Anarcolessia: Personaggi secondari



Il Dottore Nero

Quando l’ho creato non avevo nessuna immagine particolare in mente. Solo pensavo… come si comporterebbe un medico, un importante luminare dotato di senso etico, se fosse costretto a curare persone immensamente sgradevoli, mafiose, ripugnanti, malvagie? Non gli scaturirebbe qualche istinto primordiale di soppressione, da realizzarsi anche a costo della propria vita? Da qui nasce il Dottore Nero…

Curiosità: è casuale che il Dottore Nero sia un fan di Battiato e ascolti Centro di gravità permanente. Ho inserito questa canzone perché mi piace molto e perché si prestava a essere in sintonia con i sentimenti catartici del dottore in quel momento della storia (uacciuwariwari)…

Il Soldato Buono

Lavora nei servizi segreti (o simili) e ha accesso a un mucchio di informazioni che possono essere assai utili ad Adrian e al suo gruppetto. In realtà è un membro esterno e non appare mai, limitandosi a dare il suo fondamentale appoggio senza farsi vedere. Fa il doppio gioco ma è dalla parte proba però!

Sir Whitechapel e Bonzio

Anche Sir Whitechapel e Bonzio sono ispirati a personaggi mooolto reali che un tempo facevano coppia fissa, ma che oggi si sono divisi. Non tragga in inganno il nome Whitechapel: l’ho usato solo perché in quel periodo avevo in mente (ero andato in fissa, e lo sono tuttora) per la stupenda opera fumettistica di Alan Moore, From Hell, nella quale si descrivono le immaginarie peripezie di Jack lo squartatore a Londra, e dunque anche a Whitechapel che è un suo quartiere…

Dopo aver letto Anarcolessia, sapreste dire a chi sono ispirati sir Whitechapel e Bonzio? 😉

Tamarandini

Mentre stavo scrivendo la seconda parte della storia, venne fuori un certo scandalo sessuale che sicuramente ricorderete (che era inquietantemente simile a quello che mi stavo accingendo a descrivere!, e questo spero che vi faccia intendere che io non avevo bisogno che i giornali mi confermassero la bassezza di alcuni infimi personaggi: me la potevo immaginare assai facilmente da solo. Gli individui rivoltanti lo sono molto più di quanto noi poveri, normali, esseri umani possiamo solitamente ritenere…). Ed ecco perché questo personaggio porta questo nome così caratteristico… C’è altro da dire? 😉

RosaNera

È un personaggio assai insolito… Compare fugacemente, ma turba non poco Frollo. Inoltre Adrian (che è il capo incontrastato di tutto) non la conosce!

RosaNera aiuta i paladini a compiere la loro impresa…

Penso che dopo la sua apparizione vi rimarrà qualcosa di irrisolto dentro, qualcosa che vi farà lambiccare il cervello cercando di capire che cosa volevo dire introducendo siffatta figura…

Se davvero lo volete sapere, a costo di rovinarvi parte della sorpresa e del gioco, vi posso dire che per me ha un significato esoterico, fatalistico, provvidenziale (come Manzoni lo intenderebbe). È una sorta di messaggera di Dio: è un elemento soprannaturale che attesta che gli eroi saranno aiutati anche dall’alto per raddrizzare questo sporco mondo e per rindirizzarlo finalmente laddove avrebbe sempre dovuto portarsi fin dalla notte dei tempi…

Per questo rivelo solo in quel momento che Adrian, pur essendo l’uomo più anarchico del creato, crede in Dio (che secondo alcuni può essere una contraddizione, ma non per me)…

A ogni modo chiunque può intendere questo personaggio come vuole e attribuirle quindi il significato che preferisce…

