Gita decostruzione parco

Finché le gambe mi sorreggeranno verrò in questo fottuto parco. Perché fottuto? No, salvifico parco. Il polmone naturale – artificiale – a cui mi attacco. Prima venivo tre o quattro volte a settimana. Ormai vengo ogni volta che posso. Perché ho capito che è la mia sola salvezza…

Oggi, festivo con poca gente per le strade. Meglio. Meno fastidio per me. Meno gente, meno incomodo. Incontro più gente in bicicletta che a piedi. Tre donne attempate con tre bici uguali mi superano e si fermano al semaforo. La prima è esile e bella. La seconda è tonda ma affidabile. La terza è grassa e ottusa. Una di loro, la grassa, capisco che non sia molto pratica col manubrio e infatti sfarfalla a destra e a sinistra passandomi più rasente di quanto dovrebbe.

Il semaforo diventa verde e passiamo. Lascio andare prima loro, non voglio che mi investano sulle strisce pedonali mentre attraverso la strada. Investita da una bici sarebbe il colmo. Mentre attraverso sulla strada. Dove passano gli autoveicoli.

Di là, mi inoltro per il sentiero meno battuto. Prendo la stradina sterrata che mi condurrà direttamente al parco. Incontro un tipo già veduto altre volte nei giorni feriali. È al telefono come al solito. Allora non parla di lavoro come mi ero sempre creduta. È un idiota qualsiasi che per qualche motivo si rifugia sempre qui a parlare. Magari perché ha l’amante. No… L’amante quello? Macché! Chi se lo piglia a quello scarto della società? No, parla di cose di cui non dovrebbe. Trama di nascosto da altri che non devono sapere dei suoi sporchi traffici. Fattostà che non ho mai udito provenire da lui una parola nitida quando gli passo a fianco. Sempre sotterfugi. Il che conferma la mia ipotesi.

Una bella ragazza mi viene incontro correndo. È una di quelle che corre per tenersi in forma. Ogni volta che può. Lascia una scia fragrante di profumo femminile misto a sudorina. Mi infoia.

Entro nel parco. Vociare di bambini e persone. Oggi è più affollato. Chi non è partito per il ponte si è riversato in questo grande parco. Per fortuna è così grande che questi parassiti non mi impediranno di trovarmi un posticino tutto per me. Da quando ho preso a sedermi nell’erba – ma solo quando ne ho voglia – trovo sempre posto; non corro più il rischio di dovermene tornare a casa scoraggiata.

Le giostre sono prese letteralmente d’assalto da pargoli e rispettivi genitori inadeguati. Mi chiedo: come faranno tutti a usufruire dei divertimenti? Si mettono in fila e fanno un po’ per uno? Come possono assediare le giostre senza litigarsele? Genitori assassini fumano indiscriminatamente accanto ai loro bambini piccoli. E nessuno che dica niente. Nessuno che tolga loro i bambini per palese inadempienza dei contratti genitoriali. Se va bene a voi… Se va bene a loro… Ma non chiedetemi di assolverli. Io li condanno tutti. Tutti…

Mi sento abbastanza in forma per prendere il sentiero più irto. La temperatura è leggermente scesa e non ho caldo. Ciò mi agevola molto. Passo accanto a famiglie che fanno il picnic. A gente uscita col cane. Ad altri atleti malati di trekking che corrono. Un gruppetto di ragazzi e ragazze seduti sull’erba a parlare fitto fitto. Quando passo, una ragazza ride in maniera incontinente. Immagino i loro sguardi su me, ma non li degno della minima attenzione perché per me hanno valore zero.

Poi mi faccio quella domanda. Quella domanda che mi faccio sempre quando mi accade di trovarmi in contesti come questi. Chissà se lei si nasconde tra loro. Chissà se lei è qui in questo parco. Chissà se sta recitando la sua solita parte di ragazza solare. Chissà se mi guarderà con curiosità quando le passerò accanto. E chissà se penserà che quella possa essere io, sì, proprio io. Quella che, sola, sa quelle cose sconvenienti e proibite su di lei…

Se sapessi che è qui, che finge normalità assieme al branco di idioti che la accompagnano, che anche lei quest’oggi è venuta a fare questa scampagnata al parco, al mio medesimo parco… Non so. Credo che ci rimarrei male. Un senso di schifo mi salirebbe su dallo stomaco. Perché farebbe schifo incontrarci in questo modo, nelle nostre altre vite, vite di facciata, quando noi ci conosciamo molto bene le anime, ce le siamo lustrate per bene. Io la sua e lei la mia. Mi farebbe schifo perché dimostrebbe quanto sarebbe stato semplice incontrarci nella realtà, e non solo nella virtualità… Ma non è il caso di infilare il coltello nella piaga.

