Il Male

         A quei tempi tu già mi avevi giudicato utilizzando il tuo metro multiforme e a te assoggettato. Ed io, per un motivo o per l’altro, già ero diventato solamente una grigia figura che (a vuoto) ti girava attorno, e la cui vista ti dava ormai solo noia o fastidio. Era quindi comprensibile che tu facessi di tutto per estraniarti da me e che non incoraggiassi più da mesi quel dialogo che una volta era stato stupendo e fecondo tra noi due.

         E non mi sorpresi più di tanto quando un giorno non potesti più trattenere la tua rabbia  e prorompesti sputandomi addosso il tuo livore in una maniera che non mi avevi mai rivelato, e soprattutto in tale eloquente incontinenza (e chissà in che modo obbrobrioso ti avevo dato fastidio, amore mio, senza neppure accorgermene; chissà da quanto tempo la tua coraggiosa persona doveva sopportare stoicamente quella molestia che ti infliggevo non rendendomene conto, mia amata). Mi dovevi proprio odiare, vero amore mio?

         Ed io abbassai lo sguardo, mi venne da piangere, ma ingoiai il boccone amaro che tu volessi che mangiassi; quel boccone che mi mettevi davanti alla bocca con tale disprezzo e con incontrollata ira; quel boccone che tu volesti che io divorassi nonostante fosse urticante e colmo del tuo veleno, che proveniva da quella zona di te più capace di generare nera avversione, come fosse un vischioso petrolio nero in grado di alimentare ogni foggia di male sulla terra…

         Ero così abituato al tuo disprezzo che non potei nemmeno reagire… Ma quella volta tu stessa ti accorgesti di aver esagerato e che per la prima volta mi avessi rivelato il tuo vero pensiero su di me, senza più le celate sembianze dell’alterigia, della noia, o dell’indifferenza. Stavolta mi avevi dimostrato quanto mi detestassi e quanto io fossi in cima alla tua lunga scala dei personaggi a te più invisi. E quando io me ne tornai mestamente a casa tu vedesti i miei occhi abbattuti e umidi e quella sera riflettesti molto su quello che era successo, ed infine prendesti delle decisioni e determinasti delle strategie che io non mi sarei mai immaginato che tu fossi in grado di attuare…

         E quando il giorno dopo la tua voce tornò ancora una volta carezzevole quando ti rivolgevi a me, era talmente stridente la tua nuova bontà, soprattutto rispetto al nostro recente passato, che io subito rammentai e ne dedussi che quelle tue dolci parole dovevano essere una compensazione per i tuoi eccessi precedenti, che davvero mi avevi scagliato con troppa esagerata violenza, senza più tener presente la tua proverbiale e artefatta amichevole diplomazia.

         E così pensai che tu volessi solo riequilibrare la bilancia (e che poi saresti tornata alla tua spietata freddezza con me, come sempre facevi alfine). Ma quando mi prendesti il braccio e te lo avvinghiasti al tuo, come solo le donne sanno fare, per quanto fui compiaciuto, avvertii subito la consapevolezza di quanto quel gesto rappresentasse qualcosa di… troppo (e quella scoperta mi rese molto triste). Infatti era troppo improbabile e improponibile che tu fossi così bendisposta come pareva. Era troppo quello che mi restituivi dopo quello che ormai da mesi mi toglievi. Troppo e tutto insieme. Non poteva essere vero che ti fossi finalmente così repentinamente riconvertita al mio amore e che lo avessi compreso in solo ventiquattro ore. Non poteva essere, a meno che, in quel momento io stessi sognando e mi trovassi in un incantevole sogno d’amore che ti vedeva come protagonista e nel quale non avevo mai avuto il piacere di immergermi.

         Mi sono sempre chiesto come facciate voi donne ad essere alcune volte così dirette ed espansive, mentre in altre pretendiate che lo siamo noi e vi offendete se per caso non ci nasca quel medesimo pensiero che quando è sbocciato nella vostra testa è divenuto immediatamente legge assoluta e desiderio irrinunciabile, e che sarà punito se non verrà corrisposto nella maniera e nel momento preciso nel quale si sia in voi manifestato così limpidamente… Quel medesimo pensiero e quella medesima azione che però in un altro momento potrebbe essere un mortale e uno sfacciato affronto alla vostra dignità di donna, che da allora potrebbe essere ferita, solo perché il vostro lunatico e cangiante punto di vista è variato e voi siete in preda ad un altro delirio (lontanissimo e opposto dal primitivo), oppure siete meramente vicine al nulla, inteso come l’assenza di alcun buon sentimento…

         Ad ogni modo camminammo per la via per diversi passi, con tu che ti stringevi a me ed io che, oltre ad annusare la falsità di quella tua mossa (della quale non riuscivo ad essere appagato), mi chiedevo: “Ma come? Non ha timore che qualcuno ci veda? Non ha paura di far credere agli altri che lei mi contraccambia? Perché tutti sanno che io la amo (come lei non ha esitato dal vantarsi), ma lei si è sempre impegnata a far sapere loro quanto io le sia seccante e quanto trovi il mio amore inopportuno”… Non avevo ancora capito l’ennesimo scatto di malvagità che aveva compiuto il suo malevolo intelletto. Chi mai lo avrebbe potuto immaginare?!

