Elizabeth: Bikal e le ragazze


Come molti, Bikal aveva provato a sfuggire al proprio insoddisfacente destino, se non con un altro lavoro, quantomeno sciroppandosi la falsa convinzione che da sempre attua la maggior parte della gente per tenersi su, cioè con la parvenza di un amore (anche stiracchiato alla bisogna), facendo finta di conferire valore a una persona alquanto malmessa (spesso molto peggio di lui), la quale persona per incanto avrebbe dovuto innalzare la sua vita. Ma il trucco era così abusato, e lui così disilluso, che non aveva funzionato. Aveva così collezionato comiche sbarbatelle una dopo l’altra, nessuna con uno straccio di vera personalità e tutte incredibilmente ricolme solo della loro tracotante, fetente egocentricità che non permetteva loro di guardare a un palmo dal loro naso; ragazze che infine lo avevano fatto schifare ancor di più di quando, disgustato per la sua vita vuota, aveva provato a imprimervi una svolta con un raffazzonato amore. Insomma alla fine Bikal si era detto: ma chi me lo fa fare di andare appresso a queste sciroccate?! a questo punto, meglio le pippe!

Il discorso ragazze era momentaneamente chiuso. Era kaputt!Cioè le ragazze ovviamente lo eccitavano (soprattutto quelle stupide) e se le sarebbe fatte volentieri (anche quelle stupide), volendo. Ma questo solo in teoria. Perché in pratica proprio non riusciva a fingere un interesse che andasse aldilà del mero aspetto fisico. E poi Bikal aveva una sorta di amor proprio che non gli permetteva di buttarsi via con chi non lo meritasse o non fosse in grado di apprezzarlo.

Quella cosa lì, dell’essere single, la viveva come un suo limite; ma non sapeva che in fondo, intesa a quel modo come la intendeva lui, non era poi una prerogativa da buttare…

 

Philip Roth: Everyman


La vita, e sopratutto la morte, o meglio del calvario per arrivarci, di un uomo che a un certo punto della sua vita viene a contatto con la malattia e la vecchiaia e tutte le sue implicazioni scoprendosi debole. Così, lui, uomo sempre stato virile e pieno d’energia, oltre a cominciare a tradire la moglie, lui che era stato sempre fedelissimo, annuserà sempre più l’odore per l’appunto della dipartita in tutto quello che gli è intorno. E sopratutto attraverso i suoi cari, che gradualmente cadranno come mosche sterminate da un moschicida, chi per il cancro, chi per patologie degenerative varie, chi poiché travolto dal dolore si toglierà la vita…

Everyman, sembra suggerire Roth. Come se la caduta finale di ogni uomo che un giorno si scoprirà vetusto non sia assolutamente evitabile e tocchi a tutti, prima o poi.

E invece non è così, temo. Se fosse così ci sarebbe un po’ di giustizia in questo mondo. Invece molti, graziati, hanno la fortuna di spirare alla prima vera forte ventata, senza patire tutto il dolore che magari tocca ad altri che combattono per anni con infermità varie…

Per certi versi è un libro terrificante. Ma bello, indubbiamente.

Philip Roth mostra di conoscere bene la razza umana e non lesina niente in fatto di sincerità.

È il primo libro di Roth che leggo. Ne leggerò degli altri.

Marocchini


Qui da me sono tutti bassi.

Non troppo robusti.

Con i capelli corti.

Sui trenta anni.

Puliti.

Ordinati.

Dignitosi.

Gentili.

Timidi.

Sensibili.

Che cedono sempre il posto alle signore anziane sugli autobus.

Che fanno lavori umili.

Nonostante titoli di studio e culture elevate.

E non pretendono troppo.

Non vogliono rompere l’anima a nessuno, neppure per sbaglio.

Vivono in dieci in un buco d’appartamento e non si lamentano.

Con famiglie e donne al seguito misteriose.

Le loro donne non le vedi mai, sempre chiuse in casa.

Eppure ci sono.

I bambini li senti.

Ma anche quelli li vedi poco.

Non vendono droga, quelli che ci sono qui.

Ma saranno tutti davvero marocchini, o li confondo con altre etnie?

