Tradire

 

Tradire, voltare le spalle, abbandonare, mancare alla parola data, andarsene, fare finta di niente, non dire mai le parole che sarebbe dovuto essere necessario pronunciare, pugnalare alle spalle, cambiare la cronologia dei fatti e la loro sostanza, non crederci più (non averci mai creduto), mentire, sbrigarsi a cancellare tutte le prove, raschiarle via prima che qualcuno lo scopra. Buttare tutto nel cesso, mandare tutto a puttane. Passare al nemico. Allearsi con il vile silenzio al quale delegare ogni risposta che non verrà. Rettificare l’irrettificabile, raccontare delle bugie e soprattutto raccontarsele. Oscurare, celare, distruggere fisicamente ogni singolo legame con la scomoda evidenza, sprofondando tutto all’inferno, imprigionandolo in un limbo che lo farà dimenticare, negandogli il giusto paradiso che avrebbe potuto essere ma che mai sarà. Sputare in faccia, pisciarci sopra, cagarci sopra, seppellirlo, allontanarlo da sé. Costringersi a non pensare, o a pensare ad altro, sfibrarsi in qualcosa che non lo merita, solo per deviare dal naturale corso (ah, ma non si può fuggire dalle verità a lungo, e un giorno bisognerà farci i conti…). Confondersi nella melma, circondarsi di idioti, cloroformizzarsi di futili banalità. Amare anche un po’ la bomba, innalzare l’odio a sentimento supremo, far sì che la razza umana divenga meramente la specie animale più infima, che rinunci alla sua scintilla divina. Non aver mai appreso cosa voglia dire amare (e farsene quasi un vanto). Non essere capace di credere, non credere in niente, essere dei senza dio, non fidarsi di nessuno e pronunciare frasi assurde come: «Non ti fidare di nessuno, neppure di me.» (volendo convertire gli altri al proprio folle anticredo). Abusare del proprio ruolo, omettere con disprezzo, non essere capaci ad avere a che fare con la propria coscienza. Tradire, tradire, tradire con forza ripudiando tutto il passato in un lampo (ma è mai davvero esistito il passato allora?). Sostenere che anche gli altri lo avrebbero fatto. Convincersi di essere migliori o senz’altro non peggiori degli altri. Fregarsene degli altri, fregarsene del dolore che verrà prodotto e che avvelenerà le vite altrui, forse per sempre. Infliggere un patimento e poi lavare la spada rossa di sangue al fiume dell’apatia. Dare un’imbiancata alla propria anima macchiata, così sembrerà pulita e come nuova. Abbracciare l’ignavia. Catapultarsi ad anni luce da ciò che è stato, non volendoci più piangere sopra. Rinnegare le lacrime, ritrattare tutto, riprendersi indietro tutto il poco che si era donato. Vendersi al banco dei pegni tutto il poco che era rimasto. Indossare un abito impeccabile e sembrare belli, sorridere come tutti, facendo credere che si è una persona felice e realizzata, non far emergere il cancro che consuma. Essere vigliacchi, non guardare in faccia la verità. Approfittare della fiducia che viene concessa ripagandola con monete di odio e ipocrisia. Sparire, eclissarsi, scomparire come se non fosse mai successo nulla. E, se un giorno qualcuno domanderà circa quella persona o quell’evento, avere il coraggio di sostenere, con una faccia come il culo: lui? Quello? No, ciò non è mai avvenuto. Non è successo niente.

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