La cabina dell’ eutanasia

 

 

(questo racconto potrebbe essermi stato ispirato da Buzzati…)

Dopo l’ ondata incredibile di suicidi che investì il Giappone negli anni duemila, il governo nipponico prese una decisione unica al mondo (almeno per quanto riguardava la società civile universalmente riconosciuta): dispose l’ istituzione dell’ eutanasia attraverso un piano legislativo che, oltre a riconoscere per la prima volta questo diritto come fondamentale dell’ essere umano, abilitava anche una serie di iniziative propositive per rendere più fruibile un accesso a quella che venne chiamata farsescamente "La dolce via".

E la maggiore manifestazione di tale proposito fu quella di realizzare delle pratiche cabine della morte, in cui uno, in qualsiasi momento lo ritenesse opportuno, potesse andare a spegnersi. Queste cabine, si ritrovavano negli angoli di strada, al pari delle cabine telefoniche, o degli apparecchi per scattarsi delle foto. E se uno ci entrava si trovava subito a proprio agio, in un caldo ambiente riscaldato (se d’ inverno), o rinfrescato (se d’ estate), con una comoda poltrona imbottita nella quale sedersi, di fronte a un monitor, nel quale si poteva scegliere l’ ultima bibita da assumere prima di morire, e che tipo di veleno disciolto si desiderasse dentro.

L’ iniziativa ebbe subito un grande successo e si formarono, nelle ore più affollate, delle lunghe file di persone in coda per poter avere la loro giusta dolce fine. E, dato che la cabina era collegata direttamente con l’ agenzia di pompe funebri governativa, era anche semplice capire quando fosse necessario l’ intervento delle forze preposte alla rimozione di un cadavere. Nei primi giorni in particolare ci fu un grande boom circa l’ uso di questi box, tanto che la gente che rimaneva si contava di continuo e si stupiva che molte altre persone che conoscevano avessero voluto darsi la dolce morte.

  • Hai visto Toshio?! Pure lui era in coda ieri alla cabina della morte all’ angolo! Eppure non aveva alcun problema!
  • Ma chi, Toshio?! Ma guarda che quello non ce la faceva più, non lo sapevi?! Era scontato che fosse uno dei primi!…
  • E perché?! Io lo vedevo tanto un tipo così… tranquillo… Non aveva mai un problema…
  • Apparentemente! Ma in realtà non andava d’ accordo con la moglie, che gli succhiava il sangue, l’ arpia… Poi il lavoro non gli piaceva più, in modo che gli sembrasse inutile e privo di alcuna utilità sociale… Gli era venuto un dolore alla schiena che non lo lasciava riposare bene…
  • Una bella serie di grattacapi! E chi se lo aspettava!…
  • E non sai tutto! Vuoi sapere quale è stato il colpo di grazia?
  • Sì! Dimmelo!
  • Una volta era andato con un trans (attivo) e…
  • Che onta!…
  • Ma quale onta! Non ho finito!… E gli erano venute delle terribili emorroidi che gli impedivano di stare seduto! Capisci che tormento?! Uno non può nemmeno stare seduto!…
  • Deve essere stato terribile!…

Per mesi il governo giapponese fu così preso a smaltire le pratiche circa le dolci morti che dovette concentrare tutte le proprie risorse su quello, rinunciando totalmente a fare nuove riforme, curare i rapporti con l’ estero, stabilire nuovi tassi di ammortamento, ecc…

Presto questa faccenda divenne il suo principale introito, e anche dall’ esterno piovvero enormi richieste di replicare il loro sistema altrove…

Nel frattempo l’ intero meccanismo si oliò alla perfezione e raggiunse sempre maggiori vette di efficienza. Per prima cosa, all’ interno della cabina, furono inserite molte più domande e opzioni circa la morte che uno si voleva dare. Si aggiunsero la possibilità di avvisare un parente o un amico più prossimo, si chiese l’ autorizzazione al trapianto degli organi (e c’ erano certi veleni che non erano compatibili con questa scelta, e allora si doveva ricominciare da capo), si aggiunse la possibilità di fare testamento, e di scegliersi il tipo di funerale, la bara, e di verificare la disponibilità di loculi nei cimiteri (e in caso di potersi prenotare); si offrì la possibilità di fornire un ultimo messaggio al proprio funerale; si diede l’ occasione di fare clamorose rivelazioni circa la loro vita vissuta passata, ecc…

