Menzogne (di pace!) e ortiche

 

Era il giorno di Pasqua, e non volevo passare di lì, ma il mio cane invece premeva per fare quella strada. D’ altronde, visto da dove venivamo, sarebbe stato logico proseguire su quel percorso, piuttosto che tornare indietro e ripassare in una via che avevamo già battuto.

         Potevo vedere le sue finestre con la tenda tirata, in modo che la poca luce che divideva dalla sera potesse ancora entrare. Ma lei non c’ era. Di solito si appostava in finestra per ore a scrutare fuori il mondo che passava, il mondo che continuava a scorrere quando lei, da anni, aveva deciso di tirarsene fuori e, se si escludevano i pochi pranzi in occasione di feste, era da decenni che lei non si muoveva più di casa…

         Io non la vedevo da alcuni anni e sapevo che lei ce l’ aveva con me, ma pure io avevo le mie ragioni, che sarebbe lungo da spiegare in questa sede…

         Fattostà che decisi di passare davanti alla sua abitazione, davanti a quelle finestre sgombre perché lei era, con tutta probabilità, davanti alla televisione. Così non mi avrebbe visto e non avrebbe pensato a me, e io non sarei stato imbarazzato di rivederla dopo tutto questo tempo, non sapendole cosa dire.

         Io e il cane ci avvicinammo con marcia decisa. Lui sperava che io lo portassi dentro, mentre io speravo che aumentando il passo saremmo passati più velocemente e incolumi.

         Quando fui troppo vicino per fare retromarcia notai un fottio di persone radunate all’ entrata del portone (ma già esterne ad esso, quasi sulla strada). Mi parve di riconoscere le terga della figlia della donna che abitava lì. Se fosse stata lei sarebbe stato più che comprensibile, dato che spesso le faceva la spesa e le pulizie, e che, a maggior ragione, a pasqua non le avrebbe certo fatto mancare il proprio affetto.

         Era di spalle e non potevo esserne sicuro. Inoltre la sua voce non prorompeva forte (quasi fastidiosa) come ero abituato a ricordarla. Pensai che potesse anche non essere lei… In quel momento però il mio cane prese la via dell’ androne, immaginando che saremmo entrati (molto prima che potessi tirarlo a me), e finì per passare scodinzolante di fronte a quella persona che non poté non notarlo… E allora riconobbi la sua voce inconfondibile, e lei si girò verso di me e mi riconobbe salutandomi, ma tra le prime parole che ci tenne a specificare ci furono le seguenti, (che erano rivolte esplicitamente al mio cane me che volevano implicitamente raggiungere me).

         «Dove vai? Tanto non c’è nessuno a casa…»

         Le uscirono immediatamente praticamente appena mi vide. Quasi non ci pensò. Come esce l’ olio dalla bottiglia rigirata. Quante connessioni celebrali ci vogliono per eseguire un pensiero del tipo “Se dico questo allora lui penserà quest’ altro”? Nel suo caso molte poche, forse perché era piuttosto abituata a ragionare diagonalmente in quel modo da contropensiero

         Comunque le sue parole quasi mi tolsero un peso. Perché pensai di non dovermi più preoccupare di cosa dire a una persona che non si vede mai… Avvicinai il cane e, fosse stato per me, me ne sarei andato senza indugio a casa mia, però lui andò ad annusare nell’ erbetta che sempre scandagliava quando passava da quelle parti, proprio sotto le finestre di colei che risiedeva lì. Nel frattempo la figlia della donna si era fermata, quasi in attesa, e ci guardava nervosamente da lontano. Sembrava che attendesse febbrilmente che ce ne andassimo. E volle aggiungere un’altra menzogna a quello che mi aveva detto…

         «Non lo far stare lì, che è pieno di ortiche! Ne ho strappata un mazzo così fino a ieri!»

         Si riferiva ovviamente al posto dove il mio canuccio stava mettendo il naso. E io, ancora inconsapevole del risvolto fondamentale delle sue parole, le credetti, e fui quasi tentato di recuperare il cane con energia e imporgli di cambiare rotta. Ma si vede che una parte del mio cervello (quella disincantata per le troppe fregature prese) era ormai da tempo abituata a non dare eccessivo credito alle proposizioni ambigue (non richieste e apparentemente elargite con il cuore) di persone ambigue che fossero tutte da verificare, credendo giustamente, quindi, che in generale fosse molto meglio non fidarsi, piuttosto che concedere fiducia. E mi fu spontaneo riflettere che il mio cane non avesse mai manifestato alcun problema con quella rada erbetta… E poi non mi risultava che le ortiche crescessero spontaneamente di città. Forse in campagna, ma di certo non in città. Altrimenti ci sarebbe fin troppa gente che si lamenterebbe delle urticanti conseguenze di una semplice seduta su di un prato…

         Ortiche… Eppure la mia mente era stata toccata dalla potenza di quella parola… Perché le ortiche fanno molto male se le si toccano. E vanno assolutamente evitate… Era come se mi avesse detto che c’ era l’ acido solforico (anzi, già che c’ era perché la prossima volta non mi dice direttamente questo?! Che c’è l’ acido solforico!)…