(non vuol essere una domanda ironica)

Elizabeth: Bikal e Ozzorn


All’obitorio erano solo lui e Ozzorn, almeno nella sezione che competeva loro, e non è che fosse questo gran spasso. Certo, Ozzorn era stato sempre gentile con lui e gli aveva cortesemente insegnato i trucchi del mestiere (e, qualora non ci fosse stato, chissà Bikal quanto ci avrebbe messo ad assuefarsi a quel lavoro, con lo stomaco che aveva); però, senza voler essere cattivi, Ozzorn era una nullità. Proprio non era nelle sue corde, non so, fare un discorso profondo, o dire una cosa intelligente, o carina, o sensibile. Ammesso che parlasse. Perché potevano esserci giorni in cui si sentiva in dovere di non pronunciare neppure una singola sillaba, apparentemente intento in ispirazioni imperscrutabili le quali verosimilmente neanche erano tanto ispirazioni, quanto semmai incomputabili dormite a occhi aperti senza sogni.

 

Il samaritano


L’avventore incontrò il samaritano con un cane…

«Ti sei fatto il cane?!»

«No. See! Mica è mio! È di una signora… Le faccio un favore…»

«Ah, glielo porti in giro. Come sei gentile…»

«Macché gentile! Mi paga! Sennò non me ne importerebbe niente! Eh!»

«E per quanto tempo dovrai farlo?»

«È in vacanza. Tra tre settimane torna…»

Trascorso un mese però l’avventore si rese conto che il samaritano continuava a portare in giro quel cane.

«Ma non è tornata la signora?»

«Sì, sì, è tornata. Però, dato che s’è trovata bene con me, ha deciso di lasciarmelo…»

«E a te va bene? Non è un impegno troppo grande per te, che lavori già di tuo tutte quelle ore…»

«Beh, mi ha aumentato un po’ il compenso settimanale. E in fondo non è che sia tutto questo impegno. Esce tre volte al giorno; cinque minuti, quando non ho tempo. E se piove delle volte neppure lo faccio uscire…», sorrise cattivo.

Passati altri sei mesi l’avventore rincontrò il samaritano. Ma adesso erano due i cani che portava in giro…

«Incredibile! Te ne sei fatto affidare un altro?!»

«Sì! Ahaha! La signora me ne ha rimediato un altro. E capirai… mi ha raddoppiato il compenso. Come potevo rifiutare? Era un vero affare. Tanto la fatica che faccio con uno è la stessa che faccio con due! Un vero affare!»

Ma l’avventore non si capacitava di una cosa…

«Sì, ma… Dove li tieni, me lo spieghi? Conosco casa tua… È piccolissima, con tutto il rispetto…»

«Li tengo, li tengo. Non ti preoccupare, che per qualche soldo si trova sempre un po’ di posto… Eh! Eh!»

Ma l’avventore era davvero roso da quella curiosità e voleva venire a conoscenza di quell’informazione…

«Seriamente, dove diavolo li tieni? In bagno? Ma se è uno stanzino?»

«Noo, non in bagno. Vuoi sapere dove li tengo?»

«Esattamente!»

«Li tengo… sotto il letto.»

«Come… sotto il letto?»

«Sotto il letto. Proprio così. E ci stanno benissimo anche in due… Ci stanno di un comodo che ne potrei tenere altri tre…»

L’avventore pensò con ribrezzo alla vita angusta che dovevano condurre quei poveri cani, con quel padrone malfido attaccato solamente al denaro. Non c’era spazio in quella casa per due bestiole di quella taglia, che neppure avevano un vero posto tutto per loro. Era naturale che ogni tanto uno dei due scappasse di casa in cerca di libertà, e di aria…

Altri sei mesi dopo l’avventore incrociò ancora una volta il samaritano, che si manifestava un po’ pensieroso.

«Che succede? È successo qualcosa?»

«Sì. Uno dei due cani, quello che scappava ogni tanto, hai presente?…»

«Beh? È scappato e non l’hai più trovato?»

«No, no. Figurati se mi scappa e non lo ritrovo più. No, è che l’altro giorno è svenuto. Allora mi è toccato portarlo al veterinario… E già quello mi rodeva molto, sia per la perdita di tempo che…»

«…Di denaro.»

