La bambola e lo sbirro


Era una donna che non si poteva non notare, almeno per quelli che erano i miei gusti. Ferma nell’abitacolo, con le braccia pesantemente sul volante, con accanto un vecchio che poteva essere parimenti suo padre o suo marito. Pensai: che spreco che una donna del genere debba accompagnarsi con un tipo simile! Aveva un’espressione seria e fiera che la rendeva bella e implicitamente altera. Non resistetti e mi avvicinai.

Il vecchio mi avvistò per primo e le disse qualcosa a mezza bocca, forse che arrivavo. Lei allora diede una rapidissima occhiata laterale verso sinistra senza farsi accorgere. Poi, quando fui prossimo al finestrino, fece finta che si fosse accorta solo allora della mia presenza. E mi sorrise. Oh!, che bel sorriso che aveva! Uno di quelli educati e timidi: che pagheresti perché una donna del genere ti facesse almeno una volta al giorno. Se una donna del genere te lo avesse fatto una volta al giorno, non si sarebbe avuto bisogno di niente altro per tutta la giornata.

Il suo volto era deliziosamente inquadrettato da quella sua frangetta impudente eppur casta. Confesso che non ho mai resistito alla frangetta. Ci sono delle donne a cui dona moltissimo. Ci sono delle donne, come era questo il caso, che con una frangetta simile mi risultavano praticamente irresistibili.

«Salve, agente!», mi disse sorridendo con la sua frangetta sfrontata. Aveva una dentatura equilibrata senza imperfezioni, con denti robusti e grossi, capaci di staccare carne cruda con un morso, alla bisogna. Mi sciolsi subito in un sorriso anche io.

«Salve, signora… o signorina…», cercai di farmi dire se era ammogliata oppure no, ma lei si limitò a guardarmi compiaciuta come sembrasse realmente felice di vedermi. Dato che non parlava, andai avanti col discorso.

«Come va? Tutto okay? Ho notato che è ferma qui con la macchina da qualche minuto…»

«Ah, sì. È per colpa sua…», disse sorridendo accennando all’altro, il quale da allora prese il comando di quella conversazione, purtroppo, impedendomi di avere un rapporto diretto con lei.

«Devo andare in banca a prendere dei soldi, ma proprio non ricordo dove ho lasciato il libretto degli assegni…»

Non seguivo il suo discorso. Cioè gli detti un’occhiata per gentilezza, facendo finta che mi interessasse quel che diceva, ma tutta la mia attenzione era completamente focalizzata su di lei, sulla sua frangetta, sul suo sorriso del tipo: ehilà, dove sei stato nascosto per tutto questo tempo, bel poliziotto! Che a pensarci bene forse era più un: ehilà, come ho potuto essere nascosta alla tua vista per tutto questo tempo, io che sono una donna così spontanea, bella, piena di vita e voglia di vivere e accoppiarmi con dei bei poliziotti come te, bel poliziotto! Aveva una camicetta bianca molto leggera. Fui certo che non portasse il reggiseno, tuttavia non riuscii a individuarle traccia di areole o punte di capezzoli, a testimonianza che fossero probabilmente di quel tipo assai poco turgidi da rilassati, forse molto piccoli, sicuramente più tondi che spessi, almeno a riposo.

«Questo qui non ricorda mai dove mette le cose», mi fece il piacere di farmi ascoltare ancora la sua voce dopo che il vecchio si era profuso in un discorso assai noioso e un poco riottoso nei confronti della sua donna, che ancora non avevo capito se era la moglie o la figlia. A ogni modo era certo che fossero molto intimi, che intercorresse fra loro un rapporto assai familiare, stratificatosi per anni e anni. Ah!, che spreco!, pensai ancora immaginando che per tutti gli anni che si era dedicata a quel vecchio avrebbe potuto avere una piena storia d’amore con me! Quante cose avremmo potuto fare in tutto quel tempo!

«Io gliel’ho detto: ci vado io a prenderti i soldi, basta che mi fai la delega. Ma lui no. Lui per queste cose sembra sempre che non si fidi. Se le vuole fare lui…», aggiunse l’amazzone dell’amore che sedeva al volante sorridendomi con la sua dentatura perfetta e con quella frangetta che mi stava facendo impazzire.

«See! Il giorno che ti affiderò queste faccende, sarò bello che morto, bella mia!», ribatté il vecchio, «Perché vorrà dire che tu mi hai definitivamente messo i piedi sulla faccia e non me li toglierai più!»

Il vecchio brontolone poteva avere da una quindicina a una trentina di anni più di lei, che comunque era una donna matura, non propriamente di primo pelo, però di quelle che raggiungono il massimo della loro sensualità proprio a quell’età matura, mentre prima potrebbero apparire più vecchie di quanto non siano e quindi fornire di loro un’immagine in qualche modo non soddisfacente. Il vecchio indossava un classico completo grigio con pantaloni intonati alla giacca e aveva un bastone al seguito su cui si appoggiava come fosse uno scettro.

