Sogno #73: Passeggiata con delitto

In strada con qualche amico. Capeggio la camminata ma ne rimango avulso. Si può dire che gli altri mi seguano come farebbero dei cani con un capobranco, ma parlottando tra loro di facezie, non dedicandomi particolare attenzione.

A un certo punto incrociamo il gruppo di Margherita, che è composto interamente di donne, come il nostro di maschi. La vedo e le sorrido portandomi subito verso lei. I miei compagni si accodano. Così i nostri gruppi finiscono naturalmente per mescolarsi.

Anche Margherita è felice di vedermi. Appena sono da lei, la sua amica le dice, sapendo di farsi udire da me: «Ah, è arrivato il tuo fidanzato con la giacca nera! Adesso vi lasciamo soli…» Continuo a sorridere mascherando l’imbarazzo, ma anche la contentezza per una tale investitura. Difatti, se la sua amica osa dire una cosa del genere, può essere solo perché anche lei si è accorta che tra me e Margherita c’è ormai così tanta complicità che dovremmo metterci assieme: e in tal caso avremmo il suo beneplacito.

Margherita non le risponde nulla, si comporta come ella avesse proferito niente più di una boutade. Comunque, nemmeno pochi passi dopo, quelle parole sembrano avverarsi perché, come per magia, Margherita mi guida per una via, svoltando all’ultimo momento, in maniera che i nostri gruppi riuniti, orfani di noi, finiscano inerzialmente per superarci. Così io e lei ci troviamo da soli. E quella contiguità ci eccita.

Lei pare particolarmente avvinta, oltre che da me, da un certo negozio che normalmente ha prezzi carissimi. Il quale sembra in liquidazione, a giudicare dai cartellini apposti in vetrina. Margherita si interessa come dovesse fare un acquisto. Ma poi capisce che in realtà i prezzi bassi fungono un po’ da specchietto per le allodole, perché i prodotti più salienti compaiono alla vetrina immediatamente dopo, dove troviamo una grassa signora che sorride accondiscendente a Margherita allorché lei svela il loro gioco.

Così a Margherita ora non importa più di entrare nel negozio per fare acquisti. E rimango solo io al centro dei suoi desideri. Vicinissimi, uno di fronte all’altra, ci guardiamo accesi dalla passione…

Più tardi veniamo convocati per risolvere un giallo. Ci conducono in una bicocca monolocale dove un cinquantenne che vive con la madre ottantenne è stato ucciso. O meglio, è morto sgozzato, tagliato alla gola tre volte dalla lama del suo rasoio con il quale soleva farsi la barba tutte le mattine. Non vi è ancora chiarezza su come siano andate le cose. Senz’altro normalmente si protenderebbe ad accreditare la tesi dell’omicidio; se non fosse però che in questa occasione l’unica altra occupante della stamberga e possibile assassina sarebbe la sua vecchia genitrice, la quale, da quando è morto il figlio, sembra essere in stato di choc: non parla e dunque non gli si può cavare nulla circa il reale svolgimento dei fatti fatali, che lei deve conoscere.

Io e Margherita esaminiamo attentamente quei pochi metri quadri. Ispezioniamo la scena del crimine, ma abbiamo poco tempo. Quando verrà la polizia, non solo dovremo andarcene non potendo più accedere al luogo del delitto, ma siamo convinti che non si dirimerà nulla: la polizia dichiarerà che la morte è frutto d’un incidente domestico e chiuderà lì la faccenda in fretta e in furia.