Juliano

In realtà questo personaggio è appena citato (credo una sola volta!) e nemmeno accennato… Dunque perché l’ho inserito in questa lista?! Boh! Forse perché nella mia testa è un personaggio importantissimo… Infatti dovete sapere che uno dei paragrafi del libro che non ho mai trovato la voglia di scrivere è proprio quello in cui si spiega il salto evolutivo compiuto nel pensiero del giovane Adrian, cioè come, un semplice idealista, giunga a quello che sarebbe diventato il suo irrinunciabile credo (capace di salvare il mondo intero) Questo Juliano dovrebbe essere una specie di santone in grado di realizzare nella realtà il sogno di fondare una comunità nella quale tutti i componenti di essa si amino e si rispettino reciprocamente cagionando l’uno l’arricchimento dell’altro, così come dovrebbe essere fra tutti gli esseri umani…

Questo paragrafo avrebbe dovuto essere inserito nella seconda parte, laddove si vede come Adrian coinvolge tutti i membri nel suo piano di amore eversivo. Però non l’ho realizzato… Forse perché esso sarebbe stato troppo diverso dagli altri brani…

Ultima cosa: Juliano è ispirato a un professore che ebbi modo di conoscere all’università, il quale era tra i più apprezzati dagli studenti per via della sua preparazione e per il suo buonsenso. Però credo che lui non si intenda molto di anarchia (ma chissà)…

Anarcolessia

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Roma addio!


L’aria di Roma è sempre stata molto umida e inquinata, da quando me la ricordo. Però ultimamente mi sembra che sia oltremodo peggiorata e non la sopporto più. Lo scorso anno l’allergia (forte) mi è durata svariati mesi (quando solitamente poteva perdurare intensamente, non so, due o al massimo tre settimane).

Inoltre, nei giorni in cui il sole è oscurato, si forma a Roma una tale cappa che davvero non so voialtri come facciate a respirare (io non ci riesco). E nulla mi toglie dalla testa che il male che mi è capitato recentemente sia figlio anche della pessima aria malsana che mi tocca respirare tutti i giorni (Alemanno, sappi che ti ritengo responsabile in prima persona di questo e sto studiando una maniera – lecita – di fartela pagare cara)…

Così mi viene voglia di prendere e abbandonarla, questa Roma che non mi appartiene più. Che l’aria di Ostia (il mare) mi faccia molto meglio?

1 centesimo


Seduto su una panca, in un parco pubblico. Usufruisco del wifi, navigo gratis.

Con la coda dell’occhio scorgo un tizio che invece di passarmi davanti diritto, effettua una brusca sterzata verso di me. Non c’è dubbio che venga qui. Impreco mentalmente. Che diavolo vorrà questo tipo? Ma già me lo immagino: questua.

Infatti comincia con la tiritera: mangiare, famiglia, bambini a casa, un centesimo, anche solo un centesimo. Immerso nello schermo del portatile, scrollo la testa fin dal principio. Ma quello non si arrende. È dei tipi assurdamente tenaci che tentano di prenderti per sfinimento. Reitera i suoi “argomenti” all’infinito (mentre io neppure l’ho guardato una sola volta), tanto che mi chiedo: ma quando la finirà? Il suo non è tanto un modo ostinato di elemosinare, quanto ormai piuttosto una maniera per risultarmi più sgradevole possibile.

È lì da trenta secondi che non se ne va e io gli avrò scrollato la testa già una trentina di volte. Insiste: un centesimo, un centesimo. Come a dirmi. Ma almeno un centesimo ce l’hai, no? Non ci credo che non ce l’hai… Ma io ancora scuoto la testa come a dirgli: ma pure se te lo do ‘sto centesimo (fosse pure se te lo offrono tutti quelli che incontri) ma che cazzo ci fai poi col mio centesimo?! Un fico secco! Dunque, il nostro, è un dialogo muto che esprime molto più di quanto non appaia evidente.

