Il ponte rotto

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Piero.
Io l’ho visto. Se ne stava tutto solo nel sole e nella pioggia e tutti gli sfrecciavano intorno per la fretta. Però invero delle volte molti turisti ne rimanevano incantati e gli scattavano delle foto. E lui, pur non essendo affatto vanitoso, con la sua contegnosa ritrosia, si lasciava fotografare.

Monique.
C’era un tempo in cui era giovane e forte e tutti passavano su di lui. Allora conosceva coloro che lo attraversavano, uno per uno: presenziava ai loro piccoli o grandi drammi, ma mai si intrometteva, perché non era compito suo. Lui lo capiva subito se uno era buono, oppure era marcio dentro e cercava sempre nuovi modi per fare del male.
Poi l’Impero finì e quasi tutto cambiò.
Ma lui andò avanti molto più di quanto si credesse… Però un giorno anche lui fu colto dal declino. Nessuno sa se fu un terremoto o una bomba della guerra più feroce che lo resero mozzato… C’è qualcuno che sostiene sia stato per una cosa piuttosto di un’altra, ma chi può dire con esattezza come è andata? Solo lui ce la potrebbe raccontare, se solo potesse parlare.
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Pietro.
Ha accanto un ponte nuovo, uno di quelli moderni pieni di cemento e super travi portanti il quale sembra molto solido (però quando ci passano dei mezzi particolarmente pesanti, trema tutto e pare quasi che stia per cadere; ma forse un ponte, per essere costruito bene, deve essere fatto proprio in questo modo: deve saper oscillare).
Il ponte nuovo pare guardarlo dall’alto, anche se sono alti più o meno uguale (e, di certo, quando è stato edificato si è cercato di ispirarsi al vecchio ponte rotto), con dell’altezzosa superiorità. Sembra dirgli: “Guarda ogni giorno quanti veicoli passano su di me e vanno veloci! Puoi dire tu lo stesso? Certo che non puoi! Perché tu sei inutile e rotto (ed infatti tutti ti chiamano il ponte rotto)! Tu non servi a niente perché un ponte interrotto (e tu addirittura lo sei da entrambi i lati!) ha esaurito la sua funzione e dovrebbe essere abbattuto! E io so perché nel tuo caso non l’hanno fatto: perché attiri i turisti. Solo per quello. Sei una specie di fenomeno da baraccone, altrimenti non ci sarebbe più posto per te in questo mondo ultramoderno!”.
E il ponte rotto, anche se conosce i pensieri del ponte nuovo, non se ne cura e nemmeno gli risponde. A che servirebbe farlo? E poi, a dir la verità, non gliene frega niente di quello che possa pensare quel superbo ponte nuovo. Sennò ovviamente gli farebbe notare l’elevato numero di persone che lo attraversano a piedi (al ponte nuovo) solo per potersi fermare a guardare lui, che, pur essendo solo un umile ponte rotto, attira più buoni pensieri di tanti altri che sono in perfetta efficienza strutturale…

L’ambientalista.
Il ponte rotto dovrebbe essere eroso dallo smog o dall’acqua che, sotto di lui, scorre incessantemente. Ma nessuna di queste due forze è riuscita a farlo fuori. Per lo smog è stato favorito dalla sorte: un suo vecchio amico vento gli soffia sempre vicino da secoli (ma lo fa delicatamente, per non causargli alcun impiccio). Così lo smog viene tenuto a distanza e se lo respirano solo quegli stessi uomini stupidi che lo producono (che poi muoiono di tumore e se ne dispiacciono pure! Che strani esseri sono gli umani!).
Per quanto riguarda l’acqua sottostante, è più o meno lo stesso discorso: scorre così cheta che non gli può erodere niente. Però nell’ultimo secolo quest’acqua si è fatta sempre più torbida e acida (e infatti anche molti pesci sono scomparsi e non torneranno più ad abitarla). Per questo, se anche fino ad oggi il ponte, in un modo o nell’altro ha retto, c’è da immaginarsi che prossimamente le sue fondamenta verranno da ultimo intaccate dai veleni disciolti nell’acqua (e sarà forse quello a cagionarne l’implacabile fine?)…

Lucrezia.
Mamma! Mamma! Guadda i’ ponte! È hotto?! Pecché?!… Pehò è bello i’ ponte hotto!…
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Il poeta.
Solo i piccioni, ma sopratutto i gabbiani (poiché questo è il loro territorio), possono raggiungere il ponte rotto, e così posarsi su di lui sereni per dedicarsi a indisturbate abluzioni con il becco piatto, lisciandosi le penne per bene.
Vorrei essere un uccello anche io e poter atterrare su lui. E poi fermarmi per sempre lì a mirare la gente. Anzi, credo che, se davvero potessi raggiungerlo, non guarderei più la gente, la quale mi risulterebbe indifferente, ma mi dedicherei a stare tutto il giorno con il naso all’insù a vedere il cielo, le nuvole e il sole. Che bella vita sarebbe la mia… E chi avrebbe bisogno di nulla! Starei così bene che mi basterebbe quello per potermi dire vivo.