E poi, come prevedibile, si fecero avanti anche molte organizzazioni contro la dolce morte, e, a parte le numerose manifestazioni di protesta che realizzarono nel corso degli anni, presero a pattugliare quei luoghi cercando di convincere gli aspiranti suicidi a desistere. E spesso si potevano incontrare testimoni di Geova non interventisti, avventisti della chiesa dell’ est, anglicani riconvertiti protestanti, buddisti tantristi illuminati, bonzi disposti a darsi alle fiamme per convincere qualcuno del grave errore che stavano facendo, induisti obiettori di coscienza, fascisti antiaboristi flagellatori, ecc… Tanto che entrare in quelle fottute cabine e realizzare il proprio proposito di morte fu sempre più difficile per un motivo e per l’ atro, e c’ era chi, dopo l’ infinita serie di domande del questionario che si doveva compilare per morire, desisteva dicendosi "vabbè, torno domani che ho più tempo" e poi, preso dallo sconforto, non tornava più, oppure chi, vedendo quelle assurde calche di persone che quasi impedivano l’ entrata fisica nella cabina, si rompeva il cazzo e se ne andava. Oppure qualcuno, soprattutto in questi periodi, trovò nuovi stimoli per continuare a vivere…

  • Figliolo! Ma perché ti vuoi ammazzare?! Cosa ti manca?! Perché lo fai?!
  • Non lavoro da tre anni e non so come vivere…
  • Vieni da noi che almeno un posto da imbianchino te lo troviamo!…
  • Davvero me lo dareste?…
  • Ma certo! Vieni con noi!
  • Grazie! Mi avete salvato!…

Oppure…

  • Non lo fare! sei un così bel ragazzo! Perché ti vuoi ammazzare, me lo dici?!
  • Non ho la donna da dieci anni e non ce la faccio più ad ammazzarmi di… Preferisco ammazzarmi totalmente, capisce?…
  • Ma sarebbe uno spreco, bel ragazzo! Vieni da mamma che ci penso io a te!
  • Lei mi accoglierebbe signora?…
  • Certo! Io sono divorziata e sono in cerca anche io, povero pupo!… Se ti accontenti di una come me… Che comunque ho il mio perché, sai… Non mi vedere così, che sono un po’ trafelata… Dovresti vedermi quando mi acconcio per bene… Sono ancora un bel bocconcino, sai…
  • Allora… io vengo…
  • Vieni! Dai! Andiamo subito che ti faccio vedere!
  • Sì! Andiamo!…

Oppure…

  • Ma non sai che andrai all’ inferno se ti ammazzi? Vuoi passare il resto dell’ eternità con Satana?!
  • Tutte stronzate!… E se anche fosse, preferirei mille volte satana a quelli come te!
  • Ma come ti permetti?!…
  • Sì, sono quelli come te che rovinano il mondo con le loro stronzate religiose! Fottetevi tutti!
  • Brutto stronzo! Vieni qui che t’ ammollo una pizza!…
  • E provaci!…

Quindi scoppiava una qualche rissa verbale o fisica in modo che chi si voleva suicidare preferisse continuare a vivere, poiché si era reso conto che aveva dei nemici…

Per questi motivi le macchine della morte non furono più molto popolari negli anni a venire, ed il Giappone attraversò una seria crisi industriale che ridusse in ginocchio la sua economia. E questo creò una nuova ondata di persone che si vollero suicidare (che si unì a quelli che già prima lo volevano…) ma che furono impossibilitati dal farlo tramite la dolce morte (anche se magari lo avrebbe voluto) perché ormai giudicavano troppo complicato l’ intero meccanismo… E dovettero usare i metodi dolorosi di una volta, con una spada nella pancia, tagliandosi le vene, con il gas, con un sacchetto sulla testa, gettandosi da un ponte o da un palazzo, ecc. E così la gente tornò a morire sola, di nascosto dall’ altra gente.

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