Elizabeth: Dea della Morte

Elizabeth, nuda, dritta sulle proprie gambe, brandiva la mano destra in alto avanti a sé, come se da essa avesse potuto scagliare saette. Bikal comprese che fosse ineccepibilmente così che lei aveva mandato in mille pezzi la porta del bagno. Era bellissima e pareva che un vento le agitasse la riccioluta chioma nera, la quale le era cresciuta a dismisura e si contorceva per conto proprio, come se le sue ciocche fossero state composte da sottilissimi serpenti neri dotati di volontà propria.
Una luce la pervadeva illuminandola come una santa madonna, sozza e puttana. La stessa luce gliela vide nel fulcro delle pupille. Là dove doveva esserci il nero, c’era il bianco accecante di un bagliore. Era indubbio avesse un nesso con ciò che Bikal avvertiva torcersi dentro di sé. Il volto di Elizabeth palpitava in una smorfia d’ira solenne, e lui non avrebbe mai voluto essere il nemico che le si sarebbe parato innanzi.

DOT: Teutonica

Si sta per sedere e io attacco con la seconda parte della strategia alla quale avevo pensato. Se riesce questo… avrò già un piede in paradiso!
«Io mi prendo un thè al distributore… Tu vuoi qualcosa?», le chiedo.
Lei si scusa ma mi risponde che…
«Noo… Non posso! Oggi sono arrivata pure in ritardo… Vedi? Infatti ho già preso questo per pranzo…»
Mi fa vedere una minuscola merendina rimediata allo stesso distributore dove la volevo portare io. Dunque ci è appena passata! A saperlo! Non mi sfugge che l’ho invitata in un luogo dove anche lei avrebbe potuto invitarmi, ma non l’ha fatto: lei però è una ragazza, e quindi il protocollo prevede che non possa (ancora) essere così sfacciata nei miei riguardi. O no? So che se una ragazza vuole qualcosa se ne sbatte altamente di ogni etichetta e di qualsiasi timidezza…
Le devo fare una faccia estremamente delusa, dato che si sente in dovere di giustificarsi e tranquillizzarmi oltremodo.
«Un’altra volta senz’altro! Facciamo un’altra volta… Oggi non posso…», mi dice desolata.
Penso che potrebbe essere una di quelle ragazze molto prese con lo studio, che quando hanno un esame non intendono mollare neppure un secondo per sacrificare del potenziale tempo utile. Ne ho conosciute già altre così, e non è che mi abbiano fatto una grande impressione. Ma potrebbe semplicemente essere che lei sappia che, poi, da cosa nasca cosa, e che quindi preferisca fare le conoscenze per bene, quando ne avrà la possibilità, cioè quando avrà più tempo da potermi dedicare. E io non sono così accentratore da star male se lei, per una volta, rinuncia a fare una pausa con me.
Non rimane molto da dire. Lei si inerpica nei suoi testi, e io nelle mie correzioni. Cerco di non darle il minimo fastidio, rinunciando totalmente a fissarla. Lei si rilassa al punto che si lega anche i capelli, che usa sempre per protezione (e se, questo, fosse un gesto per attirare la mia attenzione? Nel dubbio non le regalo neppure una sbirciata. Spero che non si offenda).
Accendo la webcam per darmi un’occhiata ed è come mi trovassi davanti uno specchio. Sono bello e in forma; solo, sembro molto più accigliato di quanto dentro non mi senta. Per riequilibrare la mia immagine, cerco di sorridere impercettibilmente, senza sembrare tuttavia matto a nessuno.
Noto che stavolta lei neppure accende il computer: si concentra unicamente su delle fotocopie che ha con sé… in lingua tedesca!, o almeno così pare. Ecco dunque un indizio circa il suo singolare nome di battesimo. Forse è originaria di quella zona lì. Alemagna!

Elizabeth: Incazzata

Fu allora che percepì nitidamente distruggersi la porta della toilette… Era Elizabeth, la sua Elizabeth! Si era messa in ghingheri, in piedi! Teneva aperti entrambi gli occhi! Per lui! Com’era dolce! Lo voleva salvare!

Bikal avrebbe voluto dirle di non preoccuparsi, che aveva la situazione perfettamente sotto controllo, che era una sua precisa scelta che le cose procedessero così: che nessuno poteva più sconfiggerlo in alcun modo. Ma era giusto che anche Elizabeth facesse quello che desiderasse e prendesse le sue decisioni. Lui, poiché l’amava, le lasciò l’opportunità di poter scegliere…

Fu oltremodo contento perché per la prima volta Elizabeth gli si rivelò per quello che era sul serio: una dea della Morte/Vita. Un’irrimandabile figura nell’arco vitale, della Gioia e del Dolore. Per un attimo comprese esattamente chi o cosa fosse sul serio; ciononostante, nell’attimo immediatamente successivo, accluse di essersi scordato quella sua immane e recente scoperta, forse perché la sua mente non era in grado di contenerla… Ma aveva senso questo? No. Ormai nessuna cosa aveva più senso, né doveva generare alcuna angustia…

 

Shutter Island (film)

Un federale viene spedito assieme al suo collega su una remota isola, sede di un manicomio criminale, per risolvere l’intricata vicenda di una donna scomparsa dalla propria cella come si fosse volatilizzata.

Presto emerge che l’agente in realtà avrebbe fatto in modo di farsi assegnare a quel caso poiché sulle tracce di un piromane che avrebbe causato la morte di sua moglie…

Più si va avanti con la storia distopica e più tutto assume una connotazione complottistica, al punto che a un certo punto si fa largo l’ipotesi che in realtà la vicenda della donna scomparsa sia stata solo un pretesto per attirarlo sull’isola…

Buon film, del filone “labirintico”, tratto da un libro (che cercherò prima o poi di leggere perché credo possa essere anche più bello del film stesso).

A un certo punto si capisce che il finale potrebbe riservare qualsiasi tipo di sorpresa, e per certi versi questo lo depotenzia rendendo solo una specie di gioco (mentale).

Comunque la pellicola ha avuto il notevole pregio di non farmi addormentare, anche se l’ho vista di sera.

😉

Quando mia madre vide questo film al cinema affermò che non ci aveva capito niente e che era troppo complicato! In realtà, se lo si segue con attenzione (e uno è portato a farlo per cercare di risolvere il mistero), risulta molto chiaro nonostante i vari flashback, le visioni e i falsi ricordi.

A ogni modo è un genere che mi intriga molto, questo. Devo scrivere anche io qualcosa del genere appena posso… Ah!, che stupido! Ma l’ho già fatto! La trilogia di Nemesis (di cui per ora ho pubblicato solo il primo volume) è proprio una storia di questo tipo!

Ma magari me ne verranno anche delle altre in seguito…

😉