Come mi inculai gli alieni

{Questo schizzato racconto di fantascienza nasce (come del resto tutti i racconti che ho scritto di questa tipologia) da un sogno che ho fatto… Non vi stupite, quindi, se lo trovate assai stravagante e folle…}
Ero a lavoro ed avevo appena dato le dimissioni. Ma prima di andarmene, volevo riservar loro qualche bello scherzetto, che si erano ampiamente meritati (tuttavia, stranamente, al momento non ricordo esattamente quale fosse stato quel loro grave torto, tale da cagionare questa mia rilevante decisione). Curiosamente quel giorno avevo rincontrato anche il mio vecchio addestratore, Jean Pier, un tipo un po’ originale che per circa un anno mi aveva introdotto nei non semplici meandri della fisica quantistica e dei suoi delicati equilibrismi. Non so perché Jean Pier scelse proprio quel giorno per passare a farmi un saluto. So solo che mi ritrovai da solo con lui ad elaborare la mia strategia di ritorsione.
«No, il tesserino sarebbe meglio se non lo tenessi…», mi consigliò.
«Ma è proprio tramite questo che ho in mente di dimostrare a tutti che quello che farò è sacrosanto e sostenuto dalla costituzione…», ribattei io.
Quel tesserino elettronico mi permetteva di accedere ad aree riservate dell’azienda che mi avrebbero permesso di dimostrare ai giudici che avevo ragione io, e che in quell’amministrazione si compievano degli scempi che meritassero di essere puniti (tuttavia non ricordo quali fossero questi scempi e in che modo avrei attuato la mia azione punitiva).
«No.», mi disse Jean Pier. «Sarebbe meglio se quello lo abbandonassi.». Mi fissò con uno sguardo profondo: ed allora decisi di fare come diceva lui. Lui conosceva quell’azienda molto meglio di me poiché, prima di trasferirsi, vi era rimasto per dieci anni. «Sarebbe una prova del tuo abuso, capisci?», mi disse infine, già comprendendo di avermi convinto.
«Va bene. Seguirò il tuo suggerimento. Ma prima di lasciare la baracca e i burattini, con questo tesserino ci voglio fare un ultimo giochetto…», lo avvisai.
E lui mi guardò con quella faccia ormai stanca da ultracinquantenne brizzolato. E poi… Forse ci fu una luce bianca.

Ero con Jean Pier che era tornato in azienda per fare un saluto.
«Ciao Jean Pier», gli dissi sorpreso di ritrovarmelo di fronte senza averlo percepito prima. «Che cosa fai qui?»
«Percorrevo questa zona e ho pensato di passare brevemente per vedere come vanno le cose… Allora? Si sente la mia assenza?»
«Non troppo… Ma sono contento che tu sia capitato qui proprio in questo momento…»
Jean Pier aggrottò impercettibilmente la fronte.
«Perché? Cosa è successo?», disse con un alito di voce, come se quello che stessi per proferirgli gli avrebbe riservato una discreta delusione.
«Proprio oggi ho scoperto cose turche circa questa azienda di merda…»
«Che cosa hai scoperto?», mi sembrò rassegnato.
«Cose grosse! Per questo ho deciso di dare le dimissioni…»
Vidi che pendeva dalle mie labbra e che aspettava bramante che gli rivelassi esattamente di cosa si trattasse. Lo accontentai. Jean Pier era un mio vecchio amico e di lui ci si poteva fidare.
«Wilkinson… è uno di loro.»
«Suvvia. Non mi vorrai far credere sul serio questa sciocchezza… Wilkinson è uno dei membri promotori…», cercò di confutarmi Jean Pier.
«Lo so. È questo è ancora più grave, quindi. Ma ciò purtroppo non cambia la sostanza incontrovertibile dei fatti.»
«Che prove hai?»
«Prove elettroniche. Non smentibili. E ci crederai anche tu quando le vedrai. Ma ora non ho tempo di svelarti tutto. Sto per utilizzare questo tesserino per…»
Il volto di Jean Pier parve incresparsi in una smorfia più fatalista del solito. Poi ricordo una specie di lampo accecante…