Procedendo, arrivo sulla collinetta. Da qui non ci saranno più salite ripide. Non posso non notare un gruppo di ragazzi e ragazze molto rumorosi e maleducati che oltre a fare un gran baccano si son portati la palla per giocare a pallavolo. Che idioti. E l’hanno già persa e sono andati a recuperarla. Se mi arriva la loro palla vicino e mi chiedono di ridargliela, col cazzo che gliela do, filo dritta. Sennò, se mi fanno proprio incazzare, un bel calcione a caso; così gliela spedisco chissà dove. Immagino già il parapiglia… Beh, io non mi sottraggo. Stavolta non ho alcuna intenzione di essere ammodo e conciliante. Io sono una bad girl, e mi dovete rispettare, cazzo.

Quando proprio li sto per superare, perdono ancora la palla, che però non si dirige verso me ma rotola verso la discesa. Un tipo corre all’inseguimento, mentre un altro buzzurro, inginocchiato a terra come gli avessero segato le gambe, si diverte a dire frasi oscene senza senso. Una ragazza cerca di calmarlo. Quando mi trovo nel punto più vicino a lui, comincia a fare delle pernacchie. Vere e proprie pernacchie. Senza senso. Non lo voglio ignorare. Voglio capire che idiota mai farebbe delle pernacchie in un pubblico parco, senza motivo. Mi volto verso lui e lo stronzo se ne accorge. Le pernacchie finiscono. Ride sguaiatamente senza far rumore. Torna a sentirsi la voce della ragazza che gli chiede che cosa sta facendo suggerendogli che la smettesse. E io penso: sei tu quella ragazza? Sei tu che ti accompagneresti con questo ritardato? Come mai mi preferisci cani e porci? Solo perché io so i tuoi segreti da lesbica? Proprio un motivo senza senso… Mi chiedo come possa, una ragazza assennata, intrattenersi con idioti del genere. La risposta già la conosco. Anche lei è un’idiota.

Finalmente mi lascio tutte le famigliole e le combriccole di ragazzetti sbandati alle spalle. Da qui so che inizia un pezzo di parco solitamente avaro di persone. Probabilmente perché c’è un’ampia area cani che scoraggia i picnic. Dopo ricomincia il dominio dell’uomo. Ma io non arriverò quest’oggi in quel punto. Perché ho deciso che mi getterò a lato del sentiero, nell’erba, appostandomi sotto un albero. Ho buone possibilità di starmene da sola.

Supero la panchina che è un po’ il termometro dell’affollamento del parco. È libera. Potendo, potrei mettermi qui a leggere. Ma no. A lato, c’è un altro picnic di tardoni. E non mi va che possano osservarmi per tutto il tempo indisturbati ogni volta che vogliono. Poco più avanti mi si apre una vallata totalmente sgombra da esseri umani. Che bellezza. Non ci sono neppure quelli che solitamente si gettano nell’erba a sonnecchiare. La loro vacanza è non venir qui nel giorno di vacanza. Lascio il sentiero e mi dirigo verso quello che già altre volte è stato il mio albero. L’erba è molto alta. È da un po’ che non viene tagliata. Bisogna camminare piano sennò si potrebbe cadere in qualche buca non segnalata.

Ecco. Sono arrivata. Adagio gentilmente il giubbotto in terra e mi ci siedo sopra facendo attenzione a con schiacciare insetti od occludere formicai. Ho le gambe un po’ al sole e il busto quasi tutto all’ombra. Credo che per oggi vada bene. Fa caldo adesso, se si diradano le nubi; però è montato il vento. Così dovrò presto riallacciarmi la camicia e ritirarmi giù le maniche…

Leggo per un’ora. Ogni tanto sento dei lievi rumori provenire dal sentiero che osservo indisturbata da sotto. Una coppietta. Una coppietta di stranieri. Ciclisti. Un ciclista. Un altro ciclista. Una ragazza tutta sola. Una donna che cammina piano. Una donna col cane… Poco transito, tutto sommato. Sarà pure perché è l’orario di pranzo.