«Beh, no. Tanto quello mi sarebbe stato rimborsato… Anzi, in questi casi aggiungo sul conto anche un extra per me, per il disturbo. Mi sembra giusto che sia così, no? Tanto quella signora basta che paga che è felice…»

«E allora?»

«E allora il dottore mi ha detto che ha un male incurabile e che non si può fare niente…»

«Capisco. Ti dispiace. Ti sei affezionato alla bestia…»

«Noo. È che, se muore, prenderò la metà di quello che prendo adesso…»

«Ah. Ecco… Senti ma tu fumi, vero? Sei un fumatore accanito?»

«Sì, perché? Che c’entra adesso questo?»

«No, niente…»

Ricotta andata a male


Apro la ricotta e l’assaggio. Fa schifo! È dolciastra, innaturalmente dolciastra. In più ha un retrogusto amaro! Dolcissima ma amarissima!, le dico.

L’assaggia anche lei. Dato che l’ha comprata lei, prende la mia sentenza come un’offesa personale. Per questo non accetta che possa essere andata a male o avere qualcosa che non va. È buona, dice con convinzione.

Beh, te la mangi tu, visto che a te piace, le dico. Esattamente come ha fatto con le mozzarelline di bufala. Anche quelle per lei non avevano nulla di anomalo. Mozzarelline che aveva comprato dal fruttivendolo egiziano che le teneva a temperatura ambiente il quale, per invogliarla a comprarle, le aveva detto che erano “fresche di giornata”! E lei ci ha creduto!

Il giorno dopo va a mangiare a casa di una sua amica. Al ritorno scopro che ha portato con sé la ricotta, con la quale si sono condite la pasta. E se la sono spazzolata tutta, la pasta!

Rido per minuti e minuti immaginando che l’amica si possa sentire male (amica che tanto normale non deve essere pure lei dato che ha mangiato quella ricotta senza batter ciglio)…

Il giorno dopo viene da me e mi dice che se voglio fare una passeggiata al parco mi accompagna.

Libertà di scrivere quel che si vuole


Libertà…

Che bello poterla esercitare.

Che bello scrivere quel che si vuole, ben sapendo che altri non lo fanno o non lo possono fare.

Che bello scrivere quello che non si troverà altrove.

Che bello scrivere quello che solo io scrivo, perché solo io posso scriverlo (anche perché non ho nulla da perdere).

Che bello fregarsene del falso moralismo, dell’ipocrita credulità e dover render conto solo a se stessi.

È da questa libertà che nasce il mio terzo, folle romanzetto dedicato all’amore e la morte.

Il più sboccato dei tre.

Il più imprevedibile.

Il più pornografico.

Il più fantastico.

E anche il più umoristico.

Il più libero.

Per l’appunto.

E si chiama Elizabeth.

*

Curiosità: ogni volta che ci lavoravo, spuntava sempre fuori questo nome da qualche parte, in televisione, in bocca a qualcuno, o in un libro che stavo occasionalmente leggendo. E io prendevo queste coincidenze come una specie di gioco del destino che voleva dire che ero sulla strada giusta e dovevo percorrerla tutta, quella strada. Chissà che questa storia non mi veicoli laddove non mi sarei mai immaginato…


Masha e l’orso


Okay. Lo ammetto. Alla mia età, qualche volta ancora guardo i cartoni animati. Ma solo quelli belli però, non mi giudicate male…

Per esempio uno di questi è rappresentato da Masha e l’orso.

Il punto di forza di questo cartone sono le evolute tecniche d’animazione, per prima cosa (tanto che sembra di assistere a un film animato più che a un prodotto seriale per la televisione). Ma non sono da meno sopratutto le azzeccatissime caratterizzazioni dei due personaggi.

Lui è un orso molto simile al classico orso Disney (ve lo ricordate?) che compariva nei cartoni di Paperino. Solo che ha un ruolo molto più paterno e affidabile, visto anche che si deve occupare chissà perché di quel frugoletto che si chiama Masha.

Lei d’altro canto rappresenta la tipica bambina “birba” che non si riesce mai a tenere a freno, piccola piccola, con la vocetta da bambina piccola (nella versione italiana è un maschietto che le presta la voce ma non sembra proprio), con gli occhi grandi da bambina alla quale è sempre difficilissimo dire di no.