Ma io e Margherita siamo convinti che non si tratti né di un suicidio né di un incidente domestico. Per prima cosa non abbiamo mai visto uno uccidersi tagliandosi la gola in quel modo, infliggendosi ben tre tagli vicini, e di forza diversa. Né tanto meno è lontanamente ipotizzabile un incidente domestico in cui uno per sbaglio si infligge tre rasoiate al collo, e l’ultima lo fa secco…

Studiamo la disposizione della camera da letto e degli oggetti. La camera sarà di cinque metri per cinque. E ci sono due letti sistemati verticalmente con il rispettivo cuscino per la testa, entrambi attaccati alla parete sud. Tra di essi c’è un comò, appartenente sicuramente al letto di sinistra, che era il letto della vecchia dove lei dormiva mentre avveniva il fatto, più altri oggetti sparpagliati a terra tra cui vestiti e oggetti vari che forniscono una specie di barriera bassa tra i due letti. Anche il letto di destra, che era il letto dell’uomo defunto, ha sulla destra un medesimo spoglio comò, come il precedente, non uguale, ma del tutto simile in fatto di miseria. Sopra i comodini non c’è nulla di rilevante.

Mentre cerco di ricostruire mentalmente lo spostamento dell’uomo quella mattina appena alzato, Margherita indugia sul comò dell’anziana. Accende e spegne la luce. Il dispositivo di accensione ha tre posizioni e solo quella centrale chiude il circuito facendo illuminare davvero la lampadina. Margherita lo trova posizionato sulla prima posizione. Allora io subito controllo quello del defunto, e lo trovo invece sulla terza posizione. La cosa mi fa pensare… Ne parlo con Margherita. «Secondo te non è anomalo che uno, per spegnere la luce, posizioni l’interruttore nella terza posizione e non nella prima?», le chiedo.

Ma lei smonta subito la mia enunciazione. «Solo se è un tipo metodico, come te, Nemesis», dice. Un tipo arruffone come deve essere stato quest’uomo non deve mai essersi posto il problema. Probabilmente faceva semplicemente scattare l’interruttore per accendere e spegnere la lampadina senza dare alcuna importanza al fatto se lo spostasse sopra o sotto, penso adesso.

Margherita ha perfettamente ragione. Per fortuna che ho lei con me che è così intelligente. Margherita mi completa in tutto e per tutto; inoltre mi capisce al volo, per questo mi piace così tanto.

Dunque torno a ricostruire i presunti accadimenti della mattinata del fatto di sangue… L’uomo deve essersi svegliato alla solita ora. Deve aver acceso la luce sul comodino, anche se a quell’ora ci si vedeva già. La vecchia era ancora a letto, a due metri da lui: me la immagino buona buona sotto le coperte. Però era sveglia, perché si svegliava sempre quando il figlio si alzava la mattina per recarsi in bagno.

Dunque l’uomo si alza. Si muove lungo il perimetro della stanza perché, avesse tagliato direttamente verso ovest, avrebbe dovuto fare i salti mortali per scavalcare tutti gli oggetti di cui ho già detto e anche il letto della madre. E di certo la mattina, quando uno è anche un po’ rintronato per il sonno, non vuol correre il rischio di inciampare in qualcosa che potrebbe farlo cadere… Dunque l’uomo arriva all’angolo della stanza a nord-est. Poi volta a sinistra e si dirige verso la porta che lo metterà in congiunzione col bagno. Passa davanti alla vecchia, che è ancora nel suo letto, però è sveglia, non dorme. Poi… ho come l’impressione che accada qualcosa tra i due prima che l’uomo si rechi in bagno dove gli verrà recisa la carotide con quei tre fendenti. Anche qui infatti ci sono tracce di sangue…

Ma cosa è avvenuto davvero tra la vecchia e il figlio? Forse un diverbio? Forse lui la infastidisce minacciandola fisicamente (difatti lui era un omone, mentre lei solo una vecchietta magrolina e striminzita) e lei reagisce? Sono sicuro che applicandomici con tutto me stesso possa riuscire a ricostituire quel che è avvenuto davvero questa mattina prima che venga la polizia… Ma ho così poco tempo… Forza!, mi devo sforzare d’immaginare come sono andate le cose… Margherita, al mio fianco, fedele come sempre, mi aiuterà a risolvere il mistero, e se trarrò una conclusione errata mi correggerà. Lei non può “immaginare” come me, però può essere la mia musa ispiratrice e custode della coerenza…

 

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