Non pensarci (film)

Un ragazzotto ormai non proprio di primo pelo che ancora non ha pienamente ingranato col suo sogno – suonare in una rock band – torna a casa dai suoi per un periodo di riflessione. Nonostante l’atmosfera bucolicamente idilliaca, si accorge presto che le cose non vanno (bene) come si credeva. L’azienda di famiglia, ormai in mano al fratello, sta andando in bancarotta – e nessuno degli altri familiari lo sa –; proprio il fratello si sta separando in maniera pure dolorosa dalla moglie; la sorella, che lui crede lesbica, ancora non ha fatto outing; anche la madre, scopre, ha tradito il padre, molti anni addietro…

Non sarebbe malaccio questo film. Ma anche qui, come in molte altre pellicole di questo periodo, ci dovrebbe essere meno buonismo, e calcare maggiormente la mano su delle interpretazioni anche inverosimili ed esagerate volendo, tipo Friends, per esempio, ma che creino un irresistibile effetto esilarante. Invece qui si vuol sempre far ridere mantenendo un alto grado di verosimiglianza, la quale, come detto più volte, non conta niente se non sussistono altre caratteristiche più rilevanti. Dunque la verosimiglianza fine a se stessa non conta niente e basta.

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