Inoltre in ogni singola puntata c’è sempre qualcosa di interessante da apprendere, oserei dire, che riguardi una ricetta, o qualcosa inerente la cultura (di chi ha realizzato la serie), o qualcosa di sfizioso che riesce a tenere appiccicati allo schermo, o qualche trovata molto comica.

E poi la cosa bella è che è l’ideale per i piccolini (per i quali risulta molto stimolante) ma anche per i grandi, che dovrebbero trovarla molto divertente. A me più volte ha strappato un sorriso…

😀

Al mondo esistono ancora cartoni animati come questo, che di certo non sono negativi come altri…

 

Onde radio e WIFI…


Bello il wifi, vero? Però ci sono delle controindicazioni

a) Se la rete a cui ci si affida non è sufficientemente protetta, potrebbe essere molto semplice per un terzo individuo captare le pagine che visitate (con tutti i vostri dati).

b) Inoltre si sottovalutano sempre i rischi per la salute. Infatti, per dirne una delle tante, tenere un portatile con un dispositivo wifi attivo sulle ginocchia causa problemi oggettivi al vostro apparato riproduttivo…

Per questo motivo consiglio a tutti di:

1 scollegare la scheda del bluetooth (che tra l’altro immagino non userete mai) a meno che non sappiate che vi serva.

2 scollegare la scheda delle connessioni wireless, che attiverete solo nel momento in cui davvero vi collegherete a internet. Potete a questo proposito crearvi un pratico collegamento sul desktop che acceda ad essa, senza dover di volta in volta navigare nel pannello di controllo, cercare la scheda delle connessioni e abilitarla o disabilitarla manualmente. Vi basterà cliccare col tasto destro sul collegamento per accedere a un menù rapido che vi permetta di attivarla/disabilitarla. Questo, se avete un portatile. Ma il discorso in sostanza non cambia se utilizzate cellulari o tablet.

Infine dovreste interrogarvi sul proliferare del wifi nelle scuole e nelle biblioteche. Ricordo che gli individui più piccoli, per motivi biologici, sono predisposti ad assorbire maggiormente questo tipo di danni…

 

Trilaterale convalida


Parte I

L’anniversario con Lady Black capitò nel periodo in cui non ci vedevamo più. Odiavo quando succedevano queste cose. Infatti, in tali casi, accade sempre che uno non sappia poi come comportarsi… Che fare? Ignorare la cosa, come avrebbe fatto un qualsiasi vile uomo (quale io non ero)? Oppure palesarmi oltremodo algido, per trasmetterle quell’ovvio livore in parte rimasto inespresso tra di noi per via della separazione? Dovevo far finta di nulla, come un ipocrita, e condire il tutto di affettati punti esclamativi che apparentemente non serbassero in loro quei numerosi ostacoli nei quali il nostro rapporto si era imbattuto?

Per tradizione il nostro anniversario veniva festeggiato in due fasi. E nella prima doveva essere lei a rendermi omaggio con una lettera di circostanza; mentre nella seconda ero io che facevo lo stesso. Tale era la nostra usanza… Ma quando venne il momento, quell’anno, Lady Black non rinverdì la consuetudine e io ci rimasi male, poiché quella era la prima volta che lei non rispettava il nostro trattato amichevole.

Era poi così difficile spedire, una volta l’anno, una lettera con due righe sopra che magari avrebbero potuto essere anche del tutto formali e senza alcun contenuto, giusto per far sapere all’altro che ancora ci si pensasse nonostante tutto?

