DOT: Lei scappa

 

Non abbiamo grossi problemi di convivenza, io e Genevieve. Ognuno affonda salmodicamente il viso nel proprio schermo, ma ciò non toglie che non possiamo pizzicarci con delle piccole occhiate velocissime. Sennonché, ogni volta io penso che lei è più grande di me, mentre lei immagino pensi che sono più piccolo di lei. E questo mi scoraggia assai…

Oggi Genevieve non sembra capace di stare ferma al suo posto. Così si alza di nuovo, ma stavolta lascia il cellulare sul tavolino (con in quale prima ha smanettato abbondantemente mandando fiumi di messaggini).

Sconfortato, guardo l’ora. Sono già le 10:30 e ho terminato il da fare. Mi sono dilungato anche troppo in questioni che non mi interessavano affatto. Tutto, per restarle un altro po’ più accanto. Ma se lei è la prima a squagliarsela e non ha abbastanza voglia o fegato per rimanere, allora non ho motivo di sforzarmi d’indugiare oltre. Queste cose mi fanno proprio cadere le braccia a terra. 😦

Così, sommessamente, come un cane bastonato, preparo le mie cose pensando amaramente che forse, quando me ne andrò, addirittura neppure la potrò salutare, poiché potrebbe non esser tornata. Ma stranamente, come quasi fosse stata appostata nei paraggi per sorvegliarmi o disponesse di un radar che segnali i miei movimenti, ricompare da non so dove (ma allora perché si era alzata?!) e si rimette ordinatamente al suo posto. Ero io a darle impiccio?

Le comunico un’informazione che può esserle utile.

«Credo che ti sia arrivato un messaggio…» In realtà, quando è successo, il tavolino ha tremato tutto annunciandolo: il suo apparecchietto telefonico ha lanciato un tale BIP! che sono convinto che lo abbiano ascoltato anche quelli seduti nei cessi.

Mi ringrazia ammodo, come mi sarei immaginato, «Grazie!», regalandomi un altro sorriso. E sono due! Vedi come sono buono, amore mio? Pur di vederti felice, ti getto nelle braccia di uno stronzo qualsiasi, se è questo che desideri…

Sono pronto. Sto per andare. Devo solo scegliere se passare alla sua destra o alla sua sinistra. Dov’è che mi si nota di più? Inoltre la devo assolutamente salutare. Ma titubo, in quel momento supremo di esitazione, e allora rimango fermo, impalato, come quell’imbecille che sono. E allora è lei ad anticiparmi, forse anche perché la mia staticità, mio malgrado, l’ha infastidita. E mi fa un altro sorriso (sono a quota tre!), che però è di un tipo diverso dagli altri con i quali mi ha già deliziato: questo assomiglia più a un broncio e mi lascia un alone acre nell’animo. Pare dirmi: pazienza! mi dispiace che ti è andata male… comunque, grazie per l’impegno. riprova e sarai più fortunato. grazie per aver scelto la nostra compagnia… cinque euro tre tentativi… se fai centro, vinci la bambolina… bambolina che poi ti potrai trombare… che sarei io… Che, pacificamente, è una mia accentuazione e potrebbe benissimo voler semplicemente significare: alla prossima, cowboy. speravo che rimanessi di più… dovevi insistere, anche se io scappavo… la prossima volta devi prendermi al lazzo… Lazzo, lazzo. Ho detto lazzo, non altro…

«Ciao», la saluto.

«Ciao», contraccambia.

E me ne vado via a riflettere.

 

Elizabeth: Mulatta

«Non so nulla della vostra sparizione. Ma perché vi interessa tanto? Da noi ogni tanto ne sparisce qualcuna, di salma, ma non succede mai tutto questo putiferio che state montando voi…»

«Ah, sì? Ogni tanto è capitata qualche altra sparizione, da voi?», il sergente Spencer si voltò verso Ozzorn, come questi gli avesse nascosto qualcosa. Poi proseguì a parlare con Bikal.

«Perché ci interessa? Ha ragione a chiederlo. E mi rendo conto in questo momento di aver forse dato troppe cose per scontato. Ma innanzitutto vorrei accertarmi che stiamo parlando della stessa spoglia… Io mi riferisco a quella giovane donna che tre giorni fa vi è giunta e che…»

«Sì, ho capito. Quel giorno ci è arrivata solo lei.»