         Ma subito dopo che mi diede in pasto la menzogna delle ortiche, alla quale io decisi istintivamente di non consegnarmi, successe quello che non mi sarei più aspettato a quel punto… La donna aprì le sue finestre, proprio sotto dove era il mio cagnolino, e mi vide. E la sua sorpresa fu pari alla mia. Nel frattempo anche la figlia pronunciò le ultime inutili frasi, simulando indifferenza, ma quando ebbi modo di girarmi dalla sua parte la vidi imbarazzatissima e, per la prima volta, divenire rossa. Confesso che in quei secondi ancora non avevo capito perché manifestasse tutto quell’ impaccio e fosse così tesa (ma lo avrei capito di lì a poco girando semplicemente l’ angolo), perché la mia persona è così buona e superiore alle altre che tende a non serbare rancore, nemmeno quando una bugia che mi è stata appena pronunziata è immediatamente così clamorosamente smentita…

         La figlia della donna dichiarò di andarsene e si avviò, non riuscendo più a reggere la situazione ingestibile (e se io, davanti alla madre, le avessi chiesto perché mi aveva comunicato che non c’ era?!… Che cosa sarebbe successo?!). Io la salutai ma non ottenni alcun saluto in risposta.

Rimanemmo io e la donna. Io le feci gli auguri. Lei non capì (essendo sorda). Mi disse di farmi vedere più spesso dalle sue parti. Io le chiesi come stava, ma lei non mi comprese (perché quel cazzo di apparecchio acustico che pure possiede non lo mette mai, pur pretendendo di avere un dialogo con le altre persone?!).

         Ad un certo punto capii che era inutile parlarle e allora smisi di provarci, e abbassai lo sguardo e mi dedicai a fissare il mio piccolo amico pelosetto. E anche lei doveva aver capito che era inutile farmi delle domande o dirmi una qualsiasi altra cosa, se poi non era in grado di cogliere la mia risposta. E quando la mia bestiola finalmente decise di andare ci scambiammo l’ ultimo ciao e io mi persi veloce dietro l’ estremità del palazzo, dileguandomi alla sua vista.

Poi passai i minuti successivi a riflettere su come si possa parlare con una persona che non sente e che delle volte si è permessa di introdursi nella mia vita e di farmi notare delle questioni sulle quali non aveva alcun dominio, e che erano totalmente sbilanciate verso percezioni totalmente fallaci, arroganti, falsate dai suoi ottusi interessi di parte.

         Ma se questa considerazione mi dava come un’ angoscia, perché sapevo che quella persona mi voleva bene a modo suo, invece l’ altra osservazione che mi si svelò mi diede rabbia, per quanto avessi potuto appurare personalmente la assolutamente volontaria e ricercata falsità della figlia… Infatti a lei era venuto immediato di dirmi che la madre non ci fosse. Ripeto, come se mi stesse dicendo “Ma che bella giornata!”. Quello fu subito il suo pensiero diretto per spingermi via più in fretta possibile… Ma non solo… Poi, visto che non me ne andavo all’ istante, non esitò a paventarmi bruciori al muso del mio cagnolino se non lo avessi subito portato altrove, figurandomi la presenza dell’ ortica (come le sarà venuta in mente questa idea?! Come poteva averla già disponibile nel taschino per potermela tirare subito addosso?! È normale una tale prontezza di riflessi nel sibilare inganni?!). È come se mi avesse detto: “Vattene immediatamente altrimenti quell’ esserino al quale tieni tanto si farà male e sarà stata tutta colpa tua, e solo tua… Perché io te l’ ho detto! E tu devi fare quello che ti dico io!”…

         Questa persona era disposta a mettere in mezzo anche false paure circa cosa potesse accadere ad un mio caro pur di spedirmi altrove! E senza il minimo ritegno! Ma non ce l’ ha certa gente una coscienza?!

         In ultimo mi manca solo da chiedermi quale fosse il vero motivo per il quale volesse allontanarmi da quel luogo con tanta urgenza (ed è quasi un sollazzo a figurarmelo, perché colgo la spaventosità delle eventualità che mi si dipanano davanti…). La cosa non è così scontata… Normalmente avrei potuto immaginare che lo facesse per una questione di amore (è chiaro che io non lo chiamerei mai così, ma questo è quello che lei vorrebbe far intendere a tutti, compresa a sé stessa); nel senso che lo abbia fatto per impedire di dare un dolore a sua madre, perché sapeva che il vedermi avrebbe riaperto vecchie ferite che il tempo stava comunque cauterizzando lentamente…

         Ma questa è una mera interpretazione romantica… Perché, seguendo le naturali conseguenze dei presupposti dai quali parte la mia analisi della persona in questione, sarebbe facile ipotizzare scenari ben più inquietanti… Infatti una persona del genere quali immani bugie può aver articolato in mia assenza a quella povera vecchia?! Le potrebbe aver detto qualsiasi cosa attenendosi ai suoi oscuri piani… Le potrebbe aver detto che ha saputo da fonte certa che io non la voglia più vedere… Le potrebbe aver detto che la odio… Le potrebbe aver detto che quel giorno non ero a Roma… Qualsiasi indegna falsità potrebbe aver sputato sul mio conto…

         E credo che per me sia meglio non sapere quale sia la verità acclarata e piena, perché in tal caso non potrei esimermi dal non fare finta di nulla e dal giudicare quella persona con l’ ortica nella testa.

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