Uno studio in blu: parte 4/4


Huozzon rincasò da Olms più velocemente della volta scorsa. Anche in questo caso si ripeté il deja-vu con la governante. «Credo che stia mangiando!», gli disse lei, felice come una pasqua. «Ho sentito quando gli deve essere caduta a terra una posata. Tuttavia non sono intervenuta, perché non lo volevo disturbare. E lui non mi ha chiamato. L’ho poi udito passeggiare avanti e indietro come suo solito. Si sta davvero riprendendo, non so cosa gli abbia fatto, dottore…»

«Non gli ho fatto un bel niente, signora Hazzon. E questo perché non esiste forza in grado di smuovere quell’uomo cocciuto se egli non vuol esser smosso. Il mio apporto nella vicenda si è limitato, al momento, ad aiutarlo a rientrare in quella consuetudine nella quale tipicamente egli si muove…», rispose il dottor Huozzon apparendo leggermente scontroso. Ma la donna non si offese più di tanto perché lo sapeva un brav’uomo.

Entrando nella sua stanza, il cuore gli si dischiuse. Era vero: Scerloch Olms era seduto al tavolino, chino sul piatto, a mangiare un paio di uova con bacon, oltre che pane, formaggi italiani, e annaffiare tutto con acqua fresca.

«…Olms!», disse Huozzon per un attimo incapace di articolare altro.

Scerloch Olms alzò gli occhi dal piatto e gli fece capire che anche allora stava rimuginando su qualcosa. Eccolo! Era tornato lo Scerloch Olms di sempre! Lo schizzato che Huozzon aveva sempre conosciuto. La persona prematuramente vecchia che stazionava nel letto fino a poche ore fa sembrava non esser mai esistita.

A questo punto però la curiosità del medico era palpitante e non poteva più essere fermata. Se Olms era in salute, gli doveva delle improcrastinabili spiegazioni.

«Olms… Che ne dice di rendermi partecipe di quello che le frulla nella testa?! Comprendo che stia mangiando e che la mia richiesta possa sembrare inopportuna e cafona, per certi versi, ma credo di essermela merita, non trova? Oggi mi ha fatto consumare assai le suole delle scarpe…»

Olms continuò a nutrirsi e, tra un boccone e l’altro, gli disse alcune parole…

«Archivio… F… Ultimi arrivi… Sezione esotica…», disse con trascuratezza.

E Huozzon intuì di cosa si trattasse. Scerloch Olms redigeva continuamente un ciclopico archivio con le notizie che lo avevano colpito, o comunque da tenere a mente in casi simili e insoliti. Huozzon ne era istruito. Ma non ci aveva mai messo le mani, ritenendolo troppo complicato da consultare. Così rimase impalato.

«Che aspetta, Huozzon? Voleva sapere, no?», gli disse Olms seriamente.

«Ma io…», non seppe cosa rispondere. Ma poi si recò sbuffando presso i grandi scaffali che sapeva rappresentassero l’archivio. «E va bene Olms. Sembra che lei mi voglia far spulciare anche in questioni alle quali non mi ha mai fatto avvicinare…»

«È che lei non se ne è mai voluto avvicinare, Huozzon. Ma a ragione, visto che probabilmente non avrebbe compreso neppure di cosa si trattava», lo schernì.

«Olms, io…», balbettò.

«Archivio… F… Ultimi arrivi… Sezione esotica… Ah, dimenticavo. Consulti quello a destra, quello delle persone. Non quello dei fatti

Huozzon si arrese ai voleri del suo aguzzino. Aprì lo scaffale di destra e cercò la lettera F. Poi la sezione esotica, e poi gli ultimi arrivi. Non sapeva cosa rappresentasse la sezione F. A ogni modo arrivò a una scheda con delle date, dei nomi e sparute indicazioni circa le persone in questione.

«Credo di averla trovata, Olms… C’è una lista di nomi di persone… Saranno trenta. Ma se la data relativa a ognuna di essi conta qualcosa, vedo che la più vecchia risale circa a un mese fa.»

«Giusta osservazione, Huozzon. Si limiti alle ultime tre voci. Mi legga quello che c’è scritto…»

«Okay. Annilhus O’Brian… 25/02/[omissis]… Speleologo… Pierce Socheaux… 08/03/[omissis]… Gigante (circo)… Anton Vasastalopolus… 09/03/[omissis]… Commerciante mercantile…»

«È tutto, vero?»

«Sì…»

«L’avrei potuta fermare sul secondo. Ma non ne ero sicuro. La mia memoria ancora non si è totalmente ripresa…»

«Ma cosa le è accaduto, Olms?»

«Di questo discuteremo dopo… Sa, dovendo catalogare molte informazioni correlate tra loro, si rischia, non so se ha mai esaminato il problema da un punto di vista analitico, che tutto quel materiale finisca per ampliarsi molto più di quanto dovrebbe. E sa perché Huozzon?»

