La gelosia di Else

 

 

Fu davvero un brutto colpo per lei. Fu un "uno – due" spietato e crudele quello che la vita le riservò (e proprio quando lei pensava di aver superato quei suoi problemi di gelosia e di bassa autostima)… Ma delle volte il destino si diverte a prendersi gioco di noi e a sovvertire le nostre sicurezze acquisite…

Il primo colpo glie lo diede l’ email di una sua vecchia amica (chiamiamola "amica"…). Una semplice dannata email… Che cosa ci può essere di così… corrosivo e pericoloso in una stupida email? Niente!, aveva sempre pensato Else. Fu per questo che, quando vide che la sua amica Naomi le aveva scritto, si sentì ingenuamente contenta. Il fatto però fu che Naomi le scrisse di aver visto nudo il suo ex amore Yuri (sì, proprio quello che ci aveva messo dieci anni per dimenticarlo!)…

Naomi viveva ancora in quel quartiere abitato e frequentato da Yuri, quel quartiere che lei stessa conosceva bene perché molti anni prima lo aveva "vissuto" parecchio. Poi Else lo aveva dovuto abbandonare per colpa dei suoi genitori, e poi le cose erano andate… come erano andate, con Yuri. E lei aveva sempre invidiato il fatto che Naomi potesse continuare anche solo a vederlo (anche se lei da un lato era convinta che fosse stato meglio che non l’ avesse più incontrato).

Nell’ email Noemi le diceva senza mezze parole che, mentre aveva cercato un posto cespuglioso per appartarsi con la sua attuale compagna lesbica (per fare le sozzerie) aveva involontariamente beccato Yuri con le brache calate (per qualche strano motivo a lui non era bastato semplicemente slacciarsi la patta ma aveva dovuto calarsi anche le mutande e i pantaloni lasciando scoperto il suo divino culetto bello sodo di maschio sportivo), cogliendolo dapprincipio di profilo, nell’ atto inequivocabile di urinare a tutto spiano, innaffiando (anzi allagando visto quello che le disse Naomi) tutta l’ allegra vegetazione circostante (che forse era sempre stata così lussureggiante proprio per via delle sue traboccanti annaffiate che si poteva supporre usasse fare da quelle parti quando la vescica glie lo richiedeva).

Yuri, colto sul fatto, imbarazzato, allora si era voltato di scatto (dando vita ad un maestoso getto artistico, simile a quello di una fontana rinascimentale) e si era messo di spalle, mostrandole le chiappe (belle sode) ma continuando imperterrito a pisciare (evidentemente il suo doveva essere proprio un grande bisogno, pensò Else più tardi a mente fredda)…

E la sua amica Naomi ci era andata pesante, dicendole che aveva avuto il privilegio di ammirargli quell’ enorme suo "coso" (nell’ email si riferiva ad esso chiamandolo senza pudore "cazzone") nell’ atto di abbeverare la campagna circostante, e che aveva visto come lui se lo tenesse fieramente in mano come un fucile pesante, di estrema precisione, lucidato nei minimi particolari, e di inestimabile valore…

Poi Yuri si era voltato e allora le aveva invece mostrato quelle sue chiappe che erano tutto un programma (quante volte Else se le era immaginate!). Successivamente Noemi si era scusata per averlo interrotto (ma quale interruzione se il porco era andato avanti!) ed era tornata presto sui suoi passi, con quella sua amica omosessuale (anch’ essa molto divertita e pure eccitata dalla cosa).

Else aveva subito risposto a Noemi che le augurava le peggiori cose possibili e che le mandava le sue migliori maledizioni perché era stata molto crudele a rivelargli quell’ accaduto (perché Naomi sapeva benissimo che effetto le aveva fatto e le faceva ancora anche il solo nominare Yuri).

Da quel momento in poi Else ebbe delle successive e reiterate visioni di quella scena. Fu come se ci fosse stata anche lei (solo che lei non c’ era stata e non ci sarebbe mai potuta essere!); fu come se fosse la spettatrice di quel film del quale lei non avesse mai voluto sapere l’ esistenza… Si immaginò il suo maestoso gingillo virile virare di soppiatto e irradiare di pipì tutto il circondario, e poi mostrare le natiche scolpite con quella righetta in mezzo (che lei riteneva si innalzasse molto in su e glie le facesse risaltare ancora di più)… La sua amica (stronza) glie le aveva anche descritte (perché quella era stata la parte del corpo di Yuri che aveva visto meglio) e le aveva detto che erano molto muscolose ma sembravano molto morbide al tatto (come quelle di una ragazza, le disse, e se lo diceva quella bisessuale, che se ne intendeva, doveva essere vero)… Quanto sarebbe piaciuto ad Else mordergliele voluttuosamente e poterci affondare i denti (e, perché no, procurargli anche del dolore fisico)…

