Quando Ariel e Miriam si persero

 

Non ne potevo più di esser trattato a quella maniera, come non esistessi, da lei che in precedenza mi eri stata così vicina, complice. Quindi quel giorno sbottai e comunicai a Belosh tutto il mio malcontento per quella situazione di cui sapevo di non aver avuto nessuna colpa. Belosh, come fosse un fratello, mi propose una possibile interpretazione dei fatti (ed era invero assai plausibile), ma io non potevo contentarmi di quella semplice verità, non potevo accettare ch’essa potesse avere delle ripercussioni così pesanti su di me, io che avrei dovuto esserne avulso (perché i sentimenti tra due persone non dovrebbero mai essere influenzati dai sentimenti che intercorrono con altre persone)…

Il giorno appresso Belosh venne da me, mi disse che aveva parlato con Miriam, la persona che mi faceva soffrire, e lei aveva decisamente negato tutto. Ovvio: non poteva ammetterlo, tanto più di fronte a Belosh, lei che era la regina dell’Ipocrisia.

Ne rimasi deluso, ma non feci altro che sommare altra delusione a quella già provata in precedenza. Belosh mi suggerì di parlarne direttamente a lei.

Il giorno dopo mi recai a lavoro molto prima del previsto. Avevo un diavolo per capello non avendo abbracciato alcuna pace nel sonno. Insolitamente, trovai anche lei, Miriam. La sua presenza, a quell’ora anticipata, era una condizione che non si verificava da mesi, quando mi era ancora amica, nel periodo in cui probabilmente essa, tale circostanza, la faceva accadere appositamente, per ritagliarsi uno spazio da condividere solo con me. Notai subito la strana casualità. Mi misi al mio posto cercando di badare ai fatti miei.

Eravamo soli. Esplorai la sua faccia. Dolente, come non mi si mostrava da mesi. E stavolta non mi celava nulla. Le chiesi se avesse qualche grattacapo (intendendo di lavoro) ma lei disse che era tutto okay. Bene, allora perché sembrava così afflitta?

Pensai fosse venuta prima di proposito, per chiarire. Aveva un senso. E fui a un passo dal dirle qualcosa del tipo:

Senti, ti volevo parlare, se hai un attimo

Lei avrebbe detto che ce l’aveva…

È da un po’ che ho acclarato una cosa che certo non mi fa felice, e te ne vorrei chiedere il motivo

Qui forse mi sarei bloccato e sarebbero iniziate a sgorgare le prime lacrime, così da rivelarle, a lei come a me stesso che non me lo volevo ammettere, quanto fosse diventata importante per me, spropositatamente importante. Così, forse, non sarei stato in grado di procedere. Ma qualora ce l’avessi fatta, allora le avrei detto ancora…

Comprensibilmente, non posso pretendere di piacere a tutti. Però proprio non capisco perché prima ti comportavi con me come fossi davvero mia amica, e difatti ti sentivo molto vicina, mentre adesso, adesso… sei così lontana. Mi eviti, non mi parli. Sembra ti sia diventato, progressivamente, sempre più odioso…

Ero lì lì dal farle questo discorso quando mi resi conto che… No, non potevo. Per primo perché ne sarei stato troppo coinvolto e avrei fatto la figura di chi non sa accettare la fine di un amore (di qualunque tipo sia). Per secondo perché… che cosa avrebbe mai potuto rispondermi lei? Non esisteva un motivo giusto per comportarsi in quel modo, per trattarmi così disumanamente. Dunque lei non avrebbe potuto che affermarmi una serie di scuse una dietro l’altra…

Sai, il lavoro mi stressa… Sai, sono in una fase della mia vita in cui sono prossima a compiere mutamenti molto importanti…

Sì, ma allora perché questo atteggiamento lo tieni esclusivamente con me mentre con gli altri ti comporti esattamente come prima?! Questa domanda (alla quale non sarei comunque mai giunto poiché mi sarei fermato prima per via della commozione) l’avrebbe inchiodata. E allora, non potendomi ammettere la verità, che dato che la sua situazione sentimentale era cambiata con l’altro allora ciò si ripercuoteva pure su di me (il che, tra l’altro, avrebbe avvalorato l’implicita ammissione della mia importanza per lei, dato che dunque potevo essere equiparato al livello dell’altro), non potendo far altrimenti, Miriam mi avrebbe sormontato con una sequela di bugie, su bugie, su bugie. Bugie che non sarei mai stato in grado di sopportare perché avrebbero umiliato troppo l’autenticità del sentimento nutrito per lei…

Così, quel giorno, la ebbi così prossima mentre eravamo da soli, con lei tutta costernata che era venuta appositamente prima per favorire il nostro chiarimento… ma non feci nulla per porlo in essere, quel chiarimento. Perché non potevo farlo.

Ariel è pazzo di me, ma io sono già impegnata…

avrebbe pensato lei da ultimo, inorgogliendosene, qualora avessi tentato di affrontare l’argomento.

Quel giorno cominciai a trattarla come mi trattava lei: con studiata disaffezione. Questo l’avrebbe fatta infuriare. E da allora, se possibile, le cose tra di noi andarono anche peggio.


Questo racconto può essere inteso come una specie di antefatto circa il libro che uscirà tra non molto, “La sottile fascinazione degli opposti”.

2 pensieri riguardo “Quando Ariel e Miriam si persero

  1. Mi chiedo spesso perché sia così difficile vivere con spontaneità. Hai voglia di dire o fare una cosa? Dilla, falla! Senza pensare a cosa potrebbe pensare l’altro, al suo orgoglio, alla sua reazione.
    resta l’incognita: si peggiorano delle situazioni (destinate comunque a precipitare) con l’azione o con la non-azione?
    Nel dubbio: agire secondo ciò che detta la volontà, senza freni.
    Se la causa è persa in partenza tanto vale togliersi lo sfizio.

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    1. la penso come te. però in questo caso ariel già sapeva che miriam l’avrebbe respinto. non poteva andare altrimenti, perchè lo stava già facendo, e con studiata costanza. in quel momento ariel avrebbe forzato la mano se davvero avesse cercato di cambiare le cose. quindi non è stato tanto per paura di esporsi alle pubbliche prese per i fondelli che sicuramente sarebbero seguite, se non l’ha fatto, ma solo perchè, se doveva dirsi la verità, lui già sapeva le balle che lei gli avrebbe risposto. d’altronde lei non aveva alcun modivo valido per estrometterlo dalla sua vita in quella maniera vigliacca e ipocrita. fossero rimasti amici il problema neppure si sarebbe posto. ma lei no! lei doveva troncare! miriam è una grande “stronzetta”! 😉

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