Ma io so che il tipo appartiene alla razza di coloro che se gli dai un dito poi si prendono tutto il braccio. Se anche gli dessi quel cavolo di centesimo, appena gli faccio vedere il portamonete, poi mi attaccherebbe una pippa per avere qualche altro spicciolo…

No, non ti darò neppure un centesimo. Primo perché mi sei antipatico. Secondo perché non si rompono così le scatole alle gente. Terzo perché ho il netto sentore che tu sia un pezzo di merda. Quarto non faccio elemosina a fumatori del cazzo (che poi neppure l’ho vista la tua sigaretta, ma mi sento che ce l’hai)… Potrei andare avanti con questa lista all’infinito…

Dato che neppure lo guardo in faccia deve pensare che sono molto preso da ciò che invece sto guardano sullo schermo digitale. Così viene dalla mia parte e spia che cosa sto mirando. È a un passo dal sedermisi vicino (il che sarebbe davvero troppo. Già non è che sia molto carino quello che ha fatto. Esisterebbe una cosa che si chiama privacy, ma vaglielo a spiegare a questo testardo buzzurro qui).

Finalmente l’omuncolo decide di soprassedere. Deo gratias! Si dirige dal vecchio sulla panchina successiva, al quale dà i medesimi problemi. Ma il vecchio lo contrasta frontalmente, lo guarda in faccia, allarga le braccia e gli parla dicendogli che anche lui è povero. Così l’accattone se ne va via presto. Ma prima di abbandonare il parco, decide però di passare ancora una volta dalle mie parti. Ed ecco che ricomincia con la sua litania ammorbante…

È chiaro come la luce del sole che lo fa solo per rompermi le palle: sta cercando la lite. E sento che le pulsazioni mi aumentano e sarei capace di rispondergli a muso duro. Però non so se posso permettermelo. Infatti ultimamente il mio corpo è molto debole e temo assai gli effetti che potrebbero scaturire da una contesa qualsiasi. Non posso farlo. Non posso neppure dire alla gente quello che penso di loro in questo ultimo infausto periodo.

Riesco a trattenermi. Mi chiedo: quanto ci metterà stavolta prima di andarsene? E se poi non se ne va, che faccio?

Ma quello, alla fine, con mio grande sollievo, se ne va…

Una mezz’ora dopo lo incontro persino in strada mentre torno a casa (è dunque ancora nei paraggi). E lui appena mi vede è preso da un moto di rabbia che lo spingerebbe quasi a rivenirmi sotto con la solita storia. Per fortuna, da ultimo, desiste (perché da me non otterrà niente, dopo tutto). Ma se avesse raggranellato soldi sufficienti per la giornata, allora forse sarebbe venuto a cercare di attaccar briga, lo stronzo.

Tu pensa se devo stare a confrontarmi con questi tizi…

Il seme della follia – l’integrale (fumetto)


 

I disegni (forse perché in originale riprodotti su fogli giganteschi mentre in questa edizione sono ridotti ad un comune formato comic book) risultano mooolto confusi. Ma anche i dialoghi sono moooolto confusi, e sembrano scritti da un bambino piccolo che gioca con il vocabolario, oppure ricordano quelli strampalati di certi manga giunti abusivamente in Italia e venduti con traduzioni del tutto inventate (per questo non si capiva niente, eh! Poi l’ho capito!… Ma quest’ultima ipotesi, per l’opera in questione, mi sento di escluderla, dato che l’editore della stessa è molto serio…)!

Diciamo semplicemente che è inutile fare fumetti colorati benissimo (e a una prima occhiata assai attraenti per gli occhi) se poi il fumetto stesso lo butti via perché, stringendo, fa schifo.

Non l’ho neppure letto tutto per quanto ne sono rimasto schifato!

Votato alla privazione


Una volta me la passavo sempre male. E tutta la mia vita era votata a un dolente quanto aulico sacrificio, il quale ormai compievo macchinalmente senza accorgermene. I momenti brutti erano molti di più dei momenti belli i quali, quando avvenivano, però apparivano gaudenti e brillanti come pochi…

Poi mi imborghesii poiché subentrò un rassicurante benessere. Così, quando il male tornò, mi manifestai impreparato ad accoglierlo.