«No, Olms. Me lo dica lei.»

«Non perché si inseriscano notizie che poi magari non si depennino, come forse lei starà pensando. No, mi riferivo al fatto che si è molto tentati di duplicare le informazioni. Così lo schedario sarà sì più chiaro a una prima occhiata, ma risulterà molto più gravoso del dovuto. Invece io ho inventato un sistema che permette di realizzare una giusta compromissione tra la duplicazione e uno schematismo il più possibile stringato. Cosicché…»

«Olms! La vuol finire di farmi la lezione? Perché non si limita all’essenziale?! Sono già morte tre ragazzine! Torniamo qui…»

«Non ne moriranno di nuove, fino almeno a stasera. Si calmi, Huozzon. Comunque, cercherò di essere più conciso, come dice lei. In pratica… Mi legga il codice che ha omesso di leggere accanto alla seconda persona elencata.»

«Questo? È scritto piccolo e credevo che fosse di nessuna importanza…»

«Lo so, Huozzon. Lo legga.»

«Xd27328S-we. Se ho letto bene.»

«Lo vedremo subito se ha letto bene. Cerchi questa scheda nella sezione A. È in ordine alfabetico e non le sarà difficile accedervi rapidamente.»

Huozzon strinse gli occhi a fessura e fu tentato di dirgli che gli ci voleva più luce, o l’ausilio degli occhiali. Ma alla fine sbrigò quell’impellenza abbastanza alla svelta.

«Eccola qua.»

«E mi dica, riporta il nominativo della stessa persona dalla quale siamo partiti?», terminò di mangiare e si asciugò la bocca con un fazzoletto.

«Sì, Olms.»

«Allora vede che ha letto bene, Huozzon? Bene, mi porti la scheda qui. Il suo compito si è dimostrato essere utile e corretto, Huozzon. Le faccio i miei compimenti.»

Così venne fatto e la scheda finì nelle sue mani capaci. La vagliò con scrupolo e inedia.

«Come immaginavo… Il mio sistema d’immagazzinazione di dati funziona piuttosto bene, Huozzon. Lo dovrei far brevettare da Scotlaniar. Non si immagina quanto sarebbe loro utile… Ma non credo che tutti saprebbero servirsene così compitamente, quanto il metodo richiede… La Logica non è per tutti… Ma veniamo a noi, Huozzon. La vedo che scalpita…»

In realtà ormai il medico si era completamente rassegnato alla spavalderia dialettica del suo amico il quale lo sovrastava in ogni maniera. Ma meglio quello piuttosto che vederlo ridotto a un vegetale umano come poco prima, pensò il dottor Huozzon, riassaporando amare reminiscenze.

«È ora di svelare la soluzione del caso, Huozzon. È contento?», lo guardò con un risolino ironico.

«Direi. Sarebbe anche ora, Olms.»

«Bene. Cominciamo da “caviglie”. Questa parola credo che l’abbia colpita molto, non è vero Huozzon? Si chiederà come mai Scerloch Olms sapeva che sulle caviglie delle giovani donne uccise si sarebbero trovati dei segni del genere, non è forse così? Ovviamente una ragione c’è. Allora, Huozzon, il punto sta tutto qui: come ucciderebbe, lei, un soggetto (meglio se femmina, esile di corporatura) facendolo affogare senza però bagnarlo completamente in tutta la sua persona?»

«E le pare da poco la domanda che mi ha posto? Ce lo chiedevamo io e l’ispettore Les Trad…»

«Ma non siete giunti a nulla, giusto? E sa perché? Perché pensavate all’assassinio, al motivo di un assassinio del genere, senza soffermarvi a dovere sul mezzo, sul come. Infatti il come potrebbe essere preponderante sul perché. Qualche volta il perché non è tanto un perché, bensì un semmai…»

«Olms, credo che la malattia non le abbia affatto giovato al cervello. La trovo molto più cattedratico del solito, sa?»

Scerloch Olms sorrise spavaldo.

«Mi faccia concludere… Dunque le sto dicendo che forse chi ha ammazzato le signorine non era detto che le volesse ammazzare, dopotutto. Forse le voleva solo punire, o castigare, o torturare. E forse non si rendeva ben conto che così avrebbe finito per ammazzarle, anche se lui stesso avrebbe preferito altrimenti…»

«Tortura, dunque… Mmm…»

«Le si sta smuovendo qualcosa nelle meningi, Huozzon? Adesso ha capito?»

