DOT: Imprevedibilmente lei! 3

Tra una cosa e l’altra si son fatte le 11. Oggi ho scritto molto sulla tastiera del portatile e Hushy mi ha visto assai indaffarato. Invece lei si è concessa alla scrittura molto poco: lo ha fatto solo su quei suoi quadernini fitti fitti della sua cuneiforme scrittura da donna (ma più disordinata e geniale della media di esse); per il resto, mi sembra che si sia piuttosto imbambolata a guardare il suo monitor, o forse a interrogarsi su chi sono davvero. Mi rendo conto di averla assai trascurata e confusa. Spero che non se la prenda.
Qualche istante fa ho colto alcuni suoi segnali visivi che mi hanno lasciato intuire che non solo si stesse per alzare ma che quasi volesse invitarmi a fare una pausa con lei. Davvero arriverebbe a tanto? Che oggi, tutti i cerchi sospesi tra lei e me, sia stabilito si debbano chiudere? Scongelo le domande che avrei voluto farle già da un pezzo… Sei sposata? Hai dei bambini? Lavori e studi? In cosa ti stai impegnando ultimamente?… Sarebbe bello acquisire queste informazioni quando ormai non me lo sarei più aspettato. In un sol giorno colmare il gap di… quanto sarà trascorso dall’inizio della nostra conoscenza? Un mese? Macché, sarà di più… Però, seppure aveva avuto quel proposito, poi non fa seguire alcuna azione a ciò e rimane buona buona seduta e zitta e immobile davanti a me. Sta attendendo che la inviti io?
Beh, devo andare al gabinetto. Così è il mio turno di togliermi le cuffiette e manifestarle che mi sto per alzare per fare una pausa. In tal caso dovrei forse essere io a convocarla? Spero invece che abbia lei la faccia tosta di unirsi. Nondimeno afferro anche un paio di libri che avevo preso in prestito i quali restituirò cammin facendo. Così lei non può sapere se mi fermerò davvero per un break oppure mi limiterò a restituire quei due volumi. E credo che sia questo che, da ultimo, le dia il colpo di grazia affinché si freni. Io non la invito. Sono troppo depresso per accettare un suo rifiuto, troppo, troppo…
Restituisco i libri, vado in bagno, ne riesco e attendo pure qualche secondo per vedere se per caso lei si sia fatta venir voglia, guarda caso, di qualche dolcetto al distributore. Ma lei non mi ha seguito. Così torno al mio posto con la vescica amabilmente rilassata e la trovo ancora là che fissa un documento scritto con grandi caratteri. Non lo sbricio: primo, perché sarebbe scorretto; secondo, perché, anche volendo, non avrei il guizzo per il colpo d’occhio; terzo, perché mi devo fare i fatti miei; quarto, perché sono miope e non riuscirei a capire che legge, se non disponendomi accanto a lei.
Dopo qualche decina di minuti anche lei fa una pausa. E la nostra avventura odierna finisce praticamente qui.
Oggi ho prodotto un sacco di cose e ho risposto a un mucchio di post. Mi sono dilungato oltremodo e si sono fatte le 12 inoltrate. Raduno la mia roba con calma. Mi piacerebbe salutarla prima di andare… ma pazienza. Stavolta non commetterò nessuna grande o piccola avventatezza. Non le lascerò scritto nessun peregrino “ciao!” da nessuna parte, anche se, confesso, nonostante tutto, sarei tentato di farlo nuovamente…
Quando me ne sto per andare, lei riappare donandomi il regalo di fare a tempo a salutarla. Parrebbe quasi che si fosse appostata da qualche parte per tenermi d’occhio… Ma questo è impossibile, no? Il suo saluto è pacato ma sincero.
Fuori, un vento impetuoso soffia violento e si diverte a farmi finire negli occhi ogni sorta di pulviscolo. C’è molto polline in giro, eppure Hushy non ha quasi mai starnutito, oggi.

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