Koimba

Quel giorno i vigili avevano quasi fermato la circolazione. C’era un gran casino. C’erano un mucchio di volanti e vigili in motocicletta. Mathieu, incerto se attraversare oppure no la grande strada a più corsie, si guardò attorno ma non ne ricavò una conclusione al di fuori di ogni ragionevole dubbio. Però capì che solo le macchine erano state fermate: i pedoni sembrava potessero camminare normalmente. Allora si decise ad attraversare. Sennonché rischiò subito di finire sotto la moto di un vigile sbucata chissà da dove. Il vigile gli disse: attenzione! E sembrava davvero preoccupato per lui, quel vigile. Che brava persona, pensò Mathieu.
Si ritrovò bloccato a metà su una striscia di marciapiede che divideva le carreggiate. Altri avevano avuto i suoi stessi dubbi e infine, persuasi dal suo gesto, lo avevano seguito. Ma ora erano bloccati esattamente come lui. Tra di essi c’era una ragazza che poteva avere intorno ai trenta, forse anche meno. Mathieu la percepì subito alle proprie spalle perché gli si era avvicinata più di quanto ci si potesse aspettare. E dato che gli rodeva di non poter passare e soprattutto di non sapere cosa diavolo stesse accadendo, si girò istintivamente verso lei e le disse: ma si può passare?! E la ragazza lo guardò smarrita, attratta dal suo volto. Indugiò assai prima di rispondere che ovviamente non lo sapeva perché anche lei era nelle sue stesse condizioni e anzi stava seguendo lui sperando che lui sapesse quel che faceva.
Era una ragazza biondiccia, magra, abbastanza alta, ma non quanto lui. Indossava abiti dozzinali, con una magliettina troppo estiva per la stagione con su scritto “Koimba” e aveva uno zainetto al seguito, proprio come lui quel giorno. Non era truccata. Aveva capelli con molte doppie punte, radunati in una treccia che sommata al resto le regalavano un’aria disordinata.
Mathieu continuò a percepire la presenza di quella strana ragazza al suo fianco e avendo tempo per pensare rifletté sul suo sguardo perso e i suoi occhi erranti. Erano gli occhi smarriti di chi è al limite; di chi non sa dove sta andando; di chi sa solo che sta sperimentando un disagio e vorrebbe tanto non averlo; di chi finge di essere come gli altri, ma non lo è affatto. Perché gli altri stanno bene e si possono dedicare alle cazzate, mentre lei stava male. E quel male poteva essere parimenti fisico o mentale, non faceva differenza: ma era un male.
La ragazza, forse intuendo in qualche modo i pensieri di Mathieu, decise di discorsarsene un poco, non tanto perché voleva ripristinare le giuste distanze quanto invece perché non sopportava l’idea che lui potesse afferrare il suo profondo malessere. Si sporse esageratamente dal marciapiede. Sembrava voler passare per forza: come se, nel baseball, avesse voluto rubare una base. Sembrava prossima a lanciarsi in mezzo alla strada facendo lo slalom tra le macchine, il che sarebbe stato molto pericoloso. Mathieu notò però che non era quello il suo vero intento. Perché quando passò di lì un grosso pullman con anche molti turisti dentro, lei ondeggiò verso esso come attratta dal transito del mezzo, il quale le suonò rumorosamente col clacson per comunicarle che gli si era approssimata troppo. Solo allora l’insondabile e pensierosa ragazza fece un passettino indietro e se ne tornò ordinatamente sulla piazzola nella quale era intrappolata con Mathieu e gli altri.
Dopo che fu trascorso quasi un minuto, alla fine i vigili se ne andarono e tutto poté riprendere come al consueto. Allora Mathieu fu ancora il primo del suo gruppo a completare l’attraversamento della strada e la ragazza gli fu subito dietro. E poi proprio lo affiancò volendo tenere il suo stesso passo, volendo passeggiare fianco a fianco con lui come fossero quasi amici, se non ancora amanti. Mathieu però, che se ne stava sempre per conto suo, tentò di scivolarle leggermente dietro. Ma la ragazza a sua volta decelerò per non lasciarselo troppo addietro.
Quando furono nei pressi del marciapiede all’altro lato della strada, Mathieu decise di improvvisare una manovra diversiva. Allora accelerò superandola all’ultimo momento, mentre la ragazza fece lo stesso rischiando di toccarlo con i piedi, perché nel frattempo aveva pure virato a destra dove procedeva il marciapiede. Ma Mathieu abbandonò il marciapiede per andarsi a gettare in un fazzoletto di terra in cui c’era l’erba fresca. In quel modo sperò di essersela tolta di torno. Ma presto si rese conto che c’era qualcuno che lo seguiva anche lì. Ed era proprio quella giovane ragazza, che aveva cambiato strada appositamente per non separarsi da lui. Era come un cane randagio che non voleva abbandonare un uomo che gli avesse dato un pezzo di pane da mangiare.
Mathieu attenuò leggermente il passo per vedere se lei lo superava, ma come immaginava non successe. E quando sbucarono su una stradina sterrata che si dirigeva verso est, solo allora lei uscì dalle sua spalle. Ma non lo superò. Così come avvenuto in precedenza, lo affiancò. Allora Mathieu si immaginò come sarebbe andata: di lì a poco avrebbero cominciato a parlare; lei gli avrebbe lasciato intuire che aveva un disperato bisogno di compagnia; lui non avrebbe resistito al sordido richiamo della carne… Dunque Mathieu rallentò, tirò fuori dal giubbotto il cellulare fingendo di aver ricevuto una chiamata. Così poté fermarsi nella stradina lasciando sfrangiare la giovane ragazza in cerca tanto di conforto quanto di se stessa.

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