Non capivo come avesse potuto essere così burbero verso lei. Beh, fosse stato l’amante, avrebbe dovuto ringraziarla in eterno di essersi accompagnata con lui, di averglielo permesso, a lui che era un vecchio tisico che si vedeva aveva già un piede nella fossa. Stesso discorso se fosse stata la sua cara figliuola. Fai una figlia del genere e… come puoi non amarla? Come puoi non amare uno splendore del genere? Ma forse… quella sua scontrosità così accentuata mi fece immaginare che lei avesse potuto avere un lato nascosto, qualcosa che non emergeva, dal principio. Forse era una donna materialista, di quelle molto attaccate al denaro, e forse quell’accenno a esso non era stato affatto casuale come mi ero creduto dapprincipio. Forse lei era una di quelle donne che prima ti sorridono con quella frangettina da innocentine e poi ti pugnalano alle spalle appena ne hanno la possibilità. Ce ne sono di donne così, eccome. Ce ne sono molte più in giro di quanto non si creda. Forse è un modo che ha la natura per far sì che esse possano in qualche maniera difendersi dall’imperante maschilismo che le vede sempre più o meno soccombere, in questa società iniqua e sbilanciata verso chi tiene i pantaloni. Dunque forse era una donna traditrice, dovetti pensare in qualche anfratto celato del mio subconscio, senza accorgermene.

Ma ciò non mi spinse affatto a cedere dal desiderare di stare con lei. Infatti, se davvero era una traditrice, sarebbe stato molto meglio per me, perché non ci avrebbe messo molto a voltare le spalle a quel vecchio per un bel poliziotto come me, alto, robusto e biondo e pure con gli occhi azzurri che sembra uscito da una favola col principe azzurro. Di colpo mi fu lampante che quella era la donna per me e io l’uomo per lei. Insieme saremmo stati perfetti, avremmo trovato una tale armonia…, ne ero certo. Se solo avessi potuto avere più tempo per creare un legame e farglielo capire… Ma c’era quel vecchio che mi rompeva le scatole. Qualora non ci fosse stato, sono certo che quella donna stupenda che sembrava attendere solo me ci sarebbe sicuramente stata…

A quel punto non potevo più indugiare però. O le chiedevo i documenti (ma quel gesto sentivo che sarebbe stato interpretato in maniera molto negativa dalla coppia) oppure me ne dovevo tornare nella mia vettura ad ascoltare la radio in attesa di dover intervenire per qualche rissa o qualcuno che teneva la radio troppo alta. Così non mi restò che portare una mano al cappello e gettarle un saluto da cowboy che lei comprese al volo, sempre con quel suo sorriso splendido di denti perfetti. Mi disse con partecipazione mentre facevo per allontanarmi:

«Buona giornata!»

Ah! Il mio uccello mi diceva che ci sarebbe stata. Non si sorride a quel modo a un poliziotto solo per educazione. Le piacevo, e lei me l’aveva fatto capire indiscutibilmente. Beh, tornato dentro l’automobile, potevo comunque continuare a osservarla di sguincio sperando che lei facesse lo stesso. Mi venne in mente una cosa: se davvero quel vecchio doveva recarsi in banca, prima o poi avrebbe schiodato quel suo culo secco sbiancato da quel sedile e lei… sarebbe rimasta sola. Ma certo! A quel punto le avrei gettato altre occhiate infuocate da qui, e lei avrebbe potuto fare altrettanto. E qualora si fosse anche voltata verso me e avesse continuato con quei sorrisini invitanti, a quel punto avrei trovato una scusa per andarle a parlare, e senza il vecchio tra le palle! Ma sì, era questo che dovevo fare. Solo avere un po’ di pazienza. E in un battibaleno avrei capito che rapporto aveva col vecchio e se era davvero disposta a tradirlo. Forse le avrei strappato un appuntamento al volo…

Cinque minuti dopo che erano stati a confabulare nella loro auto con aria da freddi frequentatori ormai stanchi dello stesso sfinito letto, finalmente il vecchio aprì la portiera del passeggero dove era alloggiato, tirò fuori il bastone e si alzò in piedi per dirigersi lentamente, quasi claudicante, verso la banca che era lì davanti a due passi.

La guardai. Lei era consapevole di me. Eccome. Però non voleva guardare direttamente dalla mia parte. Adesso che era da sola, forse appariva leggermente nervosa, come avesse temuto che senza la protezione del vecchio davvero avrebbe dovuto decidere se starci o meno, cosa che le lasciava dei dubbi perché metter in piedi un tradimento presenta sempre dei dubbi e delle perplessità se non parti già con quell’idea. Capii che dovevo essere io, quindi, a darle il la.

Sceso dalla macchina, mi avvicinai ancora una volta alla sua autovettura. Lei ebbe uno scatto involontario, quasi come per un attimo avesse tremato. Fui ancora al suo finestrino con la mia ombra che la coprì. E lei ancora mi sorrise, togliendo un braccio dal volante per metterlo sopra lo sportello aperto in cui il finestrino era stato tirato tutto giù per via del caldo.

Caldo, come calda era lei. Notai la sua eccitabilità, anche se mi sorrideva come prima. Volli lasciarla un momento sulla graticola mentre lei mi fissava incerta su cosa le avrei detto. Poi infine esordii:

«Alla fine ce l’ha fatta ad andare in banca, eh?»

