L’efeba

Da lontano sembrava un bellissimo efebo sulle soglie della collera. Per questo, in un primo momento, mi infastidì assai dovergli passare vicino e, avessi potuto cambiare la mia strada, lo avrei fatto subito.
Il biondo vivace, artificiale e violento, dei suoi capelli lo faceva sembrare come avesse avuto la testa in fiamme. Tuttavia… mi accorsi che si trattava di una donna, una bellissima donna con un tale sguardo d’angoscia negli occhi che esso s’incuneò immediatamente nella mia anima.
Compresi che avevo preso un abbaglio colossale su di lei. Ora non la volevo fuggire, anzi mi sarebbe piaciuto poterle stare più vicino possibile: conoscerla, toccarla. Baciarla con violenza. Stracciarle le vesti. Farla mia. Mai in vita mia mi era successo di desiderare tanto una femmina. La sua bellezza unica era abbacinante. Insostenibile. Celestiale…
Sono certo che alle mie lusinghe avrebbe potuto reagire solo in due modi contrastanti. Nel primo non avrebbe esitato ad affondarmi un coltello in gola – poiché era evidente che fosse pazza, ingovernabile e selvaggia. Mentre nell’altro mi si sarebbe totalmente arresa e sottomessa eseguendo qualsiasi azione le avessi chiesto o ordinato di compiere… Mi baloccai a immaginare in quale di quelle due visioni l’avrei preferita.
Come afflitta da una grave infermità, camminava pianissimo, con quel suo passo silenzioso che pareva levitare sul fango.
Il nostro comune mondo di merda non faceva per lei, che doveva essere la regina degli elfi. Eppure anche lei ne faceva parte. Quel mondo doveva averla respinta, vituperata, quasi del tutto schiantata, non sapendo apprezzare la sua indescrivibile unicità di essere raro e delicato.
Sparì troppo velocemente per un sentiero che non era sulla mia strada.
Non la vidi più. Forse fu quello l’ultimo giorno della sua vita ardita su questa terra. Ebbi l’inspiegabile impressione che si sarebbe spenta di lì a poco, lei e la sua chioma fiammeggiante. Come una farfalla che vive solo poche ore… E quando muore, il mondo le dice:
“No!, non te ne andare, visione meravigliosa! Di più! Di più! Ancora un altro poco! Donami ancora la tua bellezza così da rendermi meno triste! Sei l’unica cosa bella di questa esistenza avvilita!”

efeba

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