Ero una volta votato al sacrificio e non lo sapevo.

E oggi che non ci sono più abituato, ciò mi rimane insopportabile e non mi spiego come facessi prima.

Anarcolessia: Jolanda


Jolanda

Anche Jolanda (nella prima versione si chiamava Iolanda) è un personaggio assai particolare. A differenza delle altre due donne, in lei non vi è traccia di (esteriore) passione affettiva, poiché il triste passato che ha vissuto ne ha minato ogni sorta di stimolo in tal senso.

Jolanda è un personaggio tragico, una donna che avrebbe potuto spezzarsi per aver subito la violenza dell’assassinio di entrambi i genitori. Ma, piuttosto che arrendersi, Jolanda nutre la sua smisurata voglia di giustizia e ciò la porta a divenire (praticamente con le sue sole forze) l’alternativa armata più credibile nei confronti dello Stato fascista (prima della comparsa sul campo di Adrian).

Purtroppo per lei però la sua strategia è fallace e contiene al suo interno un macroscopico errore logistico (oltre che essere incompleta da un punto di vista ideologico). Per questo Adrian la raccoglie poco prima che sia catturata e annichilita, rendendola il suo braccio destro (al quale sarà destinato un futuro di regia di primo piano, quando egli si eclisserà per completare la rivoluzione globale seguendo altre misteriose strade in giro per il mondo).

Anche Jolanda è stata costruita basandomi sulle fattezze di una ragazza molto semplice e vera che mi piaceva molto allorché la conobbi, prima che ci perdessimo di vista… 😦

Anarcolessia

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Antonio Tabucchi: Sostiene Pereira


Sostiene Pereira mi fa pensare a un altro libro di Tabucchi (quello della testa tagliata…), sostiene Giordano. Anche lì si parlava sommessamente di violenza, fascismo, viltà e di cosa sia giusto fare e cosa non, arrivando a ragionare che fosse oltremodo necessario esporsi circa alcuni temi fondamentali, tanto più se essi riguardano da vicino il concetto cardine di cosa voglia dire essere un essere umano (e non c’è bisogno di aggiungere “onesto”), sostiene Giordano. Anche lì era la panciuta figura di un uomo di mezza età (che avrebbe preferito starsene per i fatti propri e non avere problemi) alla quale alla fine spettava il compito di portare in alto lo stendardo della giustizia, della verità e dell’antifascismo…

Ma in Sostiene Pereira la narrazione è più regolare e focalizzata sul nostro eroe, che eroe non vorrebbe essere e anzi non è mai stato, sostiene Giordano.

Sostiene Pereira è stato scritto circa venti anni fa, quando in Italia stava subentrando la cosiddetta Seconda Repubblica (che sarà pure peggio della Prima). Dunque Tabucchi scrisse questa opera quando di fascismo (concreto) non si parlava quasi più e anzi iniziavano le corse sempre più sfrenate verso il centro, anche da parte di esponenti politici che si erano sempre vantati di essere di destra (leggi Fini). Eppure… quanto era ancora attuale quest’opera, e quanto lo è oggi. Il motivo è presto detto: il fascismo è un cancro velenoso e pruriginoso con un altissimo grado di proliferazione. Cioè è duro a estirparsi e anzi non sarà mai estirpato finché il mondo resterà misero come è adesso…

Pertanto W Tabucchi sempre, sostiene Giordano!

