’era modo di bloccarla ermeticamente. Per secondo, il povero orologio adesso non funzionava più opportunamente, non andava più spedito, e bastava un nonnulla per far sì che le lancette dei secondi si fermassero. Allora rimettevo l’ora, lo facevo ripartire e sembrava che funzionasse tutto. Ma poi tornava a fermarsi ancora.

Così mi sono ritrovata ad avere un orologio che non si chiude, con la cassa difettosa, in cui il meccanismo potrebbe essere ormai irrimediabilmente compromesso. E veder quella che ormai è solo una carcassa di orologio, ridotta a quel modo, mezza sbudellata, mi intristisce molto.

Adesso dovrò comperare un nuovo orologio, ne sono persuasa.

Ma a che pro comprare un nuovo orologio se in certi momenti il mio tempo sembra quasi scaduto, esattamente come è per il vecchio orologio rotto?

Laila_occhio

Tanner Hall – Storia di un’amicizia (film)

Quattro ragazze minorenni in un collegio. Una si diverte a eccitare un professore semi-impotente. Una ancora non ha capito se è lesbica. Una è una gran stronza bugiarda ma ha la parziale scusante di avere grossi problemi in famiglia. L’ultima, voce narrante del film, si innamora di un uomo sposato che sta per avere un bambino…

Carino, se amate questo genere. Disponibile su RaiPlay.

Nota: la ragazza protagonista altri non è che la quasi irriconoscibile Rooney Mara (che di lì a pochissimo interpreterà la disadattata di Millenium, quella con tutti quei piercing). Solo che qui, prima della dieta, ha un bellissimo sedere grande e tondo. Peccato che da allora vi abbia volutamente rinunciato. Era nettamente più bella prima! A forza di togliere chili, oggi è diventata fin troppo mascolina nel fisico.

Tanner_Hall

Inquietudine

Emergi turbata. Sei dimagrita. Sembri triste.

A cosa pensi? Che cosa ti angustia?

Ce l’hai un po’ con me? Perché non mi faccio più vivo tanto spesso? È vero.

Mentre penso questo però viene l’altro.

Ah, capisco. Uno nuovo. Con l’orecchino. Deve sentirsi un gran figo. Invece sono certo che sia un grandissimo coglione. La nostra antipatia a pelle sbotta impetuosa fortissima.

È molto teso anche lui. Così non mi ci vuole molto per comprendere che c’entri qualcosa col tuo malessere. Anche la tua faccia, appena è comparso, sì è fatta contrita. Adesso sembra tu voglia piangere. In risonanza con ogni suo movimento, più ti si avvicina e più lo percepisci e ne soffri di conseguenza.

In che guaio ti sei ficcata? In che guaio? Una nella tua situazione non dovrebbe cedere a queste tentazioni, lo sai. Hai tutto. Rischi di rovinarti l’esistenza perdendo ogni cosa.

Magari non volevi. A te piace scherzare con tutti, e quello l’ha preso per un incoraggiamento. Così a un certo punto è andato dritto fino in fondo e tu non sei riuscita a respingerlo. Chi avrebbe potuto? Deve esser stato piuttosto violento… Così adesso, anche se non gli hai mai detto sì, lui ti ritiene una sua proprietà.

Da qui la sua gelosia, per me, come pure per tutti i maschi che osino parlarti, e il tuo temere quando ti si approssima qualche maschio. Ti deve aver detto di non usare, con i maschi, quel tono da troia, come invece fai sempre, altrimenti te ne farà pentire. Già è in grado di ricattarti, vero?

Gli devi aver detto supplicandolo di lasciarti stare, che non usi nessun “tono particolare”, che tu parli così con tutti – ed è vero –; ma lui ti deve aver risposto che non si deve parlare coi maschi e le femmine allo stesso modo sennò l’uomo equivoca. D’altronde non è forse stato lui il primo a equivocare con te?

Ironia della sorte, si sente come l’uomo perbene innamorato di una prostituta, il quale è il solo che sia in grado di redimerla. Si sente dalla parte giusta!

Me ne devo andare. Mi prendo quel che mi dai.

Poi mi accorgo che mi hai rifilato l’ennesima fregatura. A che gioco stai giocando, bella?! Mi fai la faccia d’angelo ma poi mi freghi come fai con tutti gli altri?! Allora sei davvero stronza! Allora ti meriti quel che ti sta accadendo…

No, deve esserci un’altra spiegazione, mi ostino a difenderti. Deve esserci una spiegazione sensata, forse anche irrisoriamente semplice a cui non riesco ad arrivare in questo momento, perché sono confuso, mi dice una parte di me che non vuol rendersi conto di quella che sei davvero.

inquietudine

Oldboy (film di Spike Lee)

Domanda: che cosa spinge un regista peculiare e affermato come Spike Lee a rifare dieci anni dopo un film coreano, pure di successo? Risposta: gli americani lo fanno spesso (con i film orientali, ma anche con quelli europei): in questi casi non si lasciano certo pregare. Tuttavia, nello specifico, probabilmente il motivo può esser rintracciato in qualche piccola carenza di idee – che, per carità, ci sta, non gliene faccio una colpa. Oltre che sicuramente il desiderio di migliorare (occidentalizzandolo un po’, ma non solo) un film che in origine aveva diverse buone idee ma si perdeva un po’ in certe situazioni.