Era da un po’ che sorvegliavo quel vegliardo parlare e muoversi sul bus. E quando tutto quanto avvenne mi dissi che i miei sospetti si erano rivelati veritieri… Ma ormai che ci potevo fare?
Era iniziato tutto con quel compassato signore con i baffetti folti, già imbiancati per via dell’età, che aveva avuto un alterco con un mio amico. Vatti a rammentare adesso cosa fosse!… Forse era iniziato solo per una questione di acciaccamenti di piedi per la calca, cose che su di un autobus accadono spesso. Solo che quell’autobus non era per niente pieno, e anzi, volendo, si poteva stare comodamente seduti a discorrere con tutti gli altri passeggeri, proprio come se si fosse nel salotto di casa propria…
Insomma, ad un certo punto, il mio pingue amico si era avvelenato contro un tipo mingherlino e lo aveva minacciato di spezzargli una gamba. E quello allora si era diretto dal signore baffuto (nel quale in quel momento colsi una certa somiglianza e ravvisai che fossero nondimeno padre e figlio). Quindi il loro conciliabolo era durato alcuni secondi e poi il vecchio si era alzato in piedi e, rinunciando alle sue spoglie di normalità e di mitezza, si era palesato essere quel prepotente che in realtà era sempre stato. E allora aveva detto (rivolto a tutti gli altri passeggeri):
«Okay. Adesso finisce la festa. Verrete tutti addormentati…»
“Addormentare” era il termine eufemistico che si dicesse utilizzassero gli alieni per comunicare il concetto di cancellazione della memoria (solo recente, o di anni interi). E così su quel ferro vecchio tutti quanti capirono che quell’arzillo vecchietto era un cazzo di alieno. Sì, proprio uno di loro. Infatti nel mondo si era ormai sparsa la voce che gli alieni esistessero sul serio e che ci stessero colonizzando. Solo che la notizia non filtrava e faticava a trovare il credito che meritasse, poiché gli alieni, oltre a celare la loro presenza e a confondersi tra noi, e a cercare di assumere gli incarichi maggiormente influenti, avevano il potere di farci una specie di lavaggio del cervello tramite il loro sguardo magnetico, che era in grado di lanciare una specie di raggio laser che per l’appunto poteva far dimenticare le cose, o anche imporre uno stato di obbedienza circa alcuni aspetti che a loro premessero molto…
Ed io, nonostante le continue smentite di tutti gli stati e i governi, ero un fervente credente della minaccia aliena, ed ero anche il cofondatore di un simpatico club che si occupava di risolvere alla radice il problema dell’invasore…
Dopo che l’alieno fece il suo spiazzante annuncio, si levò un coro di no. Infatti la gente sapeva che era probabile che gli alieni avrebbero cancellato loro la memoria degli ultimi dieci minuti: e ciò, per molti, implicava di arrivare in ritardo a lavoro (senza saperne il motivo) e doversi giustificare con il proprio superiore dicendogli la vecchia scusa stantia che non avevano colpa e che era stato l’autobus a tardare (anche se ormai il ritmo dei servizi pubblici era scandito dal puntiglioso scorrere del tempo e, poiché era tutto sincronizzato, era assai raro che davvero si verificasse un’eventualità di quel genere)… Senza contare poi gli appuntamenti che uno avrebbe per sempre scordato se in quei fatali dieci minuti aveva per caso parlato con la fidanzata di qualcosa di importante (e come l’avrebbe presa lei quando si sarebbe resa conto che il suo amato fidanzato si era dimenticato di quel fondamentale discorso nel quale magari loro avevano pure discusso delle nozze? Non bene! E dirle che, forse, era colpa degli alieni… non avrebbe favorito una corretta dipanazione e distensione della matassa…).
Perciò in molti si lamentarono con l’alieno capo (che era quello con i baffetti, e non quello magrolino che gli somigliava) e tentarono di convincerlo a desistere…
«Signor alieno… La prego, non mi faccia scordare gli ultimi dieci minuti! Mi devo ricordare un importante numero di telefono che non mi sono appuntato! Se lei mi cancellerà la memoria dimenticherò di averlo ottenuto (e non le dico con quanti sacrifici) e mi dovrò rassegnare ad andare a lavorare in Alaska per i prossimi otto anni! Otto! Capisce?!»
Al che l’alieno gli affermò (come se fosse l’impiegato di una banca):
«Io non ci posso fare niente, mi dispiace. È la procedura… Quel tipo ha minacciato di denunciare mio figlio come “alieno”, ed io allora che dovrei fare? Sono costretto a cancellare la memoria a tutti!»
Le facce arrabbiate degli altri passeggeri si concentrarono tutte su quella paffuta del mio grasso amico, che fece in tempo a dire:
«…Ma io scherzavo! È ovvio, no?! Mi aveva appena pestato un piede e allora mi aveva fatto incazzare! Ma chi se lo immaginava che era un alieno sul serio?! Io dicevo tanto per dire…», si scusò lui.
E un altro intervenne con fare deciso.
«Perché dunque non cancella solo la sua memoria?… Per esempio, io le giuro su mia madre che non lo dirò a nessuno che lei è un alieno.. Che poi tutti sanno che gli alieni in verità non esistono! Io non ci ho nemmeno mai creduto! Si figuri! Sia buono… Non mi cancelli la memoria! Anzi… se non lo fa, le potrò essere assai utile… Sono il segretario di un capo di stato e quindi potrei…»
Ma un ragazzo patriota si accese di ira verso quell’opportunista.
«Traditore! Venderesti il tuo paese a dei porci alieni! Sei un miserabile!»
Tentò di aggredirlo e scoppiò un parapiglia. Ma subito molto passeggeri cercarono di dividerli, poiché sapevano che sarebbe stato del tutto inutile accapigliarsi per qualcosa che tra pochi secondi nemmeno avrebbero più richiamato alla memoria…
«Signori! Signori!… Vi prego!… E poi vi lamentate se vi invadiamo, vi trombiamo le mogli e vi assoggettiamo! Ma non vedete come siete sempre incivili e attaccabrighe! Dovreste ringraziarvi che ci siamo noi a succhiarvi il midollo! Sennò, come fareste senza di noi che vi comandiamo e che vi infondiamo uno scopo?… Rimanete tranquilli e godetevi gli ultimi momenti di ricordi freschi che avete… Dico una cosa all’autista e sono da voi…»
Voleva evidentemente far tornare indietro l’autista e fargli eseguire la stessa strada di prima (così la farsa sarebbe stata completa). E ciò significava che avevamo ancora pochi attimi in cui avremmo potuto ricordare e poi, se quello che si diceva di loro era vero, ci sarebbe stato una specie di lampo bianco e tutti avremmo dimenticato; e forse nell’orecchio sensibile dell’autista sarebbe stato allora sussurrato qualche ordine che egli non si sarebbe potuto esimere dal compiere…
Avevo pochissimi secondi… Così feci in tempo a prendere la penna a sfera che tenevo sempre con me nella tasca destra del cappotto, ed ad appuntarmi pochi scarabocchi su di un pezzo di carta (che tenevo sempre con me nell’altra tasca). Poi non ricordo cosa accadde… Flash!