Questo romanzo è dedicato a tutti i pretucoli, i burocrati, i giornalisti, i militari che con la scusa del “tengo famiglia” hanno sempre leccato il sedere ai più forti facendo finta di non vedere. Voi codardi dovreste tutti leggere questo libro. Chissà che non impariate almeno quello che siete e che sempre siete stati, sostiene Giordano…

Cani arsi vivi in Ucraina


Dovete sapere che il randagismo in Ucraina è davvero un problema sociale. Per le strade girano così tanti cani (poiché, evidentemente, nessuno si è mai interessato a ovvie politiche di sterilizzazione) che chi li governa ha pensato bene che ci fosse bisogno di una bella ripulitura (tanto più che l’Ucraina si appresta a ospitare un importante evento sportivo come gli Europei di calcio, e tale efferata pratica di cui dirò è stata accentuata recentemente proprio per questo motivo…).

Così, che cosa hanno pensato bene di fare questi “buontemponi” ucraini? Semplice: rastrellare le strade con forni crematori ambulanti nei quali gettare senza troppe premure tutti i cani raminghi incontrati sul loro percorso i quali non siano stati abbastanza ratti da darsela a gambe…

Sì, avete capito bene! Questa cosa non accade nel Cile di Pinochet e neppure nella Germania nazista di Hitler! No, accade oggi in Europa, in Ucraina! Nella stessa Europa che comprende anche l’Italia, dove una tale attività sarebbe chiaramente illegale poiché verrebbe considerata come crudeltà verso gli animali…

E personalmente non posso tollerare una cosa del genere. Perciò ho scritto questo post che spero venga letto dal maggior numero di persone possibili. Inoltre scriverò una bella email (furibonda) all’ambasciata ucraina in Italia e mi farò sentire… E invito voi a fare altrettanto. Basta poco. Bastano due righe nelle quali affermate che deplorate un siffatto barbaro comportamento di un paese che si dice civile…

Se fossi stato un tifoso disposto a partire in Ucraina per seguire gli Europei, a quest’ora avrei disdetto tutto. Nel mio piccolo credo che mi dedicherò al boicottaggio delle partite degli Europei che daranno in televisione. È un piccolo gesto, ma sempre meglio di niente (e comunque non sarà l’unico).

Se vivessi in un paese decente ci penserebbe magari un ministro degli Esteri o dello Politiche allo Sport a stigmatizzare tale arretrato comportamento ucraino sulle prime pagine di tutti i giornali. Ma purtroppo questo non è…

Lancio infine questo messaggio:

NON FATE TURISMO IN UCRAINA, UN PAESE CHE SI È DIMOSTRATO ESSERE COSÌ BARBARO CON GLI ANIMALI!

L’email dell’ambasciata ucraina in Italia è la seguente: segretaria@amb-ucraina.com

L’ospite indesiderato


Me ne accorgo quasi per sbaglio. Butto un occhio e lo vedo, lì, disteso sulla schiena che sembra proprio morto. È così grosso e lucente che fa paura. Non è proprio nero, è più tra il nero corvino e il rosso carminio ramato. Ha zampe molto lunghe. E fa davvero schifo.

Oltraggiato dalla sua esistenza, mi interrogo su come toglierlo di mezzo. Quel mezzo chilo di scarafaggio certo non può rimanere sul mio panello per cucinare. A proposito, è proprio sotto la canna fumaria, quella che non funziona essendo stata murata ormai secoli fa. Magari e proprio da lì che viene. Forse lì si è fatto la tana. Se l’umidità e i vapori non gli danno fastidio, sarebbe un posto ideale che non verrebbe mai scoperto. Il pensiero che lì dentro da qualche parte vi sia il resto della sua famiglia, o magari anche un’intera comunità della sua genia, mi procura avversione… Meglio non pensarci (e poi, se davvero fosse, ogni tanto dovrei avvistarne uno anche solo per sbaglio quando mi alzo per andare in bagno di notte, no? Cosa che non avviene da lustri, se non decenni…).

Ma è davvero morto? Il suo indugiare supino sarebbe indice inequivocabile che sia così, però… Non so, ho la vaga impressione che, nonostante le apparenze, possa essere vivo. Non mi sembra proprio stecchito. È come se le sue antennette o le sue zampette siano ancora troppo molli per poterlo dare per spacciato. Gli insetti hanno il rigor mortis?, mi chiedo.

