Uno strano tipo

Aveva un’età di circa quaranta-cinquanta anni. Se li portava bene ed era oggettivamente un bell’uomo. Tuttavia i suoi capelli bianchi e quelle borse sotto gli occhi (forse accresciute dagli ordinari occhiali che indossava) facevano in modo di riattribuirgli quegli anni che altrimenti non gli sarebbero spettati.
Era un tipo che a una prima occhiata pareva un importante signore, con quella sua giacca elegante che gli donava assai e gli infondeva un’aria da persona di valore, affidabile, sicura di sé, insomma da tipo eminente e preparato. Nemesis comprese che non fosse così quando però il bell’uomo si tolse la giacca e la ripose adagio su un attaccapanni, rivelando che sotto indossasse solamente una semplice t-shirt bianca, dozzinale, molto leggera; eppure si era in inverno inoltrato!
Fu quello a far intendere a Nemesis che quel tipo non fosse chi volesse sembrare. E i suoi dubbi furono confermati da ciò che successe dopo.
Il tipo si andò a sedere vicino a Nemesis poiché invero nell’internet caffè non vi erano molti posti rimasti ancora disponibili. Tirò fuori il suo portatile dalla custodia, attaccò la spina e lo accese. Fin da subito manifestò dei seri problemi a connettersi alla rete, seppure il realizzare una connessione in quel luogo fosse molto semplice e non avrebbe dovuto procurare alcun impedimento a nessuno.
Il tipo si agitava e si lamentava, dichiarando di non sapere come si faceva. Reclamava attenzioni. Che devo fare adesso?! che devo fare?!, ripeteva sperando che qualcuno dei suoi vicini intervenisse in soccorso, anche perché gli addetti al luogo erano momentaneamente impegnati in altre attività e non potevano quindi garantirgli ausilio. Nella piccola stanza, oltre Nemesis, erano presenti una coppia di ragazzine molto giovani (che parlavano fitto fitto sussurrando nel loro incomprensibile gergo) e un ragazzo provvisto di un libro che con un evidenziatore cercava di sottolineare qualche rigo nella speranza di acculturarsi per quell’esame che stava preparando.
Dunque toccava a Nemesis tentare di risolvere i problemi del tipo strambo, e non solo perché era la persona a lui più vicina. Così Nemesis si fece avanti chiedendogli quale fosse il problema e il tipo gli ribadì che non riusciva a connettersi. Nemesis esaminò la schermata del computer del tipo e la trovò assurdamente piena di iconcine, nessuna delle quali però utile per stabilire una connessione. Inoltre era curioso che il tipo neppure avesse cercato di mandare in esecuzione il programma addetto alla navigazione sulla rete.
Nemesis gli chiese cosa intendesse esattamente per “non riuscire a connettersi” e il tipo gli disse genericamente che non sapeva come fare. Dunque si trattava di un neofita, non vi era altra spiegazione. Eppure era curioso che un tipo come quello, un ultra adulto in possesso di un computer (che sembrava essere stato molto utilizzato in precedenza) non fosse capace neppure di compiere quella elementare operazione preliminare… Ma chi era davvero quel tipo?, si chiese Nemesis una prima volta.
Nemesis non voleva fare la parte del curioso sennonché, per risolvergli la questione, doveva sedersi davanti a quel portatile e dare un’occhiata. Questo gli disse, e l’altro non fece alcuna obiezione e fu felicissimo di lasciargli prontamente il posto facendolo accomodare.
Così Nemesis ebbe modo di notare la strana configurazione del computer… Ma si impose di non andare a indagare troppo nelle vicende personali del tipo, che non gli competevano, e di prodigarsi per risolvere al più presto unicamente la vicenda della connessione, anche perché più parlava con quel tipo (che pure all’apparenza sembrava molto educato, gentile e buono) e più esso gli risultava sgradito, anche se non avrebbe saputo spiegarne il motivo. Forse perché persone talmente ignoranti e inappropriate finiscono sempre per ingenerare negli altri un certo senso di fastidio. Ma forse c’era molto di più, perché Nemesis cominciò ad avvertire una specie di sensazione di disgusto. Vi era cioè qualcosa nel tipo che gli suggeriva che fosse una di quelle persone viscide capaci di tutto, come pure di compiere efferatezze indicibili (come si trattasse di un pedofilo). Per questo Nemesis voleva allontanarglisi il più velocemente possibile e non osò aprire cartelle che avrebbero potuto contenere chissà quale materiale…
Non vi erano traccie di icone adatte per aprire una qualche connessione direttamente. Nemesis si manifestò sbigottito per questo. Il tipo gli disse che il computer era molto vecchio. Ma a Nemesis non pareva: forse era stato molto usato in precedenza, ma non era così vecchio. Che cosa intendeva per “vecchio”? Vecchio di un anno, cinque anni? Dieci anni? Dieci anni fa, forse anche cinque, modelli del genere ancora non erano probabilmente reperibili sul mercato. Avendo avuto tempo a disposizione Nemesis si sarebbe allora introdotto nelle informazioni del sistema e ne avrebbe scovato le indifferibili caratteristiche, in modo da capire senza ombra di dubbio la qualità e l’obsolescenza del computer. Ma ovviamente non poteva… Forse il tipo aveva avuto in dono quel calcolatore tramite un mercato di vendita differente, di un altro paese… Ma chi era davvero quel tipo? E come aveva avuto quel computer che gli era così avulso?