Mi trovavo seduto accanto al mio amico grassottello sull’autobus che ci avrebbe condotto al nostro appuntamento. Lui si voltò dalla mia parte e mi disse:
«Cazzo come mi fa male il sedere! Non capisco… Come se avessi le emorroidi… Eppure stamattina ci sono andato liscio… Ahia! Che male! Sembra quasi che qualcuno me lo abbia buttato al culo, non so se mi intendi…»
«No, non ti intendo.», gli feci subdolamente serio per ingenerargli un senso di vergogna.
«Non fa niente… Si fa per dire! Non che io sappia cosa si provi, eh!»
«Certo. Come no. E chi lo sa?»
«Appunto…»
Si voltò dall’altra parte tutto rosso in volto ed io sorrisi alle sue spalle. Gli stavo per dire che avevo solo scherzato, quando notai che un tipo mingherlino lo fissava (con più attenzione del normale). Forse aveva ascoltato il nostro discorso ed era un pederasta impenitente? Non lo so. Ma anche il mio amico obeso lo pensò. E allora sfogò su di lui le sue frustrazioni.
«E tu?! Che cazzo hai da guardare?!», gli disse aggressivamente ed alzando la voce. Alcuni passeggeri si voltarono verso di lui.
Lo smilzo (che era seduto accanto ad un tipo con dei baffetti imbiancati) gli disse pacatamente:
«Niente. Non ti stavo guardando…»
Ma era falso (anche io lo avevo visto osservarlo, con quell’indefinibile espressione di uno che la sapesse lunga). E quello fece infuriare ancora di più il mio amico che, come spesso gli capitava, e dato che apparteneva anche lui al mio club di caccia spietata agli alieni e che li vedeva dappertutto, gli pronunciò esagerando:
«Ma che sei un alieno, eh?! Guarda che ti vado a denunciare!»
E allora lo smilzo si voltò verso il suo vicino, gli tirò una gomitata, e l’altro gli fece una faccia scocciata.
«Ma non si finisce mai con questi terrestri del cazzo?! Sono più persistenti e rompicoglioni di una pustola nei testicoli!», disse quello.
E allora alcuni di noi intuirono che davvero poteva essere che quei due distinti signori fossero degli alieni. E quindi mi sbrigai a mettermi una mano in tasca e a cavarne la penna ed un pezzettino di carta… Eccezionalmente li trovai nello stesso scomparto e intravidi che sul foglio c’era già scritto qualcosa sopra… Comunque non c’era tempo di leggere cosa avessi vergato in precedenza e mi sbrigai a scrivere un’ulteriore promemoria, prima che il vecchio con i baffi si alzasse in piedi e dicesse a tutti:
«Sorridete, luridi terrestri di merda!»
E forse ci scattò una foto?…