Per prima cosa devo accertarmi se è davvero morto. Visto che è vicino a un fornello gli apro il gas per vedere come reagisce. Niente. Il metano non gli dà fastidio. Allora accendo il fuoco (e mi viene in mente che forse ha quel colorito particolare poiché il poverino è caduto sul fuoco. In tal caso la sua morte deve essere stata decisamente orribile…). Tuttavia anche il fuoco non lo fa reagire. Deve essere morto. Oppure potrebbe essere che, all’altezza a cui si trova, quel fuoco in realtà quasi non lo avverta.

Mi coatto a considerarlo morto. Però quando viene il momento di prenderlo con un pezzo di carta e metterlo nel secchio dell’immondizia, mi avvampa ancora un più che profondo rimasuglio di ribrezzo. E se poi quello appena lo tocco mi si muove in mano? Che indecenza! Non ci posso pensare! Tale ipotesi mi procura un fastidio panico al quale mi accorgo di non saper resistere. Tanto che per qualche minuto non riesco a prendere alcuna decisione in merito e devo allontanarmi dalla cucina per non perire nei morsi della ripugnanza.

Ma poi mi dico: insomma! Che ti prende?! È solo un insetto morto! Perché ti comporti come una femminuccia? Razionalizza! Non ti può fare niente, e anche se fosse vivo al più potrebbe tentare una fuga disperata…

Allora torno di là e lui è sempre lì che fa il morto. Sbaglio o mi è sembrato di vedere le sue zampe/antenne (non distinguo il davanti dal dietro) muoversi? Sarà per via della corrente d’aria che io stesso ho generato…

Basta! Adesso prendo un pezzo di carta rigido e lo metto nel secchio, che tra l’altro è proprio lì a pochi centimetri. Potrei farcelo cadere semplicemente, senza fatica. Poi lo guardo e penso che però è così grosso che potrei sbagliare mira…

Lo ammetto: ho paura. Mi fa troppo disgusto! E se mentre lo muovo con il pezzo di carta quello aziona quelle sue enormi zampone come un grillo e mi si getta in faccia?! E se non fosse uno scarafaggio… bensì una specie di calabrone? Dalla mia posizione non si capisce per niente se abbia delle ali o meno. Anzi, il dorso è così grosso e lucido che… davvero quelle potrebbero essere delle ali pronte a ravvivarsi appena lo tocco.

Suvvia, mi dico, smettila di frignare. Adesso tu vai lì e lo fai! Avanti. Non è complicato. Due secondi e passa la paura. Lo tocco con il pezzo di carta e quello mi sfugge subito e si posiziona curiosamente con le zampe che toccano il terreno. Strano che sia ricaduto subito in quella posizione, penso. Chissà perché ancora ho il dubbio che sia vivo. Ma se lo fosse, una volta toccato, non dovrebbe essersi già ridestato per bene? Effettivamente…

Osservo le sue antenne muoversi leggermente. Sarà sempre per via di una corrente d’aria, oppure il tipo è agonizzante ma ancora vivo? Sarebbe terribile se lo fosse, vivo, anche perché mi troverei ad avere a che fare con un insetto provato negli ultimi istanti della sua vita. E io non voglio essere l’ottuso essere umano che aumenta il suo travaglio proprio quando il poverino dovrebbe invece essere lasciato stare per morire in santa pace…

Cambio pezzo di carta. Me ne serve uno più lungo. L’ipotesi che sia ancora vivo e che mi schizzi sugli occhi mi fa troppo spavento. Mi ci devo avvicinare il meno possibile.

Ma adesso la mia strategia è cambiata: appena me lo ritroverò sul pavimento lo schiaccerò con la ciabatta. Giusto per essere sicuri che così perisca in ogni caso. Se per caso il poverino è in agonia, allora sarò colui il quale porrà clementemente fine a essa.

