Elizabeth: Quel giorno…


Quel giorno Bikal, dopo aver inserito un centinaio di schede, decise che fosse ora di fare una pausa. E allora tirò fuori una rivista di videogames e la sfogliò svogliatamente, leggendo esclusivamente gli articoli dei giochi che avrebbe potuto acquistare.

Aveva messo le scarpe da ginnastica sulla scrivania e si era slacciato il camice bianco, come faceva quando voleva sentirsi perfettamente a suo agio, fingendo di essere il titolare dell’esercizio. Andava tutto bene anche se, come al solito, quel fottuto freddo, dopo qualche ora, gli era entrato nelle ossa e gli aveva gelato l’uccello, che gli si era tutto intirizzito. Quella sensazione di gelo se la sarebbe portata anche a casa, quando si sarebbe ritrovato nel confortevole calduccio del suo letto. Quella sensazione non lo abbandonava più, neppure d’estate. Bastava che la rievocasse mentalmente, che subito dei brividi gli scorrevano sulla pelle.

La luce rossa della spia si accese. Voleva dire che Ozzorn giungeva con un nuovo arrivo. Bikal si ricompose un minimo, giusto per non dare un’eccessiva immagine di sé d’incuria e disinteresse. Lo fece soprattutto ovviamente per coloro che avrebbero potuto accompagnare il suo socio.

Si avvicinò all’ascensore che di lì a poco si sarebbe aperto…

 

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