Le profezie di Cassandra

Bambini urlanti al parco. La madre poco più là, incollata al telefono, quasi li ignora, come fosse normale.

I bambini non sono capaci a giocare in silenzio. Il loro passatempo è violento, irato. Mettono in scena quel che vedono e conoscono delle sciagurate famiglie d’appartenenza. Perché solo quello conoscono. E i bambini sono spugne. Assorbono ciò che hanno attorno. Se hanno la merda, assorbono la merda e rischiano fortemente di diventare merda anch’essi. Se hanno il bene, assorbono il bene e l’amore e da grandi saranno con tutta probabilità persone almeno equilibrate.

Ecco, se adesso io andassi da quella madre sciagurata e le facessi questo discorso, le dicessi che quei bambini urlano troppo per non rivelarsi tipi violenti e inadeguati da grandi, che sicuramente è colpa dell’atmosfera tesa che respirano in famiglia se sono così, che si deve intervenire urgentemente per cambiare le cose, adesso che si è ancora in tempo, sennò dopo sarà troppo tardi, se le dicessi tutto questo, lei si arrabbierebbe molto, forse mi prenderebbe per matto, in ogni caso penserebbe che non ho alcun diritto di intromettermi e dirle quelle cose, e sopratutto negherebbe con ostinazione, affermando che i suoi bambini non hanno nulla di sbagliato e semmai sono io che devo avere qualcosa di sbagliato.

Così, io so già come andranno le cose, lo so con un pauroso anticipo di decenni. Ma non posso far nulla per cambiarle perché non sarei mai creduto. Perché il mio tentativo di cambiare le cose risulterebbe troppo anomalo per quegli stolti esseri umani, la cui inciviltà conosco come le mie tasche. Loro sono ignoranti, non vedono e non vogliono vedere.

Così i bambini continuano a urlare disturbando il vicinato. E se qualcuno si infastidisce di questo, lo fa solo per il rumore e non per lo scempio che si sta perpetrando senza che nessuno faccia niente e senza che nessuno a parte me ne sia consapevole.

Io che so già tutto. Condannato a esser come Cassandra, non creduto.

bamb

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