Lo tocco un’altra volta con il pezzo di carta lungo e lui… Stavolta lo vedo bene! Fa qualche passo e si sposta di due centimetri! Dunque è vero! Non me lo sono sognato! È ancora vivo, anche se mezzo morto, stordito!

Scappo in camera da pranzo indeciso sul da farsi.

Le mie angosce erano purtroppo vere. Dunque tocca a me ammazzarlo. Ma non è detto a questo punto che ci riesca una volta che l’avrò buttato a terra, perché quello allora potrebbe trovare le ultime energie per un’accelerazione sgattaiolante, per andare a nascondersi laddove io non posso arrivare…

La situazione si complica parecchio poiché capisco che dovrò ammazzarlo direttamente dove si trova adesso, sul pannello per cucinare. E ce lo avrò molto più vicino alla faccia di quando non sarebbe se fosse a terra e lo dovessi schiacciare con una pedata. Non potrò usare i piedi per ammazzarlo… No, dovrò usare le mani… Che ribrezzo!

L’arma candidata a cassarlo è sempre la solita… Tuttavia, osservando le ciabatte che indosso, mi rendo conto che non vanno bene. Sono troppo morbide! Potrebbero non funzionare. E non voglio correre il rischio di doverlo inseguire per tutta casa per assestargli più di un colpo (e anche per lui, morente e ansante, sarebbe un martirio troppo crudele che non intendo assegnargli). No, confido di farlo fuori con un colpo secco. Uno e solo uno deve essere. Sia per il mio bene che per il suo.

Già una volta mi trovai in un imbarazzo simile e allora (all’epoca ero bambino e ingenuo) scelsi come arma una forchetta, la quale infilzai senza pietà nella schiena del malcapitato confidando che sarebbe morto all’istante. Ma in quella occasione purtroppo non fu così e lo vidi contorcersi per qualche secondo tra dolori che immagino saranno stati acutissimi e lancinanti. Fu uno spettacolo terribile per il bambino che ero e io non lo voglio assolutamente rinnovare, adesso che sono un adulto grande e consapevole, fautore dell’eutanasia.

Mi reco in camera da letto e prendo una scarpa con il tacco in gomma dura. Questa andrà bene. Già me lo vedo tutto spiaccicato vicino al fornello. E che schifo sarà poi dover ripulire… Ma tant’è. Non mi sembra che abbia altre alternative.

Adesso devo fare l’uomo, mi dico. Devo essere forte e assestargli un colpo netto. Ce l’ho a pochi centimetri. Mi abbasso per vedere la sua faccia (mi sembra che mi dia le spalle ma sarebbe oltremodo inconsueto. Perché, essendo un suo nemico, dovrebbe invece tenermi sott’occhio). E quando i miei occhi si fissano su di lui, avviene un altro fatto che mi darà molta afflizione. Quello, sentendosi osservato, ha un fremito di paura e con le scarse energie residue, si muove indietro per qualche centimetro (sembra rabbrividire di paura, lui di me). Ma poi si ferma (non ce la fa proprio, il poverino).

L’accaduto mi fa pensare che, anche se mi sembra incredibile, anche gli insetti sono dotati di sensazioni basilari assimilabili a primitivi istinti molto simili a sentimenti grezzi. Il fatto di dargli tormento nella sua ultima ora mi dà a mia volta molto dispiacere… E io che pensavo che fosse solo uno stupido bacarozzo nero, sozzo, parassita della società umana. Invece anche lui è una creatura di Dio, si dice così, no?

Tentenno. Perdo nuovamente il coraggio. Abbandono la stanza. Mi verrebbe quasi da lasciarlo lì. E se gli concedessi, nei suoi ultimi momenti, di essere lasciato solamente in pace, come lui vorrebbe? Ma come si fa?… Vedere quel coso là, ogni volta che andrò in cucina, con in più il timore che si volatilizzi e me lo ritrovi chissà dove, magari sul pane raffermo sotto il forno, mi procura più di un’incertezza. Eppure provo a lasciarlo lì qualche minuto e ogni tanto lo vado a trovare per vedere se e di quanto si è mosso.