Volevo ancora bene a Lady Black, nonostante lei mi avesse lasciato in quella maniera vergognosa… gettandosi nelle braccia di quell’altro che da mesi la turlupinava di attenzioni e di baci. Lady Black non aveva trovato modo migliore di comportarsi: mi aveva lasciato, sparendo dalla mia vita, senza dirmi nulla; per poi infine un giorno, stravolgendo totalmente la natura del nostro rapporto, sputarmi in faccia quella ormai consolidata e inderogabile verità; proprio quel giorno in cui, agghindatomi come meglio non potesse fare un uomo, l’avevo coperta di regali immaginando che il nostro transitorio riavvicinamento avrebbe coinciso con il momento eccelso dell’amore…

Fu un brutto colpo per me apprendere quell’ambasciata. Dovetti dunque prendere coscienza che, quei foschi sentori talvolta affiorati dalla mia interiorità i quali mi sussurravano nelle orecchie che la mia Lady Black era in fondo una bagascia, erano fondati…

A ogni modo, per dimostrarle che non le custodissi alcun rancore, allorché non ricevetti la solita epistola da parte sua, decisi che valeva comunque la pena di inviarle la mia, di missiva, così che lei avrebbe potuto semplicemente dirmi che quell’anniversario le era passato di testa (lei che in verità non dimenticava mai nulla, e in special modo le date!); le avrei dunque fornito un’agevole giustificazione per uscirne innocente. E chissà che, qualora le condizioni fossero state propizie, non avremmo potuto anche riavvicinarci…

Successivamente a quel mio gesto distensivo, un po’ a sorpresa, lei effettivamente mi rispose, quando avrebbe potuto, a quel punto, ignorare quella lettera, se davvero avesse voluto non farmi riemergere dalla sua vita. Mi replicò (con contentezza decorativa) che sicuramente sarebbe accaduto che prima o poi sarebbe di nuovo passata a trovarmi.

Da ciò dedussi che: primo, avessi fatto bene a manifestarle il mio affetto immutato; e poi, che lei doveva essere di nuovo libera, svincolata da altri legami sentimentali, se davvero voleva rivedermi per ricomporre la nostra antica storia d’amore d’un tempo…

Al pensiero di poterla di nuovo stringere tra le braccia, mi accesi. Stavolta non vi erano dubbi che ci saremmo uniti carnalmente e viziosamente assieme come due boa in calore, per celebrare visceralmente ogni piacere e gioia dell’amore tantrico…

Ma il succedersi uggioso dei giorni mi fece intendere che Lady Black non si sarebbe più ripresentata nella mia vita… Forse, il suo, era stato solo un fremito originatosi dalla contentezza che io ancora la pensassi (nonostante lei avesse tentato di farmi, così poco cortesemente e correttamente, fuori dalla sua vita); o forse quel contentino era stato l’unica cosa che le era venuta in mente sul momento per accordarmi una (seppur fittizia) ricompensa di fedeltà. Fattostà che, i giorni trascorsero, e io mi convinsi che non avrei più visto le sciolte, sensuali membra feline di Lady Black stagliarmisi e strusciarmisi contro…

E quella fu la prima delle tre.

Parte II

Non molti giorni dopo ebbi un’altra pessima notizia dello stesso tenore. Ero in contatto da anni con un’altra donna che godeva e aveva sempre goduto della mia stima in modo incondizionato, stima che le elargivo con convinzione. La nostra amicizia era stata sempre sinceramente profonda, seppure, per comprensibili questioni di vita pratica, spesso si fosse momentaneamente arrestata o striminzita al limite massimo di quanto si potesse, anche se poi era sempre tornata a splendere rigogliosa e virginea come e più di prima appena le contingenze lo avevano permesso.

Fu proprio in quel periodo nel quale già Lady Black recise i contatti con me che quella persona mi si eclissò anch’essa per non farsi più sentire. Provai a mandarle dei messaggi che le chiedevano cosa le fosse accaduto e come se la passasse, ma niente: non ricevetti alcuna risposta. E sia chiaro che se lei fosse morta o se le fosse successo qualcosa di grave io, in un modo e nell’altro, l’avrei saputo tramite persone che conoscevano entrambi. Invece no. Lei era sempre lì al suo posto e continuava a fare le solite cose. Però sembrava che non volesse più avere nulla a che fare con me. Io non ne sapevo il motivo tuttavia. L’unica circostanza che in qualche modo avrebbe potuto spiegare quell’accaduto (per quanto si sconfinasse nella sfera dell’irrazionale e della parapsicologia) si poteva setacciare in alcuni cupi segni infusi in un sogno…

Una notte sognai che la mia amica piangesse copiose lacrime amarissime, e per colpa mia. Non ne capivo bene il motivo, se si trattasse di una mia mancanza, o di qualcosa che lei aveva scoperto su di me, o anche se qualcosa nel mio comportamento le aveva fatto capire che io ce l’avessi con lei in una maniera smodata e terribile, tanto da prenderla in giro e ripudiare tutta la nostra amicizia come essa avesse rappresentato il più tremendo degli sbagli.