È molto bello starmene da sola qui, a leggere. Mi gusto il libro. È interessante e merita rispetto e attenzione. Ogni tanto alzo lo sguardo ad osservare questo mare di spighe in cui sono contenuta. Dà una bella sensazione di rilassatezza.

Ogni tanto mi sbuca qualcuno alle spalle. Difatti deve esserci un sentiero poco battuto quasi invisibile di cui solo chi conosce bene i luoghi approfitta. Io non ci sono mai passata perché quel sentiero è praticamente ascoso. Bisogna passare vicino una fitta boscaglia per vederlo e prenderlo. Due uomini stranieri con aspetto minaccioso mi hanno superata silenziosamente. Ma se avessero voluto davvero avvicinarmi me ne sarei sicuramente accorta dal rumore dell’erba. Dunque sono tranquilla. Inoltre, se oggi qualcuno cerca rogne, sono disposta a dargliene. Posso trasformarmi in uomo quando voglio.

Un gruppo di persone finisce per appostarsi davanti a me. Ma dato che c’è l’erba alta e loro sono decisamente lontani e poco rumorosi, finisco tranquillamente per scordarmeli. Una mezz’ora dopo se ne vanno. Quando rialzo lo sguardo verso loro vedo che non ci sono più.

Dopo un’ora in quella posizione, per quanto abbia cercato di mettermi comoda, divento fisicamente insofferente. È quasi ora di tornare, ma non voglio farlo adesso perché mi voglio godere ancora un poco questa meraviglia della natura. Allora mi viene l’idea di alzarmi ed entrare nell’area cani dove c’è sempre quella panchina incustodita, al sole, e lì terminare la lettura delle poche pagine che mi mancano per finire il capitolo… Sto leggendo la storia di una ragazza sfortunata, segnata fin dall’infanzia che, nonostante sia molto migliore delle persone che le sono attorno, finisce in una spirale di negatività dalla quale neppure una ragazza in gamba come lei è in grado di sottrarsi. La storia della mia vita. So che finirà male, ma non so ancora come…

Bene. È deciso. Chiudo il libro facendo un’orecchia alla pagina. Lo ripongo nello zaino. Mi alzo in piedi riattivando le caviglie che mi si erano intirizzite. Mi tiro su i pantaloni. Scrollo un po’ il giubbotto dalla polvere e dalla terra scaricando eventuali insetti arrampicativisi. Tiro su la testa, mi guardo intorno e… Solo allora mi rendo conto di qualcosa di inquietante. La colgo con la coda dell’occhio. …Una persona? Una donna, una ragazza. A pochissimi metri da me. In una direzione dove non ho mai guardato durante tutto il mio soggiorno qui… Allora mi ricordo di quel fruscio che avevo sentito ma avevo deciso fosse da ascriversi a una lucertola… La donna è come immersa nell’erba alta. Però ha le spalle scoperte. Nude. Ho l’impressione che sia completamente nuda. Almeno nella parte superiore del busto. Mi guarda. Mi sta fissando, che imbarazzo. Chissà da quanto tempo si è messa a guardarmi. La sua faccia è proprio puntata su di me, ma non riesco a distinguerla perché sono contro sole. È come ce l’avesse cancellata. Per scorgerla meglio dovrei togliere gli occhiali da sole e mettermi quelli da vista, e forse addirittura avvicinarmi, perché ho il sole decisamente negli occhi. Ma non farò nulla di questo… Dunque, quando mi sistemavo le mutante, lei era lì che mi guardava, silente, fissa. Sarà dell’altra sponda come me?

