Anarcolessia: Le fasi della realizzazione



Quando rileggo dei componimenti del passato, mi succede sempre una delle seguenti due cose:

  1. mi dico: oddio come è scritto male! Dovrei abbandonare per sempre la scrittura! Sono una pippa!

  2. mi dico: madonna come è scritto bene! Ma che davvero l’ho scritto io questo portento?! Sono un grande! Finché avrò forza, devo continuare nella mia opera!

Anarcolessia (che si chiamava “La vendetta del proletariato”) in principio apparteneva al primo caso e fu scritta in due fasi, distanti anche più di un anno tra di loro. Tutta la prima e la seconda parte furono scritte di getto in poco tempo (confrontando le bozze pubblicate sul blog, ciò si evince facilmente).

Anche l’ultima terza parte doveva concretizzarsi da lì a breve, ma mentre la stavo scrivendo persi entusiasmo per la storia e dovetti bloccarla. La completai molto più recentemente, quando mi ricapitò in mano, la rilessi, ne rimasi nuovamente catturato e trovai l’ispirazione necessaria per terminarla definitivamente (l’idea di base me l’ero già appuntata ed era comunque ben desta nella mia memoria, per cui non stravolsi nessuno dei fatti principali ai quali avevo già pensato).

Alla fine, questa ultima parte, risultò essere molto diversa dalle precedenti (forse anche troppo, pensai). Infatti era molto più enfatica, epica per certi versi, retorica (mentre nelle prime due trovavo che non ci fosse poi così tanto spazio per la filosofia, l’etica, l’esistenzialismo).

Così, quando mi misi in testa di sistemare sul serio la storia per pubblicarla, dovetti fare in modo che le tre parti non finissero per essere troppo stridenti (per toni e atmosfere) tra di loro.

Inoltre mi accadde di dovermi confrontare con tutte le bizzarrie sintattiche che all’epoca applicavo a iosa, sia per capziosità, che sopratutto per mancanza di esperienza (infatti Anarcolessia fu tra i primissimi racconti che realizzai, quando ancora ignoravo molte delle regole base del processo di scrittura)…

Per l’improba impresa, rischiai che mi venissero i capelli bianchi (e delle volte fui sul punto di arrendermi perché, come molti scrittori sapranno, qualche volta è meglio abbandonare totalmente vecchie cose piene zeppe di errori e di storpiature, piuttosto che accanirsi a ripulirle…) e fui anche tentato di riscrivere interamente le prime due parti… Ma no! Quella era la mia giusta punizione per aver scritto così male all’inizio! Così dovetti espiare la mia colpa mettendomi al tavolino, facendomi venire la cefalea (come Frollo), per, lentamente, apportare quelle modifiche necessarie che rendessero l’opera più leggibile, corretta e fruibile… E alla fine credo di aver reso Anarcolessia un’opera sufficientemente completa e omogenea.

Anarcolessia

id: W8C9U7pMvmc


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