Il mio amico dolente che mi sedeva accanto scompostamente non la finiva di lamentarsi di qualcosa. Così mi ridestai quasi da una specie di torpore (o di fantasia di cui non ricordavo nulla) con quella sua disturbante vociaccia nell’orecchio.
«Ohi, ohi! Mi fa proprio male, lo sai?! Non è regolare… Ahia! È come se mi avessero appena trapanato il didietro! Ma questo è impossibile! Prima non sentivo niente, fino a pochi secondi fa! Credo di avere un cancro all’intestino! Devi portarmi da un dottore, cazzo! Sento di sanguinare… cazzo! Qualcosa dentro di me sanguina! Ed io non so nemmeno il perché!…», mi disse prendendo coscienza della serietà della sua situazione.
Pensavo che come al solito stesse esagerando (infatti il mio amico era un tipo petulante e un po’ scassapalle). Però, quando vidi che davvero gli usciva del sangue dal deretano, dovetti convenire che il suo malessere non era per nulla immaginario.
«Okay. Stai calmo. Per nostra fortuna l’autobus passa proprio davanti ad un grande ospedale. Scenderemo lì invece di andare alla conferenza, d’accordo?»
Il mio amico si acquietò parzialmente e continuò a stare seduto di sbieco per non poggiare il sedere sul duro sedile. Intorno a noi un capannello di persone ci scrutava. La maggior parte di essi erano spaventati. Ma ce ne erano due che non lo sembravano affatto. Uno era un magrolino che sorrideva malevolmente (come se godesse del malessere del mio amico, come se si divertisse); e l’altro era invece uno più anziano, con un paio di baffetti brizzolati che lo rendevano la persona più ordinario di questo mondo. Ma quando li avvistai, il vecchio diede uno scappellotto sulla nuca del magrolino e sembrò riprenderlo per il fatto che ridesse del mio amico. Non era certo una cosa bella gioire dei malanni degli altri, no?
Nel frattempo mi rinvenni con una mano nella tasca del soprabito. L’avevo affondata laddove tenevo la penna. E, inaspettatamente, anche il foglietto (che di solito tenevo nella tasca opposta) era finito lì. Inoltre percepii che la penna fosse calda, come se l’avessi utilizzata fino ad un istante prima… Dovevo approfondire la faccenda…
Decisi di estrarre il foglietto dalla tasca, e su di esso trovai scritti ben due messaggi cifrati:

vBaff, magr a

baff, smilz a

…Che, nel codice che avevo ideato per situazioni simili, volevano dire rispettivamente che: una persona vecchia (con i baffi) e un altro tipo magro erano degli alieni; e che uno con i baffi e un tipo smilzo erano degli alieni. Ergo: avevo beccato due alieni, e probabilmente era già due volte che mi facevano scordare di averlo compreso.
Così dissi al mio amico di prepararsi a scendere alla fermata (anche se ne mancavano almeno tre o quattro). Il mio amico, felice che mi preoccupassi di lui, non si oppose e fece come gli dicevo. Ma poi, quando ci trovammo in una parte del mezzo più appartata, gli sussurrai:
«Ascolta… Ho da dirti una cosa importante, ma non dovrai dare di matto come fai sempre tu in questi casi, okay?»
Il mio amico, un po’ per la sua ossessione e un po’ perché quando io gli parlavo in quel modo era solo per un motivo, intuì perfettamente il fulcro di quello che gli avrei detto. E fece il bravo e rimase in silenzio, assentendo con la testa quando gli davo delle indicazioni… Così potemmo agevolmente mettere in atto la nostra strategia…
«Non avevi il borsello stamane?», gli dissi ad alta voce, per farmi udire da più persone possibili. E lui mi fece:
«Non mi sembra… Ma con tutta questa confusione… Potresti avere ragione tu…»
«Allora, visto che abbiamo ancora un po’ di tempo, perché non lo cerchiamo tra i sedili. Forse ti è scivolato in qualche posto…»
«Okay…», disse lui conciliante.
Così tornammo indietro e ci avvicinammo verso le nostre postazioni originarie, lentamente, per non dare nell’occhio. Quando fummo vicino al tipo con i baffetti ed al magrolino, il primo ci disse servizievolmente.
«Non aveva alcun borsello il suo amico stamane. Me lo ricordo perfettamente. Glielo posso assicurare. State solo sprecando il vostro tempo…»
Io lo guardai con riconoscenza.
«Beh, grazie tante. Comunque non le dispiace se diamo un’occhiata in giro, vero? Nella vita non si sa mai…», dissi bonariamente.
E lui non poté farci nulla.
«Ma certo… Ma sprecate solo energie, ve lo ripeto. E, dato che il suo amico sta male, forse non dovrebbe affaticarsi troppo…», ribadì lui.
«Ah, ma si tratterà solo di pochi secondi… E poi non credo che morirà dissanguato per una semplice (seppur innaturale) uscita di sangue dall’ano…», affermai io.
Così io e il mio amico ci piegammo e fingemmo di cercare un ipotetico borsello smarrito tra i sedili. Ed ad un tratto dissi con fare sorpreso:
«Toh! forse potrebbe essere quello!…»
Ed il tipo con i baffi reagì immediatamente:
«Dove?!»
«Proprio lì!», dichiarai convinto. «Cos’è quell’ombra gonfia e scura sotto i suoi piedi?»
«Dove? Non la vedo?»
Entrambi gli alieni si curvarono per cercare di individuare a cosa mi riferissi, e fu in quel momento che io ed il mio amico gli piombammo alle spalle, li prendemmo per il collo e li bloccammo. E poi, per farli stare più fermi, applicammo il protocollo di Sodembergh del ’86, il quale al punto 74bis recitava chiaramente che il metodo più sicuro per immobilizzare un alieno era quello di ficcargli qualcosa su per il culo (il quale in realtà non era davvero il loro posteriore, ma solo il punto del loro corpo dove essi avessero il centro del sistema nervoso). Per cui, introdurgli qualcosa nel fondoschiena equivaleva ad immobilizzarli come se essi fossero caduti in uno stato di narcosi. Inoltre era un ottimo metodo per stabilire con certezza matematica se essi fossero davvero degli alieni o meno: infatti la loro temperatura anale interna era molto più bassa della media degli esseri umani, tanto da essere percepita quasi fredda al tatto.
Però, visto che non mi andava di ficcarci qualcosa di mio (nondimeno la pratica alleata penna che mi era servita per sventare i loro sordidi piani), convinsi il mio amico ad incularsi fisicamente un alieno tramite l’introduzione del suo membro, mentre con una mano dovette occuparsi dell’ano dell’altro. All’inizio fu contrario a farlo, ma quando gli rivelai che sospettavo che il suo malessere fosse stato provocato da quei due alieni (infatti, nel loro costume, era ordinario incularsi la gente, proprio perché nella loro cultura quello equivale ad immobilizzare i loro nemici… e questa cosa indubbiamente gli era rimasta come tradizione, anche se per noi aveva degli sviluppi differenti), il mio amico fu felice di gettarsi in quella viscida stomachevole pratica, nonostante il resto dei passeggeri assistette allo squallido spettacolo con piglio severo e sdegnato (ma tutti compresero che, contro gli alieni, quella era la cosa più sicura da fare; anche perché così essi non avrebbero più potuto utilizzare quel loro cazzo di sguardo ipnotico… che avrebbe fatto far loro tardi a lavoro)…