Immagino che dovette pensare che quella fosse una chiara allusione al fatto che adesso potevamo parlare da soli senza impicci. Quello le diede un’altra scossa quasi impercettibile che però io non mancai di cogliere. La ragazza capiva e si sentiva eccitata per il momento della nostra congiunzione, che ci sarebbe stato da lì a poco, ormai.

«Sì, ce l’ha fatta…», disse venendomi dietro.

Si ritrovò imprevedibilmente senza parole. Guardò l’orologio. Sorrideva ancora verso me, ma adesso avevo come l’impressione che quasi fossi di troppo, che qualcosa le impedisse di gettarsi completamente nelle mie braccia. Pensai che non avesse voluto farsi sorprendere dal vecchio. Che forse lui era un tipo molto geloso. E forse proprio di quello avevano discusso nell’abitacolo per quei cinque minuti con fare grave, troppo grave per una coppia che era uscita solo per fare un’escursione alla banca e prendere qualche soldo. Giustificai il suo impaccio. Fui certo che non si sarebbe più sbilanciata. Il suo atteggiamento si era fatto più chiuso. Cordiale ma chiuso. Di fronte al fatto compiuto che fossi tornato espressamente per parlare con lei, aveva scelto la fuga, poverina. Perché voleva evitare guai con quel vecchio, almeno per ora. Però si vedeva che, se non ci fosse stato lui, non ci avrebbe pensato due volte a gettarsi nelle mie braccia divertendosi anche molto con me. Saremmo stati una coppia perfetta, perfetta, se solo lei non avesse avuto l’impiccio di quel cazzo di vecchio.

Improvvisai. E anche se mi ero detto di non farlo in precedenza, pensai che quello fosse un buon modo per avere delle informazioni su di lei, in maniera poi da poterla rincontrare prima o poi, un giorno, quando il vecchio non sarebbe più stato tra le palle (prima o poi sarebbe pur dovuto succedere, no?).

«Mi fa vedere un documento, per favore?», le dissi cercando di essere più soave possibile.

Lei, sempre sorridendo, velò comunque la sua espressione: si fece dispiaciuta, come l’avessi quasi delusa.

«Certo… C’è per caso qualche problema, agente?», mi fece con una faccia dispiaciuta e un poco ferita.

La volli subito acquietare. Non potevo dirle che volevo solo sapere come si chiamava, il suo stato sociale, quanti anni aveva e dove abitava così da ricapitare dalle sue parti prima o poi, male che sarebbe andato. Tuttavia più probabilmente contavo sul fatto di dirle subito qualcosa sul luogo dove viveva. Del tipo: anche una mia zia abita là! E da lì speravo che la conversazione avrebbe preso una piega nella quale alla fine lei mi avrebbe invitato a passare da lei quando sarei stato in zona per recarmi dalla mia povera zia malata sulla sedia a rotelle (la balla era già pronta nella mia mente).

«È solo un controllo. Niente di che. Giusto per poter dire alla centrale che oggi ne ho fatto un tot. Succede ogni giorno. Non si preoccupi…», le dissi ancora sforzandomi di farle capire che non avevo nulla contro lei, al contrario, che se le chiedevo un documento era perché anzi mi piaceva molto.

«La patente va bene? O preferisce la carta d’identità?», apparve subito molto più sollevata ora. Pacificata direi. Rilassata, come se adesso non c’era più tanto da scegliere e le cose stavano andando come era preparata che andassero…

«É la stessa cosa, signorina. Signorina o signora? Prima non me l’ha detto…», riprovai a farmi dire se si scopava quel vecchio, il che mi avrebbe rammaricato molto, a dire il vero, perché non capivo come un bocconcino del genere potesse essere finita con quella vetusta nullità.

Lei armamentò con la borsetta a fiori. Sembrava non trovare il documento. Ma non si scompose. La tirò su, l’appoggiò sullo sportello con il vetro tirato giù, quasi come pretendesse un aiuto da parte mia (in tal caso io ero già pronto a darglielo). Eppure la mano che cercava il documento era completamente risucchiata da quella borsetta dalla quale ella non lasciava trapelare nulla, neppure uno sparuto rossetto appena comprato o una scatoletta con le mentine per l’alito.

Mi diede un’occhiata sorridendo come a dirmi: c’è un casino qui dentro ma troverò il documento per te, bel cowboy. Era tranquilla, adesso: tranquillissima. Aveva quella frangetta che mi faceva impazzire. Immaginai di toccarle la testa e carezzargliela magari mentre lei mi faceva… Ma esplose un colpo… Mi colpì in pieno… C’era una pistola nella borsetta, in quella borsetta che lei aveva così precisamente posto davanti a me, ma da cui non lasciava intuire nulla di quello che ci fosse dentro… Lei era una di quelle che tradisce, che ti frega. E io lo avevo saputo, ma non avevo voluto intenderlo. Allettato da quel sorriso e quella frangetta, avevo sperato che non mi avrebbe tradito. Agli altri sì, mentre a me no. Invece lei aveva tradito anche me…

 


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