DOT: Vieni qui!

Esegue il suo ormai classico sopralluogo. Scopre che il posto migliore è già occupato (per questo mi sono messo al tavolo grande). Ma non se la batte. E anzi pare decisa ad accamparsi lì da qualche parte. Tuttavia posa le sue cose sul tavolo del pelato, che in quel momento non è presente, e io raggelo dentro. Non vorrai mica metterti lì, eh?! Ma come?!… quando c’ero io… no!, e con quello SCONOSCIUTO… sì?! Allora ti ripugno proprio! Non sarete mica in combriccola, eh?!

Ma il mio panico dura poco. La sua è stata solo una mossa per essere più libera di muoversi. E, anzi, così mi si è avvicinata molto più di quanto avrebbe fatto altrimenti. Intervengo io.

«Credo che qui dovresti entrarci…», le faccio rasserenante.

«Sì, credo anche io…» – ci sta! ci sta! –, risponde serafica e mi asseconda mettendo il suo computer sul tavolo e aprendolo già come quando lo usa. Le misure sono perfette: c’entriamo pelo pelo. Ma questo non sarebbe mai avvenuto se mi fossi allargato a dismisura, come normalmente faccio. Chissà se se n’è accorta.

Fa i collegamenti, e il mio pc ha un calo di luminosità. Capisco subito la causa del problema. Mi volto verso la ciabatta. Lei, attenta, legge immediatamente una turbativa sul mio volto. È molto sveglia, la mia bella.

«Ho combinato qualche guaio?», mi dice subito per scusarsi. E io le rispondo: «No, è che non c’è…», non mi viene la parola, porcogiuda. Poi la trovo: «…corrente!» Lei è molto dispiaciuta… «Oh, scusa!». Inserendo la sua spina ha allentato la mia. «Non è colpa tua. È la presa che è lenta…», le spiego. Preme forte sulla mia presa – tutta l’energia che ci mette manifesta qualcosa di molto esacerbato in lei, di spropositato, penso. Il mio portatile torna a esser attraversato dall’elettricità.

Che brava che è! Brava e servizievole. Così neppure mi ha fatto alzare. Agogno il momento di quando mi si sederà di fronte. Come sarà? Avrò forse osato troppo a propiziare questo avvenimento? Non è che poi… nessuno di noi due si sentirà più così disteso da fare quel che gli compete? Ci daremo fastidio a vicenda? Un’ora così potrebbe distruggerci e diventare un inferno.

Sennonché, lei mi si sottrae. Va fuori, da qualche parte, non ho modo di sapere dove. Mi scompare dalla vista per un tempo che mi sembra interminabile, e ammetto di rimanerne un po’ indisposto, anche se ovviamente non ne avrei alcun diritto. Analizzo le possibili cause della sua dipartita:

a) Ha il cellulare con sé, dunque è molto probabile che faccia una chiamata. Ma a chi? A un’amica, o al suo ragazzo? Le volte scorse pareva che il suo telefonino fosse un attrezzo per lo più ornamentale, dato che non lo aveva mai utilizzato in nessuna maniera. E certo ci rimmarrei molto, molto male se lei flirtasse con me e si organizzasse con un altro. Sì, lo so che per ora mi ha solo fatto un sorriso e mi ha detto “grazie mille”, ma non avrebbe dovuto farlo – in quella maniera così esagerata! – se davvero fosse stata già impegnata con un altro uomo! Almeno questo è quello che penso seguendo i miei valori.

b) Forse ha paura di sedersi con me e le è venuto un attacco di dissenteria… Sente che con me davvero potrebbe nascere qualcosa: la scintilla c’è già stata e ha capito che mi interessa – su questo non ci piove!, mi ci gioco qualsiasi cosa che l’ha capito –, e teme di non essere all’altezza o di rovinare tutto, un po’ come me…

c) O forse in bagno vi si è recata, ma solo per guardarsi allo specchio e sistemarsi un po’. Chissà!

 

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