La sognatrice.
È così vicino eppure irraggiungibile. Nondimeno deve esserci un modo per arrivarci. Scorgo di sotto, alla sua sommità, che forse c’è un passaggio. Forse ci sono delle scalette che portano sopra. Ma se mi sbaglio poi potrei rimanere incagliata là sotto, dove c’è solo ombra. E non vorrei certo passare gli ultimi giorni della mia vita così miseramente.
No, se ci arrivo dovrò farlo da sopra. E adesso capisco… Potrei scavalcare la balaustra nel punto in cui in linea d’aria il ponte rotto mi è più vicino. E dunque effettuare un salto molto lungo ed andare ad atterrare su di lui… Sarebbe un salto prodigioso (e se cadessi finirei indubbiamente per rompermi l’osso del collo ed affogare), ma il solo pensarci mi fa credere che questo miracolo possa realizzarsi.
Così sarei l’unica a raggiungere il ponte rotto… E potrei accamparmi lì per sempre. Lì dove nessuno mi verrebbe a scocciare. Là dove non esiste il tradimento. Là dove in ultima istanza le cose hanno la loro giusta prospettiva, che può essere colta solo se si è sopra il ponte rotto.
C’è anche parecchio spazio là sopra. Ed io, organizzandomi, potrei realizzare una specie di saletta dove si dorma, una in cui si cucina, mentre tutto il resto sarebbe il mio studio ricreativo-meditatoio alla luce del sole, dove, immersa in quella pace, potrei afferrare le teorie esistenziali più vere e finalmente giovarmene.

Il ponte rotto.
Sto tutto il tempo in finestra a guardare il mondo che mi scorre intorno. Posso fare solo questo ormai, ma non me ne dispiaccio. Non mi annoio mai. Ho praticamente sempre gli occhi aperti. E ci sono momenti in cui c’è più caos, o momenti in cui quasi c’è quiete; ma da queste parti qualcosa succede sempre; così, se pure socchiudo gli occhi un attimo a riposarmi, poi succede che qualcuno mi sveglia. E io sono felice di ridestarmi e di concedergli la mia attenzione.
Sono muto e posso solo osservare, però è un grande spettacolo assistere allo scorrere della vita, al succedersi dei granellini di sabbia che un giorno formano un forte e alto muro, e poi all’improvviso vengono distrutti e tornano solo granellini di sabbia. Così, all’infinito. Così come sarà pure il mio destino.
Qualcuno penserà che dall’alto della mia torre qualche volta mi senta solo, ma non è (più) così. Un tempo, secoli fa, capii che cosa significava davvero vivere, e da allora non l’ho più scordato.
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Un fiore.
Mi sento fortunata di essere stata portata qui dal vento, sul famoso ponte rotto. Lui è un tipo tranquillo e molto silenzioso. Mi fa sentire protetta e non mi ha mai dato alcuna delusione. Si sta bene su di lui. Mi ispira una quiete incredibile. Ed io, che sono solo un delicato fiore nato per vezzo, ne ho davvero bisogno e mi rispecchio in lui.

{All’inizio ci volevo scrivere solo una poesia. Ma poi la prosa ha preso il sopravvento sul resto…}

19 pensieri riguardo “Il ponte rotto

      1. Ma dai! Magari ci vieni! Ci andiamo assieme! <3<3<3 E' vicino casa mia anche se è collegato male. Ne parliamo quando finisce la pandemia, okay? :-*
        E dire che mi hai detto che era un commento di poca importanza (sì, era finito negli spam, se fai il giro dall'Australia, capita ;-)) Adesso sto rilasciando un mucchio di endorfine… Wonderful!

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      2. Conosci abbastanza Roma? Io fino a qualche tempo fa, come molti romani, la idealizzavo. Oggi la considero la perfetta estrinsecazione di una società marcia, morta, che non sa e non vuole accettare di esserlo.
        Fossi in te lo prenderei un impegno dopo pandemia, anche se vago. Tanto più che non è detto che magari tra un mesetto rimetteranno le stesse restrizioni iniziali. E poi è bello sperare e avere qualcosa da attendere, almeno per me. ❤

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      3. E’ l’innamoramento dello straniero, che è diverso dal turista; sicuramente sono curiosa di scoprire l’impatto che mi fa ritornarci dopo anni e con un cuore diverso.
        Dopo la pandemia per forza: in programma ci sono Roma, il mare, Eurodisney, il mare, un mese continuativo nel lodigiano da parenti, e poi l’ho già detto il mare?

        Non posso dire di conoscere bene Roma, nei tre mesi in cui ci ho vissuto tentando di mettere una radice sottoterra mi sono comportata come una romana: cioè niente visite, niente musei o monumenti, o quasi; in compenso ho quei tre o quattro posti dove ho piantato una bandierina, e che non stanno dentro le guide.

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      4. Difatti, io che sono romano, ai musei ormai non ci pensao quasi più.
        Però ci sono un paio di posticini che è da un po’ che forse potrei azzardarmi a visitare, anzi diciamo ad andarci, perché il termine visitare mi fa venire un po’… d’ansia! 😀
        Poi se vuoi mi racconterai del tuo breve soggiorno a Roma…

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      5. 😀 Ovviamente io sono romano di genitori romani, ma sono un romano atipico. Non era forse ovvio, conoscendomi? 😉 Effettivamente spesso la gente non crede che io sia romano! 😀 Anche gli zingari alla stazione termini credevano fossi un turista per quanto gli apparivo diverso (e allora cercavano di turlupinarmi) 😀

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