Mi viene anche in mente che possa avere bisogno di aiuto. È così strana la sua posizione. Come fosse impedita a muoversi, come fosse una statua di legno chiaro. Chiaro, sì. Vedo le sue spalle chiarissime, e la sua chioma, chiara anche quella. Se non proprio bionda, almeno castana chiara. Non sono riuscita a discernere i tratti del suo volto. È come se ce li avesse cancellati. Anche per questo mi ha inquietata…

Risalgo l’avvallamento e torno sul sentiero. Sono ora più in alto di lei. Mi volto a osservarla facendo finta di niente. Ancora quella strana sensazione di innaturalezza. La sua posa è proprio strana. Forse vuole abbronzarsi le spalle. E sembra nuda. Eh, sì, se avesse il reggiseno si vedrebbe. Invece niente. Una donna nuda, silente, fissa, nell’erba alta, quasi invisibile a un occhio comune… Ma non ha paura di essere violentata? Qui di gentaglia ne gira parecchia…

Entro nell’aria cani come preventivato. Lì il pensiero di quella donna sembra un’allucinazione. Seduta sulla panchina – che a quest’ora è all’ombra e non al sole come credevo –, mi volto ancora indietro e, sorprendentemente, riesco a vederla anche da qui. O meglio… Vedo una macchia chiara. Lei è una macchia chiara.

Finisco di leggere il capitolo. Sono passati dieci minuti. Non resisto alla tentazione di sapere se la donna senza volto è ancora lì. Mi volto. Ma non la scorgo più. Oh, che dispiacere… Confesso che mi ci ero affezionata, per così dire, a quella figura così disturbante, diversa da ogni altra donna presente quest’oggi in questo parco. Mi sforzo di aguzzare la vista ma… niente. Se n’è andata. Forse, penso allora, quando me ne sono andata io, ne è rimasta delusa. Così ha deciso di andarsene anche lei, perché non aveva più motivo di restare lì, se non poteva spiarmi in silenzio. Allora deve essersi rimessa la faccia ed esser tornata una donna apparentemente normale. Normale…

Beh, è ora anche per me di andarmene. Il mistero della donna senza volto mi rimarrà nell’anima chissà per quanto… Riguadagnato il sentiero però insisto a guardare in quel punto dove l’avevo vista prima: sono in cerca di qualche segnale del suo passaggio. Sarei anche tentata di recarmi nel fazzoletto di terra che aveva occupato per cercare delle tracce del suo passaggio: l’erba piegata, o chissà cosa altro… Ma è in quel momento che mi accorgo che qualcosa ancora spunta da quei posti in cui le spighe ingoiano le persone. Sì, qualcosa c’è, ma non sono più le sue spalle nude. No, adesso vedo nitidamente… delle ginocchia, bianche, chiare, della stessa colorazione di quelle spalle… Ho capito. Adesso si è distesa a terra. Forse davvero si voleva solo abbronzare. Già altre volte mi sono imbattuta in una ragazza solitaria che veniva solo per abbronzarsi. Forse è lei. Però non si spiegherebbe perché guardava verso me, se davvero voleva solo abbronzarsi…

Rifaccio la strada al contrario e cerco di non pensare più alla donna senza volto, cerco di non pensare che potrebbe essere completamente nuda in quel mare di spighe, a prendere il sole…

Al ritorno mi imbatto in altre persone in bicicletta. Stavolta è la volta di una famigliola. Il padre è il primo della fila. Lo segue un ragazzino discolo che si crede un gran campione di ciclismo. Molto dopo viene una bella ragazzina e sua madre. Al semaforo rischiano di attraversare in momenti diversi. Ma poi le due femmine raggiungono i maschi e attraversiamo tutti assieme.

Prendo la solita strada poco battuta con una lunga fila di macchine parcheggiate al lato. Intono una canzoncina. Solo alla fine mi accorgo di un uomo calvo, nella sua macchina, in divisa da guardia giurata. La sua presenza mi procura un gran fastidio. Che cazzo ci fa una guardia giurata nella sua macchina in un giorno festivo come questo?! No, non sta facendo la pausa pranzo, perché oggi non lavora, questo bastardo lardoso e calvo che mi ispira ripugnanza solo a percepirlo. Ho quasi l’impressione che sia un essere abietto in cerca di qualche preda. Deve solo provarci con me… Deve solo provarci. Poi vediamo chi si pentirà di aver incontrato chi. Gli faccio rientrare i testicoli a forza di calci. Ma con me non lo farà. Non sono abbastanza indifesa per questo vigliacco… Lui lo ha capito.

Detesto le persone corrotte. Mi fanno così schifo… Ritengo non meritino di vivere…

gita

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