         Non mi lasciò il braccio fino alla fine (e io mi chiesi come sarebbe stato averla sempre come amante, avere lei che mi riservava quel trattamento in ogni momento e in ogni luogo, e non solo allora; come sarebbe stato bello che le sue bugie melense fossero state mielose verità, così zuccherate da abituarmi ad un nuovo sapore, il suo, che mi avrebbe spinto in un mondo al di fuori della realtà, in un universo parallelo dove ogni cosa era il frutto impregnato della sua divina eccelsa manifestazione, dove solo lei contava e dove io ero esclusivamente lo spettatore estasiato della sua bellezza e della sua magnificenza)…

         Ma poi dovette separarsi sul serio dal mio arto, ed io avvertii subito la carenza di lei che mi scaldava la pelle e la carne e ne provai nostalgia. E fu in quella occasione che lei mi rivelò la sua doppia trama, che io, così sazio di lei, non compresi allora (ma lo avrei fatto purtroppo presto, e quanto avrei voluto non arrivarci mai!). Ero così ubriaco e stordito da lei che le manifestai tutta la mia contentezza di poterla aiutare il giorno ancora innanzi con le mie capacità, che molto volentieri le avrei prestato per quella faccenda che doveva sbrigare… Eppure finalmente tutte le carte erano in tavola ed erano state scoperte (e avrei dovuta intenderla). E nelle mie lei vide un’apertura incondizionata a giocare e a seguirla nel suo gioco, mentre nelle sue io ne vidi solo l’aspetto esteriore, come se mi soffermassi ad osservarne le forme e i colori, e non cogliessi l’ormai palese quadro d’assieme che tutte quante unite costituivano e svelavano…

         E il giorno dopo ci mettemmo al tavolino a studiare quella faccenda che le premeva molto, ed io le elargii le mie migliori parole (che le pronunciai con affettuosità infinita e smisurata comprensione e pazienza) ed i miei migliori consigli per innalzarla laddove lei si sarebbe voluta spingere per appagare la sua aspirazione di divenire più importante agli occhi di tutti… E purtroppo non riuscii a godere della sua rara e preziosa vicinanza perché mi fu evidente fin dall’inizio che lei era ora ripassata sulla strada opposta e che lentamente vi si sarebbe inoltrata nuovamente. Ed io vedevo che la sua voce non era più così soffice e ben disposta verso di me, e che se io le sorridevo lei rimaneva seria ed imperturbabile, ed ad ogni mia carineria lei rispondeva col nulla… E più io mi spingevo verso la fine della mia lezione e più lei mi si allontanava per tornare ad essere la solita inesorabile gelida presenza incolore, capace di accendersi solo con gli altri, con tutti fuorché me…

         E quando presto terminammo lei si alzò e se ne andò via. Ed io solo allora compresi appieno l’efferatezza profonda del suo piano, che in una sola volta aveva finto di far pace con me, scusandosi per una sua troppo disumana crudeltà (per restituirmisi, così, estremamente molle e arrendevole), e nell’attimo dopo mi aveva banalmente usato solo per rubarmi una conoscenza della quale si era convinta che avesse necessità. E poi, il capolavoro finale, di cui lei stessa sono sicuro non fu nemmeno conscia e che le venne inconsapevolmente senza che fosse ricercato razionalmente… mi inflisse quella ferita che mai avrebbe potuto essere curata in futuro… Sì, perché lei mi fece capire la reale consistenza dell’accaduto e che io ero solo un burattino nelle sue mani, che lei avrebbe potuto muovere come voleva e quando avrebbe voluto. E soprattutto mi ribadì per sempre che la sua natura prevedeva il raggiro e il ricorso ad ogni mezzo pur di ottenere il suo obiettivo, mentre, la mia, quella di essere un povero succube della sua… E la cosa forse più amara di tutte fu che lei non capì mai di quanto io fossi consapevole della sua blasfema operosità e di quanto io scegliessi comunque di amarla e di non rivelare il suo gioco, pur di darle quelle uniche poche cose che potesse volere da me… Quelle cose che sarei stato felice di donarle gratis senza che lei me le estorcesse con l’inganno, con un pugnale già insanguinato delle mie ferite precedenti che lei da tempo mi infliggeva, e che ora mi aveva affondato nella parte più irraggiungibile della schiena, dalla quale non sarebbe più potuto essere tolto.

         Così la vidi compiacersi della propria scaltrezza e subito abbandonarmi, mentre io la guardavo con gli occhi languidi pieni di un amore che non mi avrebbe mai riconosciuto.

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