Il primo avvistamento di un alieno certificato (secondo il protocollo Sodembergh, mai realmente ufficializzato e certificato come vero) avvenne nel ’77, quando il suddetto Michael P. Sodembergh (il capostipite ed ispiratore del mio club che si oppone agli alieni) dichiarò di avere accumulato delle prove indiscusse che ci fossero nella storia del mondo delle nutrite ingerenze da parte di esseri viventi provenienti da un altro pianeta. Ovviamente Sodembergh non venne creduto. E si cercò di bollare tutte le sue documentazioni come dei sboccati sensazionalismi da paranoico totale. Ma con il tempo alla maggior parte della popolazione divenne lampante che lo studio di Sodembergh era alquanto accurato ed attendibile. Nonostante ciò i governi fecero di tutto per distruggere i suoi libri ed etichettarli come mendaci… Ma delle copie sopravvissero e presero a circolare in ogni longitudine e ad ogni latitudine… Così, siamo arrivati al punto che oggi tocca a noi onesti cittadini comuni opporci alla vile minaccia aliena, affidandoci unicamente alle nostre forze, senza ottenere aiuti particolari dalle istituzioni, che se da un lato continuano a negare, dall’altro, a rilento, hanno iniziato ad approvare le prime norme da attuarsi nel caso in cui tutta questa storia possa essere poi davvero veridica…
E, per questo, non meno di dieci anni fa, il nostro parlamento ha deciso di emendare a larga maggioranza una disposizione che prevede l’utilizzo di semplici body scanner per accedere ai palazzi del potere, giusto per essere certi che a quei tavoli non ci si sieda qualcuno che non sia un essere umano! E volete sapere una cosa? Guarda caso, da quando questo provvedimento è entrato in vigore, ci sono stati numerosi casi di gente che si è improvvisamente dimessa, data malata, o che ha fatto perdere le loro tracce… Così… Dall’oggi al domani…
Inoltre in quell’anno successero anche molte cose singolari: per esempio, una per tutte, nel campionato di calcio vinse meritatamente per la prima volta una squadra che non godeva di alcun favore particolare; e pare che gli arbitri in quella stagione, incomprensibilmente, non sbagliarono nulla e furono integerrimi circa ogni decisone presa a norma di regolamento (fottuti arbitri!)…
C’è chi sostiene che ci sia un alieno ogni mille abitanti (il che sarebbe gravissimo). Ma ci sono anche fonti che assicurano che ormai gli alieni sono arrivati ad essere presenti anche nella misura di uno ogni cento abitanti (e questo sconvolgerebbe anche un qualsiasi scrittore di fantascienza, Giulio Verne per primo).
Ma come si può riconoscere un alieno? Uno dei metodi sperimentali più sicuri è quello dell’odore. Infatti tutti gli alieni hanno una caratteristica esalazione di alieno (che è un misto di pesce putrefatto, carne guasta, e fiori marciti). Purtroppo però questa emanazione non è molto percepibile. Per cui, ai porci alieni è sufficiente darsi qualche goccia di un comune profumo per non essere più individuabili…
Poi c’è anche il metodo della temperatura anale, di cui già si è detto… Ma ultimamente è stato verificato che vi è un’alta incidenza di alieni tra alcune categorie sociali, e cioè tra gli odiosi ricchi con molti figli… Vi siete mai chiesti come mai, alcune persone ricche particolarmente sgradevoli, pare che non vedano l’ora di disseminare per il mondo la loro prole ugualmente degenere e mentecatta (ed insultante della dignità altrui)? Adesso ne conoscete un ennesimo e molto valente motivo… Occhio!
Il mio motto è: uccidete un alieno! Non ho dubbi nel pensare che se questo nostro storto globo si sia ridotto ad essere così iniquo e contraddittorio, sia di certo colpa della loro nefasta influenza che, in secoli di trame e macchinazioni, ci deve aver sempre indirizzato nella direzione dove loro avrebbero voluto che andassimo.
Personalmente prevedo che, quando verranno eliminati tutti gli alieni sul pianeta terra, d’un sol colpo spariranno tutte le guerre, le carestie, e questa palla di fango diverrà finalmente quel paradiso terrestre che non ha mai potuto essere…
Ma adesso ho ancora quel foglietto nella mano. Lo rigiro e trovo un altro mio appunto.

Jp a

Ed è immancabile che “Jp” stia per “Jean Pier”. Dunque anche lui è un alieno… Sei fottuto, Jean Pier… Mi sei sempre stato antipatico…

Un pensiero riguardo “Come mi inculai gli alieni

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