Anna Maria Ortese: Poveri e semplici

All’inizio il mio giudizio su questo libro era molto inclemente – e allora avrei scritto: inconsistente, sterile diario di dodicenne che non lascia emozioni di sorta nel lettore, se non il disprezzo di avergli fatto perder tempo! Ennesimo Premio Strega non all’altezza! – , però, sul finale, la storia sembra trovare un minimo di spessore, sarà che almeno giunge a compimento la platonica storia d’amore della protagonista…. Tuttavia rimane nettamente (tra quelli che ho lettoil romanzo meno riuscito di questa scrittrice che ho imparato ad adorare.

La storia parla di un gruppetto di giovani, in particolare di Bettina, la voce narrante, durante il dopoguerra, tra stenti estremi per la sopravvivenza (dunque povertà), aspirazioni letterarie (alcuni di loro scrivono e sognano di pubblicare qualcosa) e impegno politico (al tempo in cui si dava metà di quello che si guadagnava al partito Comunista, se si era comunisti, ma molti aspetti dell’ideologia, sopratutto quelli inerenti come quell’ideologia venisse applicata all’estero, rimanevo distorti o illusori), piccole invidie, primi amori, ecc.

Non rimarrà nella storia della Letteratura.

Dato che ho letto diversi di questi romanzetti per lo più insignificanti, mi chiedo se esista una definizione, un nome, sotto cui questo genere letterario può essere espresso. “Effemeride di vaghezze inconsistenti”?

Alcuni miei racconti potrebbero soffrire della stessa malattia, solo che io non mi sognerei mai di pubblicarli in un romanzo!

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