«Quindi se la ricorda? Saprebbe descriverla? Giusto per essere sicuri che sia lei…»

«Sì. Non che l’abbia veduta per molto tempo, ma la ricordo bene… Tratti un po’ da… mulatta…»

«Mulatta…», si interessò Spencer.

«Sì, mulatta. Perché, non era mulatta?!»

«Effettivamente lo era, anche se non era facile acclararlo, poiché sembrava una bianca a tutti gli effetti…»

«Beh, si vede che il mio mestiere mi ha reso particolarmente raffinato circa queste tematiche, sergente. La sorprende?»

«Forse no, tutto sommato. Vada avanti. Poi?»

«Capelli neri, occhi marroni…»

«Occhi marroni… E l’ha colpita qualcosa di lei?»

«Sì. Era bellissima.»

Sembrava voler affermare una verità inconfutabile che non sarebbe stato disposto fosse messa in discussione, per la quale avrebbe ingaggiato anche una disputa senza fine, se fosse stato necessario. Avrebbe combattuto per quella sua convinzione…

 

Roma come Pechino

Aria sempre peggio a Roma.

Ho la netta sensazione che le cose quest’anno stiano andando anche peggio dell’anno scorso (in cui, vi ricordo, praticamente furono sforati i livelli di insalubrità dell’aria per quasi 30-giorni-TRENTA di seguito). Ci sono sere in cui anche chiusi in casa l’aria pestilenziale che c’è fuori ti fa tossire ugualmente, come è stato per la sera del 13 e del 14 dicembre, qui a Garbatella.

Ma anche la mattina del 15 dicembre ha fatto molto schifo in tal senso.

In tutti questi casi l’aria faceva così schifo per via di roghi. Non per l’inquinamento atmosferico, non per l’effetto serra. Non perché Dio aveva scoreggiato.

Virginia Raggi, ti ho già avvertita. Tu sei la sindaca e tuo è il compito di farci respirare aria perlomeno accettabile.

Non è affatto inevitabile come vogliono farci credere che si debba respirare per forza questa schifezza. Anche a Pechino raccontano questa balla. E vedi come sono messi (non molto peggio di noi, a dire il vero).

Virginia Raggi, non puoi essere peggio dei tuoi predecessori. Mi dispiacerebbe se dovessi finire per denunciare proprio te quando non l’ho fatto con gli altri.

Virginia Raggi, muoviti.

 

Paolo Maurensig: Gli amanti fiamminghi

Al terzo tentativo finalmente ho trovato un libro di questo autore che mi abbia complessivamente convinto. Mi fa piacere. E dire che non me lo sarei aspettato perché dentro il romanzo ho trovato un altro lungo racconto. Non mi è difficile immaginare la genesi di questa atipica opera: l’autore doveva avere materiale per due storie diverse che non c’entravano niente l’una con l’altra; solo che si trattava di materiale esiguo, che da solo non avrebbe retto il peso di un romanzo intero. Così lì ha fusi insieme, uno nell’altro. E stranamente, anche se il risultato avrebbe potuto essere troppo stonato e macchinoso, in questo caso mi ha convinto. Dunque, Paolo Maurensig, benvenuto nella non troppo feconda cerchia degli scrittori di cui leggerò tutto quello che potrò rimediare. 😉

La storia… Due coppie di amici cinquantenni decidono di fare una breve vacanza assieme. Tra i quattro però non c’è un’amicizia lineare e interamente senza riserve. Esistono gelosie, invidie; non detti; piccoli o grandi odi, assieme agli amori. Un giorno le donne si recano in un paese a fare compre. Gli uomini invece optano per la non agevole scalata di una montagna. Ma a un tratto si separano. E uno rimane a leggere il nuovo romanzo dell’altro…

Canone inverso – Making love (film)

Avevo detto che, dopo aver letto il libro, avrei visto anche il film e ora l’ho fatto.

Mi ero chiesto come fosse possibile che qualcuno ne avesse potuto trarre un film e ora ho capito: semplice, si sono solo ispirati alla storia, apportando notevoli cambiamenti al testo originale, andando a integrare tutti quei punti dove quindi pensavano si dovesse metter mano. Ma a che scopo apportare tutti quei notevoli cambiamenti? Non sarebbe stato meglio allora scegliersi semplicemente un copione che soddisfasse maggiormente? Boh. Chiedetelo a Simona Izzo, sceneggiatrice e Ricky Tognazzi, regista e anche attore in un piccolo ruolo…

Cambiamenti, si diceva. I principali sono:

1 la persona che che dà il là alla storia e che nel libro funge da prima voce narrante qui è… una donna, invece che un uomo!

