L’origine del male

Sentivo che incombeva un grave male intorno a me, qualcosa che avrebbe potuto schiacciarmi… Per questo, quella sera, disperato, la chiamai. Lei capì presto che il motivo della telefonata era qualcosa che fino allora avevo sempre tenuto ben lontano da noi – qualcosa che pure improntava la mia vita molto più di quanto lei e io stesso avessimo potuto pensare. Non fu necessario dirle molto: «Qui c’è un problema, stanno litigando…», riuscii solo a spiccicare. E i rumori e le urla di sottofondo testimoniavano che non esageravo e che in quel momento qualcosa si stava rompendo per sempre.
Sennonché lei non pareva molto propensa a concedermi troppe attenzioni, a coccolarmi, a starmi appresso come altre volte. E poi c’è da dire che invero non è che potesse farci molto. Forse avrebbe potuto propormi solamente una cosa: vederci, così da scappare insieme da qualche parte per qualche ora, fuggire assieme per farmi ritrovare la mia perduta serenità.
Ma si vede che per lei quella sera non prevedeva piani simili, o comunque lei non ne aveva proprio voglia. Così mi disse solamente di fregarmene. Mi rimase impresso quel suo consiglio. Fregarmene: perché lei faceva così quando pure a casa sua i suoi litigavano. Ma quello che stava avvenendo da me era qualcosa di diverso, peggiore. Altrimenti non l’avrei chiamata. Era qualcosa sicuramente destinato a rovinare le vite di qualcuno, forse di tutti noi che appartenevamo a quella cerchia malata, la quale col tempo non avrebbe potuto che disfarsi sempre più come un frutto coi vermi. Il suo destino, il destino della cerchia, infettata dal male, era già segnato.
Lei non capiva che io avevo chiamato lei, e non un altro, perché amavo lei, perché solo lei avrebbe potuto avere in teoria il potere di cavarmi fuori da quel tormento. Ma lei questo non lo sapeva, o lo disconosceva. Lei non voleva pasticci e pensava che quelli fossero solo problemi miei. Così in qualche modo mi voltò le spalle e cercò di chiudere la conversazione al più presto per non rimanerne invischiata. E, mentre io ero ammutolito, e lei continuava a ripetermi di fregarmene, e in sottofondo si sentivano urla insensate e disumane, lei mise giù. E di quella cosa non mi chiese più niente, nemmeno il giorno dopo.
Io avevo chiamato lei e non un altro, ma lei non aveva voluto quell’investitura. Per questo lei mi faceva stare così male.

munch

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...