Elizabeth: Niente di particolare

 «Mi direbbe particolareggiatamente che cosa ha fatto dopo che il signor Ozzorn è andato via, quel giorno?»

«…Che ho fatto?», rammentò la sensazione di peccato provata allorché era sceso con l’ascensore e aveva spalancato la cella numero ventitré, «…Dato che il mio collega mi aveva lasciato libero di fare quello che volevo, spero che almeno questo ve lo abbia detto…», ricordò la forte scossa che gli diede scoprirla molto più bella di quanto mai avesse potuto pensare, «…Mi sono gingillato un po’, non facendo nulla di particolare, interrogandomi se fosse il caso di inserire altre schede nel computer…», riassaporò l’adrenalina di aver potuto guardarla e toccarla ovunque per la prima volta, «…Poi, a un certo punto ho deciso di chiudere la baracca, perché non mi sentivo molto bene…», richiamò alla mente l’inebriamento insopprimibile di quando decise di porla sulla barella per portarsela a casa, «…E basta.»

Smise di sognare a occhi aperti. Si chiese se la sua faccia avesse assunto un’espressione troppo elettrizzata durante il resoconto. Non sembrava così a giudicare dal volto del sergente, che però lo squadrava come se l’osservarlo potesse equivalere a penetrarlo nel profondo interfacciandosi direttamente col suo cervello per scoprire tutti i suoi punti deboli.

 

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