L’indomani mi ero svegliato di pessimo umore per via dell’immaginario stato della mia amica; ma poi mi ero detto che si doveva esser trattato solo di un brutto sogno dopo tutto, e quindi avrei dovuto farmi sparire quella brutta sensazione di angoscia che mi fendeva l’anima. Amavo molto la mia cara amica e speravo che quella sciagura non sarebbe mai realmente affondata tra di noi a separarci…

A ogni modo, guarda caso, da quando feci quel sogno, il carteggio con la mia amica si interruppe e io non ebbi più alcuna notizia di lei, il cui nome era Madame Blond.

[nota della dottoressa: si tratta sempre di Margherita]

Parte III

Passò qualche altro mese e mi resi conto che anche un’altra mia giovane amica non rispondeva più ai miei appelli cartacei. Si trattava stavolta di Girl Red, una dolce fanciulla con la quale per la verità in passato avevo avuto qualche grosso fraintendimento, ciononostante ultimamente si era rivelata una delle mie compagne più fedeli e appassionate. Ma… anche lei, non la sentii più, dall’oggi al domani. Come se io non fossi mai esistito all’interno della sua vita. Come non contassi (e non avessi mai contato) nulla per lei. Come l’avessi mortalmente ferita con qualche mia scortese condotta. Girl Red sparì come le altre due.

Il punto era che queste tre rappresentanti del gentil sesso, Girl Red, Lady Black e Madame Blond, almeno parzialmente, si conoscevano. Ovvero sicuramente Lady Black era stata presentata a Madame Blond ed era al corrente che io la amassi e stimassi oltre ogni misura. Mentre Madame Blond viveva nella zona di Girl Red e davo per scontato che le due perlomeno di vista si conoscessero. Infine, per chiudere il cerchio, avevo scoperto quasi per caso come Girl Red fosse una vecchia compagna di scuola della cugina di primo grado di Lady Black. Non erano curiose tutte queste coincidenze?

Ritenevo verosimile che tutte quante loro in qualche modo alfine si fossero conosciute potendo ravvisare l’imprescindibile elemento comune che le appaiava, cioè me. Allora immaginai ci fossero state delle occasioni nelle quali esse si erano riunite per conversare di me confrontando le rispettive esperienze. Ma, possono, delle donne condotte da interessi parziali, discorrere di un uomo che a tutte loro intriga, senza farsi rodere da gelosie o invidie? Non poteva, il loro crudele confrontarsi, aver prodotto delle rivalità e delle malevolenze tali da provocare la mia distruzione per un’accusa di doppiezza pronunciata? Come se avessi preferito una piuttosto di un’altra, o mi fossi intrallazzato con tutte loro alle spalle delle altre, scegliendo di volta in volta quella che percepivo potesse darmi maggiori possibilità di conseguire un rapporto sessuale; come, pure, fossi stato, tutto sommato, solo un lestofante il quale avesse avuto il mero scopo di portarle tutte quante a letto, e per questo mi fossi dimostrato una persona assolutamente inaffidabile…

Temevo assai che queste voci calunniose avessero potuto originarsi dallo scorretto e smodato raffronto che poteva essersi tenuto fra esse. Purtroppo mi era noto come, delle donne abbandonate a loro stesse, generino il caos più sfrenato e atroce, in particolare se nelle loro trame maligne ci finisce di mezzo un uomo al quale tutte ambiscono…

E, fosse stato sul serio così, non avrei potuto farci più niente. Infatti, come avrei mai fatto a interpormi in un dialogo fittizio di cui neppure dovevo sapere dell’esistenza?

Sconsolato, sapevo che il mondo femminile fosse oltremodo ingiusto e implacabile quando ci si metteva, ben più di quello maschile. Così mi rimase solo il dolore di aver perso per sempre, dall’oggi al domani, tre persone care, e senza averne avuto alcuna colpa…