Michail Bulgakov: Il Maestro e Margherita


Intorno agli anni ’30 Michail Bulgakov ebbe grossi problemi con la censura sovietica.

Difatti gli venne impedito sia di lavorare che sopratutto di pubblicare i suoi romanzi. Da questa premessa angustiante e opprimente nacque nell’autore un profondo scoramento che generò quello che fu il racconto “All’amico segreto”, che può considerarsi il primo abbozzo su carta dell’idea base de “Il Maestro e Margherita”.

Questo racconto è molto diverso da quello che sarà il libro. Per cominciare è scritto in prima persona. Poi è completamente focalizzato sulla figura di un autore (che sarebbe lo stesso Michail Bulgakov) che non riesce a pubblicare il suo romanzo e finisce per imbattersi nel Diavolo. Mentre, nel libro che ne seguirà, il ruolo dello scrittore con le ali tarpate sarà, se vogliamo, molto più marginale, se si considera lo spazio abnorme dedicato alle stravaganti avventure del Diavolo.

Un’altra enorme discrepanza è che, nel libro, l’intenso malessere di Bulgakov per il Comunismo russo è assai sublimato. Tanto che, leggendolo oggi, ci si potrebbe anche non render conto di quanto per lui fosse capitale la figura del Maestro e delle sue pene, seppure la splendida metafora dell’iniquo processo che subisce Gesù prima di essere crocifisso possa indirizzare verso la corretta interpretazione dei fatti.

Anche la figura di Woland, del Diavolo e delle sue malefatte, è necessaria di una decodificazione non banale. Infatti, se da un lato tramite essa l’autore mostra il suo disprezzo per coloro i quali nella vita reale avevano intralciato la sua arte (ai quali fa subire i tiri mancini del Diavolo), dall’altro c’è ragione di ritenere che si possa fare un facile parallelismo tra le azioni brutali di Satana e i modi cruenti del regime stalinista… Comunque, come detto, ritengo che questo odio che Bulgakov esprime sia molto sublimato.

Per quanto riguarda il resto, Il Maestro e Margherita, a mio giudizio, oltre a risultare eccessivamente prolisso circa le avventure luciferine a Mosca, si palesa essere talvolta un po’ confuso nella narrazione e troppo teatrale, cosicché il lettore possa confondersi circa la corretta rappresentazione di alcune scene. Seppure, resta inteso, Michail Bulgakov sappia scrivere molto bene.

In ogni caso è uno di quei libri che, una volta letti, rimangono dentro.

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