2 come sfondo alla storia, si è voluto inserire l’avvento del nazismo e la persecuzione agli ebrei;

3 qui, al contrario del libro, la storia d’amore va in qualche maniera in porto (ecco perché il sottotitolo “making love”!), non rimane platonica;

4 a un certo punto la storia, che fino allora si era sforzata di rimanere più o meno fedele al testo originale, effettua un grosso cambiamento sulla rotta di marcia e da lì, a cascata, cambia tutto, compreso quello strano colpo di scena finale che nel libro mi aveva molto spiazzato e qui viene del tutto cancellato. Così vengono fuori una lunga serie di parentele che quasi quasi sembra di essere a Beautyful (e meno male che non si accoppiano tutti quanti tra loro pedissequamente).

Peccato che:

1 il film è capace di esprimere solamente del sentimentalismo puerile. Soffre della stessa malattia di tanti film di oggi. Troppa rarefazione, con l’impossibilità, da parte di chi lo ha realizzato, di saper distinguere tra una scena cardine e una che non lo è: non saper ravvisare laddove un aspetto vada approfondito con tutto il tempo che ci vuole e dove correre allegramente verso la scena successiva.

2 generalmente gli attori giovani recitano bene; quelli maturi fanno pena.

Curiosità: il personaggio femminile a cui è stato cambiato sesso, mi ricorda esteticamente una Simona Izzo giovane, ma forse sono solo io che ci vedo questa somiglianza.

In finale, dunque, un film mediocre, su cui ho sprecato fin troppe parole. Ma l’ho fatto per chiudere il cerchio originatosi con il libro.

Mi rendo conto che in pratica ciò che sto per proporre ben difficilmente si possa fare, ma si dovrebbe, una volta ultimato il film, prima ancora di distribuirlo, vederselo per bene esercitando una critica spietata circa tutto quello che lo riguarda. Poi, qualora ci si rendesse conto che il prodotto finale non abbia raggiunto il livello sperato, tornare sul set integrandolo con altre scene, sperando così magari di salvarlo.

Magari questo nella realtà non si può fare, visti i tempi sempre costipati delle produzioni, però magari ci si potrebbe salvaguardare girando scene più lunghe, diversificandole, ripetendole, in maniera poi da aver più materiale a cui attingere in fase di montaggio, che poi è la fase più importante di tutto il film, il montaggio.

Sogno #77: Nemesita


Una mattina mi svegliavo e mi accorgevo che avevo un corpo da donna. Cioè, ero sempre io, e anche i miei tratti facciali più o meno corrispondevano, però non lo ero! Il mio corpo era mutato, e anche il mio sesso. Eppure avevo sempre pensato di essere un uomo! Come poteva essere che invece mi ritrovassi, da un giorno all’altro, in quel corpo da donna (e pure molto conturbante, se devo dire)?

Sentivo che la congiura sussisteva invariata, eppure anche in essa c’era qualcosa di dissonante. Fattostà che continuavo a fuggirla… Mi ero ridotta a essere ormai una barbona alcolizzata, conosciuta da tutti nel quartiere per i suoi scatti di pazzia improvvisa. Ero un’appestata, puzzavo e nessuno mi voleva vicino, a parte la gente cattiva che invece mi cercava per farmi sempre qualcosa di malvagio.

Vivevo di espedienti. Ovviamente, nello stato alterato in cui ero, non potevo guadagnare alcun soldo, né lavorare. Mi ubriacavo ogni volta che potevo. Ed ero pure dipendente dalla droga. In verità ne assumevo di tutti i tipi, di droghe, tutte quelle che potevo rimediare.