Ed è riuscito a migliorarlo? Secondo me sì! Anche se, a dirla tutta, per esprimere un giudizio sensato non dovrei paragonare un film che ho visto un decennio fa – quando, per certi versi, ero un’altra persona e avevo anche gusti differenti – e non mi aveva convinto in pieno, con un film che ho appena veduto qualche giorno fa in televisione…

Comunque il film di Spike Lee è molto veloce, funziona bene così, anche se mi chiedo se un maggiore indugiare in alcune scene l’avrebbe reso ancora più bello – cioè, allo stato delle cose, è più un film di azione che altro.

Sostanzialmente non presenta grosse divergenze con quello originale – anche se non tutti potrebbero pensarla così. Di fatto alcune scene sono molto simili. Come una che mi era rimasta molto impressa, di lotta, in stile nipponico, che sinceramente, non essendo questo un film orientale, poteva tranquillamente risparmiarsi: e infatti in tale contesto l’ho trovata stucchevole, e anche fuori luogo.

La storia ve la posso raccontare fino a un certo punto, altrimenti vi rovino le sorprese. Ce ne saranno molte, e quelle finali saranno davvero clamorose e tramortenti!… Allora, c’è questo uomo alcolizzato, a cui sembra non importare molto della vita disastrata che conduce. A dire il vero il personaggio fa anche un po’ tenerezza. Insomma, non lo bollerei come un “cattivo”: i guai che combina per prima cosa ricadono su di lui… Un giorno quest’uomo, dopo l’ennesima ubriacatura… viene rapito! Si ritrova in una prigione artigianale dalla quale non può uscire. Non sa perché è lì, comunque ogni giorno dei misteriosi carcerieri gli portano da mangiare e pensano ai suoi bisogni. Un giorno l’uomo si eccita a guardare una donna alla televisione (suo unico passatempo in quella detenzione). Proprio mentre sta eiaculando, nella stanza viene rilasciato del gas soporifero. Una volta che è addormentato entrano nella cella delle persone che tra le altre cose raccolgono il suo seme appena rilasciato. Successivamente, guardando la televisione, il prigioniero si accorge che la sua ex moglie è stata brutalmente stuprata e ammazzata e la polizia pensa che sia stato lui, sia perché è irreperibile, sia perché sul corpo hanno trovato il suo dna. In seguito l’uomo apprende, sempre dalla tv, di sua figlia, che è stata affidata a una famiglia… Proprio sua figlia diventa il suo unico motivo di vita, oltre quello, ovvio, di vendicarsi della persona rimasta nell’ombra che gli ha assegnato quella folle punizione.

Dopo venti anni di detenzione il prigioniero riesce a fuggire, anche se questo accade solo perché i suoi carcerieri, in definitiva, glielo permettono, e per di più gli ficcano in tasta uno smartphone da cui in seguito la persona misteriosa che l’ha incarcerato lo chiamerà più volte. Una volta fuori, nel mondo normale, lui incontra una ragazza che bene o male lo aiuta…

Buona visione!

Ah, ultima avvertenza: a tratti sembra un film di Tarantino. Presenta cioè scene, o più che altro contenuti, che i più potrebbero giudicare “forti”. Tenetelo presente se decidete di vederlo. Comunque a me non ha deluso né turbato troppo.

😉

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Riesumazioni: Rapporto di coppia

Una volta una mia amica disse una frase che mi rimase molto impressa: “il rapporto di coppia è un continuo compromesso”. Nel senso che per stare con una persona bisogna per forza scendere a patti. In un certo senso è vero.

Non sono affatto certo che chi ci fa tanto star bene e poi tanto dolere sia in fondo la persona giusta. Anzi, in genere non è così. Insomma il rapporto Ariel-Miriam è un’eccezione che conferma la regola. Nella realtà è molto arduo che un fortissimo rapporto d’amore e d’odio possa trasformarsi in solo amore.

E se non è solo amore, è sbagliato.

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Addio fottuti musi verdi (film)

Film con una comicità demenziale (proveniente da autori internet ormai diventati famosi proprio attraverso le loro opere web).

È la storia di un grafico precario cronico, napoletano, che casualmente un giorno fa arrivare a degli alieni il suo curriculum. Sorpresa: lo assumono! Così la sua vita svolta: potrà finalmente contare su entrate fisse; potrà smettere di essere dipendente dalla mamma; forse potrà anche allontanarsi un po’ da un suo amico fissato con gli alieni e una ragazza a cui non sa dir di no; inoltre potrà finalmente avere una connessione a internet tutta sua senza allacciarsi a quella della madre!…

Va tutto bene finché non scopre che gli alieni sarebbero stati incaricati da Dio di eliminare la terra dal sistema solare. Allora decide di difendere il suo amato pianeta natale a ogni costo e arruola nella sua guerra disperata anche l’amico e l’amica di cui sopra…

Mi piace molto questo tipo di comicità. Però un appunto al film si può fare. Il lato audio non è affatto perfetto, sia per motivi tecnici di cui non saprei dire più approfonditamente, sia perché i protagonisti delle volte parlano troppo veloce, sia anche in parte perché spesso si usa un napoletano stretto. Per tutti questi fattori il film, sopratutto nella prima parte, risulta un poco confuso. E trovo sia un vero peccato che uno si possa perdere molte battute.

https://www.raiplay.it/video/2019/07/Addio-fottuti-musi-verdi-58cd3abe-c1aa-4686-9a03-715a1e999ade.html

PS: mi sono ricordato che tempo fa scrissi un racconto che si intitolava: Come mi inculai gli alieni, di genere fantascienza-comico. Mi ha divertito parecchio rileggerlo, al netto dei refusi, che all’epoca erano più frequenti in quel che scrivevo (infece adeso noh). 😉