Bastona il razzista


C’era ingente attesa circa il grande Convegno sul Razzismo. E tutti già sapevano che si sarebbero scontrate quelle due cospicue dottrine seminali, quella del professor Perlinghetti e quella del professor Limacciotti, cioè dei due più grandi luminari in materia di sottocultura fascista.

Ed effettivamente le cose, fin dai primi giorni di convegno, andarono così. Ed entrambi i professoroni si batterono utilizzando tutte le armi della retorica e della logica e della scienza in loro possesso.

Il professor Perlinghetti sosteneva che i razzisti fossero così principalmente per via di un’educazione carente o bacata avuta nella loro triste esistenza di feccia incolta e arretrata. Ma il professor Limacciotti ribatteva che non era affatto vero, perché il razzismo non era tanto una piaga sociale originatasi da un triste passato, quanto invece proprio una libera scelta all’idiozia più esacerbata che ci potesse essere, perché ormai, nell’era di internet, dell’informazione, e della connessione, non poteva più sussistere ragione valida per poter affermare che chi fosse razzista lo fosse per disgrazia e sfortuna, per un retaggio del suo infausto passato menzognero e disimparato…

Ma il professor Perlinghetti non ci stava. E allora ribatteva pugnace ribadendo la tua teoria e diceva che non si potevano ignorare gli ingenti danni che genitori assenti o ignoranti potevano compiere su quei poveri marmocchi che poi un giorno sarebbero diventati razzisti. Non si poteva rimuovere in toto il fattore ambientale e neppure quello genetico, a dirla tutta. Perché da degli studi recenti assolutamente affidabili, a sentir lui, era ormai stradimostato che da geni razzisti fosse molto facile far germinare altri geni razzisti. Quindi in certi casi i razzisti erano quasi condannati a essere le merde che erano…

Ma qui il professor Limacciotti, seppur accettando le congetture iniziali sulle quali si basava la teoria dell’altro, si inalberava rigettando le conclusioni del suo stimato collega. Il professor Limacciotti diceva che c’era sempre la possibilità di scegliere in fondo, per cui il razzista poteva aver subito, sì, una vita difficile nei primi anni dell’infanzia, che pure erano, questo lo ammetteva, i più rilevanti di tutta un’esistenza. Tuttavia, crescendo, il razzista non poteva non essersi accorto di come fosse davvero il mondo, non poteva non sapere che la sua fissazione altro non fosse che un mucchio di leggende superate derivate pure dalla segreta paura che la sua carente cultura sociale fosse un giorno soppiantata da quella dell’altro, del diverso, cioè da una vera cultura sociale, non certo quella sua accozzaglia di valori pseudo patriottici e nazionalistici che altro non erano che un mucchio di merda nel mare della merda… Il razzista non poteva non sapere che è assurdo discriminare a seconda del paese di provenienza o per il colore della pelle, perché sarebbe stato come dire a esempio che tutte le donne erano in fondo puttane (principio, questo, in cui a dire il vero infatti molti di essi credevano sul serio), o che chi avesse il naso lungo fosse un cattivo soggetto, o che le persone con la pelle chiara avessero le emorroidi con maggior facilità di quelli con la pelle scura (seppure il convincimento che i membri della gente nera fossero mediamente più lunghi di quelli di tutti gli altri pareva avesse delle comprovate basi scientifiche)…

Ma, inutile dire che questa presa di posizione ancor più netta da parte del professor Limacciotti, cagionò un ulteriore inasprimento nel professor Perlinghetti, così la sua visione del razzismo divenne ancora più fiscale. E si arrivò all’ultimo giorno di convegno con le due fazioni col coltello tra i denti: da una parte c’erano quelli che in finale sostenevano che il razzismo fosse originato principalmente dalle cattive esperienze pre-adolescenziali; dall’altra c’erano quelli che affermavano che ciò non sarebbe mai bastato come scusa, perché un individuo è quel che è soprattutto perché nel corso della sua vita matura un percorso di autocoscienza che, in genere, lo porta comunque a essere ciò che era destinato a essere, quindi nel caso del razzista meramente una paurosa cacca patologica che per l’appunto nutre immotivati timori di soppiantamento da parte di un altro essere umano (per di più solitamente sconosciuto).

Tutto il mondo guardava con il fiato sospeso i risultati di questo dibattito globale al quale non si poteva dare una degna conclusione di convergenza, e ciò era assai spiacevole. Così fu fondamentale la decisione presa dai fautori del Congresso stesso di creare un’apposita commissione che si incaricasse di far confluire per l’appunto le teorie dell’esimio professor Perlinghetti con quelle del parimente rispettabile professor Limacciotti.

E invero la commissione riuscì nel suo intento. Perché alla fine sia il professor Perlinghetti che il professor Limacciotti si dichiararono d’accordo sul fatto che il razzista, di qualunque natura fosse stato il suo status, era una feccia che non si meritasse alcuna scusante. E dunque, finché sarebbe stato tale, andasse bastonato. Punto e basta. Bastona il razzista!, divenne il motto del Convegno. E tutto il pubblico del Convegno applaudì. E anche i giusti e gli onesti lo fecero. E da allora fu stabilito il legittimo diritto di prendere a calci nel culo qualsiasi razzista, in particolare se appartenente a movimenti di destra o indossante una camicia verde, per la sola ragione che si palesasse tale. E tutto il mondo ci guadagnò e i fascisti scomparvero presto dalla faccia del pianeta…

Lieto fine. 🙂

3<–

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...