Ma quella vita, anche se lesinavo su tutto, compreso il cibo da mangiare, quella vita era un po’ dispendiosa per le mie finanze azzerate. Così, pur di sopravvivere, dovevo talvolta prostrarmi alle peggiori voglie dei viandanti…

La congiura era meno vicina, più lontana, dicevo, però ogni tanto si ripalesava in tutta la sua pericolosità. E difatti una volta vennero a cercarmi due strani tipi. E uno era silenzioso ma terribile; l’altro loquace ma bastardo. Scappai dalla finestra per non farmi prendere. Ma era solo questione di tempo poiché quei due mi braccavano chiedendo di me nella zona; quindi prima o poi sarebbero riusciti a scovarmi…

Una cosa curiosa era poi che anche gli abitanti del quartiere, quando venivano interrogati su di me, pareva avessero accettato l’idea fossi sempre stata una donna, quando invece alcuni di essi mi avevano perfino visto crescere da bambino, con Azrael, e avrebbero dunque dovuto ricordarsi bene di me…

Tutto ciò era qualcosa di assurdo e inspiegabile. E io continuavo a ritenere di essere stato Nemesis una volta, e che solo per colpa della magia nera di uno stregone fossi divenuta Nemesita

Avevo sempre la passione di creare storie e, delle volte, dopo essermi strafatta, mi mettevo alla macchina da scrivere e plasmavo qualche avventura strampalata che parlava della mia vita sotto forma di metafore. Ed erano sempre storie crudeli e violente, quelle che narravo, storie mutuate direttamente dalla mia vita reale, come pure dai recessi più perversi della mia fantasia…

 

Aria “non accettabile” a Roma

Pagina 617. È la pagina del televideo regionale di RAI3 in cui si informa della qualità dell’aria a Roma.

Leggendola in questi giorni vi potrete facilmente accorgere di quanto sia grave la situazione. Vi troverete scritto di come la qualità dell’aria oscilli tra le due categorie di “scadente” e “non accettabile” (cioè le ultime due categorie per valutarla, ovvero quelle peggiori, oltre c’è solo la morte). In cui per “scadente” si intende

aria insalubre: tutti possono avvertire effetti negativi, i più sensibili accusano gli effetti più seri;

Per “non accettabile” (tra parentesi, è divertente e fa riflettere assai che abbiano preferito etichettare questa categoria con “non accettabile” invece di semplicemente “inaccettabile”, che sarebbe stato molto più naturale) si intende

tutti possono cominciare ad avvertire effetti seri per la salute, fino a coinvolgere progressivamente l’intera popolazione (!!!)

Due cose.

La prima: che cosa fa la gente comune allora? Come al solito non fa un cazzo. Dovrebbe scioperare, lamentarsi, assediare i politici (gli unici che possono risolvere la questione alla radice). Invece non fanno niente di niente. Considerano, questo, normale e vi si sono assuefatti, da perfetti schiavi che amano il padrone quali sono. Come normale sarà il cancro che verrà loro un giorno. E quando ciò avverrà, penseranno solo di essere stati molto sfortunati… Come normale per loro sarà rendersi conto un giorno che Roma è ridotta come Pechino.

La seconda: che cosa fa la sindaca di Roma, Virginia Raggi? Poco o niente. Ha annunciato qualche blocco del traffico. Cioè gli stessi provvedimenti di Marino e Alemanno e dei sindaci precedenti. Che non bastano. Che non risolvono un bel niente. E dicendo questo non voglio dire che non lo debba fare, ma che deve fare molto, molto di più.

Che altro si potrebbe fare?, potrebbe chiedere qualche beota. Che cosa? Tutto! Tutto si può fare, basta che lo si voglia. Si potrebbe farla pagare a chi non è in regola con la vigente legge che impone ai condomini di utilizzare il gas per il riscaldamento, invece del gasolio, per esempio. Si potrebbe vietare l’uso dei forni a legna (la pizza viene benissimo anche in forni elettrici ed è molto meno cancerogena, cazzo). Si potrebbe imporre il divieto di fumo ovunque. Si potrebbe fare il culo a tutti quelli che accendono fuochi e la fanno sempre franca. Si potrebbe fare il culo a quelle aziende che riversano nell’aria le loro sostanze appestanti…

Si potrebbe fermare tutto, qualsiasi cosa se fosse necessario, perché la cosa più importante di tutte è la salute pubblica, non è così Virginia Raggi? E tuo è il compito (non semplice, mi rendo conto, ma sei tu che te lo sei scelta pensando di essere all’altezza) di ripristinare la legalità, a costo di scontentare tutti. O anche eventualmente di passare sopra ad altre legalità e libertà, meno importanti di questa.