A dire la verità c’ era la più che fondata ipotesi che non fosse affatto vero tutto quello che Naomi le avesse detto, e che se lo fosse inventato per farle uno scherzo divertente (da parte sua) e per farle prudere un suo vecchio punto debole… Quella puttana ne sarebbe stata capace!… Ma la povera Else prese tutto come se fosse la verità assoluta e… volete sapere perché? Perché quella era una storia verosimile, nel senso che, anche se non fosse avvenuta sul serio, sarebbe potuta comunque accadere… Ma solo a Naomi, e non più a lei!, perché Else non abitava più in quel quartiere (e questo, a pensarci, le dava un grosso dolore ogni volta che lo ricordava perché, in ultima analisi, non era stata lei a voler abbandonare il quartiere! Lo avevano voluto i suoi genitori, e lei aveva dovuto subire quella loro scelta… Altrimenti, fosse stato per lei, sarebbe ancora là, con la possibilità di incontrare il suo vecchio amore Yuri mentre faceva pipì…).

La sua era una forma di gelosia nostalgica ed inappagabile, perché lei era gelosa di tutte le ragazze che avrebbero potuto incontrare Yuri (e anche solo guardarlo per un attimo e gioire della sua prestanza), cosa che a lei non sarebbe mai più stata concessa (e non per sua colpa).

La piccola Else si sentì annientata dal dolore e, anche quando tornò a casa dal lavoro, quella notte non riuscì a vedere alcun film alla televisione perché tutto scompariva in quell’ increscioso fatto e in quella possibilità mancata. Era tutto di nuovo insignificante per lei, come ai tempi in cui si era presa quella cotta terribile per lui… Roba che nemmeno erano riusciti a mettersi assieme (lei sosteneva perché si piacevano troppo) e forse era proprio per questo che nella sua mente lui, in fondo, aveva ancora lo stesso potere e lo stesso fascino di allora: perché il cerchio non si era chiuso… Perché non aveva potuto assaggiare il suo sapore di uomo… Perché non aveva potuto stufarsi di lui (e lasciarlo), non essendoci mai stata assieme…

Quella botta fu difficile da assorbire per Else e lei si intristì per tutto il resto della settimana. Tutti se ne accorsero, sia i colleghi, che i parenti, che gli amici, che lei cercò di evitare il più possibile, e se per caso uno di loro le chiedeva cosa aveva, lei, per troncare subito la discussione, diceva loro che aveva le sue cose (e allora tutti muti a compatirla)…

Poi venne il sabato (che era sempre stato il suo giorno della settimana preferito). Come sempre lei cercò ristoro nelle solite cose che le dava piacere fare, cioè andare a girovagare per alcune sue abituali vie preferite, in cui poteva fare shopping o anche solo guardare, per poi terminare la passeggiata a riempirsi la pancia in una pasticceria piena zeppa di leccornie (quelle erano le uniche libertà che si concedeva, poi per il resto della settimana avrebbe praticato una dieta morigerata e non avrebbe scucito nemmeno un euro in alcun ulteriore sollazzo. Lei era una ragazza assennata…). Quel giorno scelse di prendere l’ autobus B piuttosto di quello A che di solito prendeva. Le differenze tra le due linee erano che quella A era più diretta ma lunga, mentre quella B l’ avrebbe lasciata più lontano dal luogo da raggiungere, ma in compenso su di essa si trovava sempre il posto per stare seduti. E quel giorno ad Else non passava proprio per l’ anticamera del cervello di doversi fare tutto il viaggio in piedi, magari sudando pure per l’ aria attufata. Era per questo che aveva scelto volontariamente la linea B.

Era una bella giornata. Faceva freschetto ma c’ era il sole che splendeva in cielo. Lei però era molto triste perché pensava ancora a quell’ email peregrina che le aveva rovinato la settimana. Si sentiva così giù! E in quei momenti, anche il pensare che di li a poco avrebbe fatto tutte quelle cose che in genere la riempivano di una gioia già assaporata e piena, non le dava molto conforto.