«…Gli avrebbe ficcato la testa in una bacinella colma dell’acqua del Tamigi? Un tipo di tortura acquatica che ha invero una certa storia, se non erro…»

«Non erra. E ci si è avvicinato, ma non abbastanza. Il torturatore voleva, sì, rendere quell’effetto di affogamento nelle sue vittime, ma forse non era nemmeno troppo avveduto da ottenerlo in quel modo. D’altronde abbiamo già detto che deve essere un tipo molto rozzo e presumibilmente…»

«…Molto forte.»

«Esatto, Huozzon! Per la precisione un gigante! Perché il tipo afferrava le povere fanciulle imberbi direttamente per le caviglie e poi le tirava giù nelle gelide acque del Tamigi, Huozzon! Questa era la forma di sevizia che gli era venuta in mente per ottenere la loro compiacenza!», si accese.

«Tutto ciò è mostruoso, Olms! Inoltre il tipo doveva essere assai grosso e corpulento per giostrare con abilità una tale pratica barbarica!»

«Esatto, Huozzon! Vedo che comprende! Per questo la lista di persone che mi ha letto comprendeva gli individui di statura più rivelante che si sono visti nell’ultimo mese approdare a Londra!»

«Olms… lei è un demonio! E da cosa ha intuito che il nostro ricercato fosse colui che mi ha detto e non uno degli altri due?»

«Per rispondere a questa interrogazione dovrò mettere in gioco l’altra parolina per la quale lei si è dato così diligentemente da fare: “reggicalze”.»

«Una delle donne non ne era provvista, Olms, gliene rendo conto adesso. E su di essa erano più rilevanti i segnali della corda. La quale immaginavo fosse stata applicata, in ultima istanza, anche alle altre giovinette. Ora lei però mi dice che il bruto si è limitato ad appenderle a testa in giù…»

«Presumo che in quel caso magari le caviglie della femmina gli stessero scivolando di mano, così che il barbaro si sia chiesto se non sarebbe stato meglio giovarsi del supporto di una corda. Esperienza che non lo deve aver lasciato molto soddisfatto, dato che la volta dopo è tornato ad affogarle appendendole a testa in giù solo con le mani… Ma adesso dobbiamo tornare all’obitorio insieme!»

Come una furia ridiscese le scale trascinandosi dietro lo sbigottito dottor Huozzon. Indossati i soprabiti, si avviarono. E nell’ora successiva Olms gli spiegò il resto. Appurarono che quelle calze che le giovinette indossavano dovevano venire con tutta probabilità dalla Francia, dovevano esser esse stesse francesi e indossare abiti francesi, come francese era quel gigante del circo che le aveva torturate per far loro accettare di prostituirsi per lui. Mesi fa Scerloch Olms aveva letto su di una rivista di uno strano caso avvenuto in Francia: si trattava di una storia complicata e misteriosa che vedeva ricercato un uomo molto alto e robusto che si approfittava di giovinette scomparse da casa le quali aveva trasformato contro la loro volontà in sgualdrine da due soldi. Adesso egli e quel circo, a cui si era scoperto fosse legato, si erano spostati in Inghilterra, forse perché ormai avevano percepito che si fosse addensato troppo clamore sulla loro condizione di possibili assassini…

Scerloch Olms e Huozzon si recarono a Scotlaniar, dove istruirono l’ispettore Les Trad, assegnato al caso, delle loro scoperte. Olms gli disse anche che riscontri cercare qualora avessero eseguito una perquisizione e sopratutto dove.

A fine serata il caso era del tutto risolto e rimanevano da stabilire unicamente le complicità degli altri membri del circo, i quali era improbabile non sapessero nulla delle turpi macchinazioni del gigante, il quale tra l’altro non era neppure troppo intelligente e quindi era molto poco verosimile si fosse occupato della vicenda fin dal principio tutto da solo.

Ma a Huozzon rimaneva però un oneroso dubbio da dover esplicitare, invero non confacente affatto parte della vicenda criminosa. Così trovò il coraggio di domandargliene dopo cena…

«Olms, adesso mi può dire a cosa era da attribuirsi quel suo insolito stato inibitorio in cui l’ho visto stamane? Essendo il suo medico personale credo che lo debba sapere. E si ripeterà?», gli chiese con una traccia di sentita preoccupazione.

Olms lo guardò quasi commosso percependo la bontà nell’animo dell’amico.

«Mi ero fatto spedire una sostanza che si diceva fosse in grado di curare la melancolia acuta che delle volte mi prende.»

«Il pacchetto proveniente dal Sud America…»

«Esatto. Ma tale sostanza si è rivelata piuttosto inadatta alla bisogna, devo dire. Tra l’altro sapevo che in taluni soggetti potesse causare anche più di un fastidio. Come è stato per me… Per cui credo proprio che non la prenderò più.»

«Dio sia lodato, Olms», disse il dottor Huozzon rimuginando sulle droghe che delle volte il suo caro amico assumeva per tentare invano di liberarsi di quegli oscuri mali dell’anima che talvolta lo brandivano.

 

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