Il tipo si manifestò scoraggiato che Nemesis non fosse riuscito a risolvere il suo problema, allora gli disse che non faceva nulla e che avrebbe chiesto a uno degli incaricati dell’internet caffè. Nervosamente si allontanò un secondo dalla sua postazione per andarne a cercane qualcuno, ma subito tornò indietro contrariato perché non ne trovò neppure uno disponibile.
Nemesis allora gli disse che potevano arrivarci da un’altra strada alla connessione. Così gli fece vedere e infine individuò la connessione giusta alla quale connettersi. Eccola qua, disse soddisfatto.
La allacciò e finalmente poté lanciare il navigatore per il web. Ma prima che ciò avvenisse sul serio gli si aprirono tre o quattro finestre di impostazioni che imploravano di essere settate. Ma da quant’era che non veniva utilizzato quel computer? Era tutto così strano…
Nemesis comunque chiuse quelle finestre rimandando tali decisioni al legittimo proprietario (chiunque fosse stato). Finalmente apparve la schermata iniziale dell’internet caffè nella quale loggarsi. Così Nemesis si alzò e gli disse di immettere i dati che gli avevano fornito all’ingresso. Il tipo lo ringraziò calorosamente. Ma Nemesis presentiva che un tipo del genere non sarebbe mai stato capace di accedere, nemmeno con quelle informazioni in suo pugno, poiché era talmente poco aduso a tutto il contesto che avrebbe finito per sbagliare qualcosa inficiando l’accesso alla rete.
E infatti avvenne puntualmente quello che Nemesis si era immaginato. E il tipo provò diverse volte a entrare nel sistema senza tuttavia riuscirvi. Nemesis, che avrebbe voluto ormai disinteressarsi al tipo che gli era venuto a noia e che riteneva probabilmente una cattiva persona, fu tuttavia obbligato ad alleviare ancora una volta le lancinanti esternazioni di aiuto che il tipo diffondeva ovunque nella speranza di essere assistito. Così Nemesis gli diede qualche buon consiglio e gli ricordò qualche buona regola per le volte in cui ci si trovava di fronte a situazioni di questo tipo. Ma ciò non bastò, chiaramente…
Per sboccare la situazione dovette intervenire per dieci lunghi minuti uno degli addetti all’esercizio che con pazienza recuperò i suoi dati e con quelli riuscì a farlo accedere alla rete (tuttavia Nemesis pensò che il tipo strano anche la volta successiva avrebbe avuto il medesimo problema poiché egli era un individuo incompetente e forse anche più stupido della media).
Il tipo strano si aprì quella che doveva essere la casella della sua posta elettronica. Dunque lesse alcune email, sacramentò perché quella attesa non era ancora giunta, quindi si immobilizzò come un automa a fissare lo schermo attendendo pazientemente che giungesse.
Nemesis si sorprese assai che il tipo non sapesse minimamente come ingannare il tempo in un’altra maniera, magari leggendo qualche notizia dal web, così come avrebbe fatto qualsiasi persona normale al suo posto. Ma no, quello si fossilizzò lì per una mezz’ora. Poi avvertì scomodità e allora, facendo molto rumore e provocando molto sconquasso nella stanza, scambiò la sedia che aveva sotto il sedere con una che giudicò più comoda. Ma pochi minuti dopo anche quella non gli stava più bene (Nemesis pensò che potesse soffrire di emorroidi); così, lasciata la sua postazione libera, si andò a depositare su di una poltrona imbottita che lambiva la parete, poltrona che era però dietro la postazione di Nemesis, il quale da allora si sentì spiato e interruppe tutte le operazioni che in quel momento stava svolgendo.
E il tipo strambo, seppur tardo, si accorse benissimo che Nemesis aveva smesso di lavorare perché lui gli era alle spalle. Così, forse colto da una coscienza di melliflua riconoscenza nei suoi confronti, si alzò dalla poltrona e cominciò a fare su e giù, dalla stanza al di fuori di essa, per molti minuti, ogni volta controllando quando tornava dentro se per caso gli fosse giunta quella benedetta email che attendeva ora con tanta impellenza.
Poi, di lì a poco, ricevette una chiamata al cellulare e allora si affrettò a rispondere recandosi fuori.
Nemesis decise di andarsene. Non sopportava più che quel tipo gli girasse intorno come una tigre in gabbia.
Ma quella non fu l’unica volta che Nemesis si imbatté in quel tipo, che infatti rivide un altro paio di volte almeno. E nella prima occasione, questi, una volta avvistato Nemesis, fece in modo di non capitare nella sua stessa stanza, forse perché aveva capito i reali sentimenti che Nemesis nutriva verso lui, o forse perché si vergognava a manifestarsi ancora una volta inappropriato alla circostanza, facendogli capire che non aveva appreso niente dalla volta scorsa. Nella seconda occasione però, probabilmente poiché non vi erano più posti liberi altrove, il tipo andò nuovamente a stazionare nel luogo dove si era posto la prima volta, ignorando tuttavia Nemesis come se non lo avesse mai conosciuto.
E Nemesis non si sorprese affatto quando il tipo, ancora una volta, andò a elemosinare quel per lui inevitabile aiuto da uno degli addetti, e quando pure lo mandò a quel paese poco dopo che quest’ultimo abbandonò la stanza in palese contestazione perché lui non capiva.
Come anche non sorprese Nemesis che il tipo strambo ci tenesse a salutare con la mano alzata una coppia di ragazzine adolescenti molto carine e con molta poca esperienza della vita, ragazzine che non vi era motivo che convogliassero la sua laida attenzione se lui era davvero il tipo ordinario per cui si spacciava.
Che schifo, pensò Nemesis con disgusto: cerca di rimorchiarsi le quindicenni; che schifo!, non mi sbagliavo per niente su di lui…

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