E lui, poverino, ha capito l’antifona. Ha capito che sono interessato a lui e che vengo a spiarlo, così tenta di trascinarsi via. Vedo che prova a recarsi verso il muro. Se arriva lì è salvo. Non sarò capace di inseguirlo perché il pertugio tra la macchina per cucinare e la parete è troppo stretto e dunque io lo lascerò stare.

Ma passano i minuti e lui è ancora lì. Non si può andare avanti così. Ho ancora la scarpa in mano e devo usarla una volta per tutte. Lui lo intuisce e allora credo che tenti un ultimo sforzo supremo. Lo vedo scattare per diversi centimetri a quella che sarebbe la sua solita velocità. Dunque non sta così male!, penso. La sua deve essere stata tutta una finta! Ma certo, delle volte gli insetti si fingono morti per scoraggiare i loro avversari. Però non mi risulta che tale tecnica sia assimilabile anche alla razza degli scarafaggi…

No. Non è affatto così. Mi inganno. La verità è che ha tentato il tutto per tutto, ma si è accorto che le forze non gli bastavano neppure per buttarsi di sotto. Infatti adesso annaspa nell’angolo, incapace di spostarsi oltre anche di un millimetro.

Ecco… È il momento. Adesso o mai più… Mi avvicino. Alzo la mano destra su di lui (che sembra guardarmi indifeso) e scaglio il colpo.

Sento più il rumore che altro. Alzo la mano. Lui non c’è più. È scomparso. Lo cerco con disgusto sotto la scarpa, dove mi aspetto di trovarlo spiaccicato. Ma non c’è neppure lì. Sulla suola neppure un segno (liquido o solido) di lui. Ma dove si è ficcato?

Lo cerco per terra ma non lo vedo. Rinfresco l’idea che in fondo avesse potuto volare. È per questo che adesso non lo vedo più.

Continuo a cercarlo fino a quando arguisco il modo più sensato in cui devono essere andate le cose. Così scovo anche il suo nascondiglio. È caduto nell’antro stretto tra la macchina del gas e la parete. Proprio dove voleva scappare lui a un certo punto. Ma non me ne accorgo subito, poiché lì è davvero molto buio. Occorre che mi munisca di lampada portatile per fare luce (in tutti i sensi) sulla vicenda.

Eccolo lì. Ha assunto una strana posa semiverticale, accanto alla parete. È caduto proprio male. Ha il dorso appoggiato alla parete. Sembra un uomo che, ferito a morte, stia compiendo un’ultima incommensurabile fatica per rialzarsi.

Mi fa pena. E non mi sembra si muova. Decido di abbandonarlo là per qualche minuto e ogni tanto vado a vedere se si è mosso.

Le prime volte lo trovo spostato di pochi centimetri. Dunque è ancora vivo. In qualche modo non si è presa la scarpata bella piena. Forse l’ha schivata all’ultimo gettandosi nel vuoto per una sorta di istinto di sopravvivenza. Chissà…

Continuo a visitarlo maniacalmente. Mi viene anche in mente di infilare la scopa in quella fessura e di tirarlo fuori, ma poi…? Mi ritroverei al punto di partenza…

Passano i minuti e le ore e vedo che lui ormai non si muove più. Posso distinguere come si sia nuovamente coricato di spalle, un po’ appallottolato, nella posa in cui lo avevo scorto all’inizio. Dunque è così che vuole morire. E io lo lascio fare: se questo è il suo ultimo desiderio perché non dovrei esaudirglielo?

Rimarrà lì fino a quando qualcuno non lo troverà. Io farò finta di niente. E quando verrà rinvenuto sarà definitivamente, infine, spirato.

Sono passati alcuni giorni. Anche oggi è ancora lì.