Else scese dall’ autobus alla fermata giusta (per fortuna quei pensieri non le impedirono di riconoscerla, nonostante la sprofondassero in un mondo distante dalla realtà). Adesso, pian pianino, Else faceva un passettino alla volta. Non aveva fretta perché quello era il giorno più bello della sua ordinaria settimana e non vi era motivo di rovinarselo con la solita fregola di dover correre per dover risparmiare del tempo.

Else si avviò sulla modesta salitella e si fece i complimenti perché riuscì ad effettuarla senza stancarsi per nulla (ma non prima di aver dovuto oltrepassare per forza una vecchia che, davanti a lei, si fece venire l’ affanno sentendo i suoi passi dietro, e che non si tranquillizzò finché Else non la superò, da brava bambina quale lei era).

Voltato l’ angolo il sole sarebbe stato coperto dalle alte mura di quella grande chiesa, ma solo per un po’ perché poi di nuovo il sole l’ avrebbe baciata per una lunga via verdeggiante (che per giunta era in discesa). Lì incontrò una coppia di persone che lei etichettò subito come "comunisti!" perché lui era un po’ grassoccio, di altezza media, e con un banale pizzetto, mentre lei da lontano sembrava avere qualcosa di spaventoso e di bellissimo, ed Else non volle cedere al tentativo di guardarla fino all’ ultimo (per non darle soddisfazione). Ma poi quando furono vicinissimi, ricorrendo alle sue migliori arti spionistiche, le diede una sbirciata sghemba e vide che quella ragazza (la cui bellezza non era neanche paragonabile alla sua, pensò) aveva dei capelli rossi e ricci e tirati su (tanto che sembrava una di colore). Non vi era dubbio che fossero comunisti…

Ed ecco che la lunga via l’ accoglieva, mentre a destra, l’ enorme chiesa era, come al solito presa d’ assalto da torme di turisti stranieri. Un giorno le sarebbe piaciuto anche a lei visitare quella chiesa, ma non da sola. No, da sola sarebbe stato troppo… triste, perché certe cose vanno fatte in due. Magari quando avrebbe avuto un ragazzo, ci sarebbe potuta tornare con lui. Come sarebbe stato bello venirci magari con… Yuri. Ma ecco che ci ricadeva! Di nuovo a pensare a Yuri e alla sua canna al vento e alle sue chiappe intagliate! Ma allora si voleva proprio fare del male! La povera Else sospirò e si biasimò per la sua stoltezza. Si impose, giurandoselo, che non avrebbe più pensato a Yuri. Che cosa voleva ottenere?! Voleva forse rodersi il fegato nella gelosia fino a morirne?! No che non lo voleva.

Else percorse la lunga via soleggiata senza gioia. E le persone che incontrò notarono tutte la sua mestizia (e si chiesero come mai una brava e belle ragazza come lei fosse così infelice, e qualcuno immaginò il giusto motivo). Tra di essi incontrò uno tutto bardato (come se fosse febbraio), di corporatura magra ma alta, con gli occhialetti sottili e scuri, e con la faccia butterata che se la squadrò dal basso verso l’ alto, non potendo trattenere la propria brama (e quasi lei vide la saliva che gli colava dalla bocca). Else fu sicura che, superandola, il tipo si sarebbe voltato a guardarle il sedere, ma in quel momento era talmente depressa che non gli dedicò che niente di più di un pensierino negativo.

Poi Else ebbe la sventura di incrociare un ciccia-bomba proprio nel tratto di strada in cui questa si restringeva. I due si guardarono freddamente negli occhi, come se fossero due pistoleri che si sfidavano. Era evidente che se qualcuno non si fosse scansato si sarebbero scontrati… Ma chi di loro due avrebbe capitolato per primo, cedendo il passo all’ altro? La tensione era altissima ma la cosa si risolse meramente quando entrambi ebbero la stessa idea. Lei gli fece capire che avrebbe virato leggermente alla sua sinistra e lui fece lo stesso. Così poterono entrambi passare e conservare l’ onore, in un sol colpo…

Finita quella via, Else sbucò su di un grande incrocio in cui convergevano almeno quattro strade (ma forse erano di più). Passò sotto un vecchio arco, cimelio del passato, che ormai da generazioni era il covo di una zingare che chiedeva l’ elemosina. E la gitana la chiese anche a lei, senza pudore, (non confidando molto nel fatto che lei gli avrebbe lasciato un obolo). Else la guardò per un attimo, con distacco, e passò avanti, dove vide un paio di ragazzine con dei piumini orrendamente colorati con vivacità infantile. Anche in questo caso le due ragazze ed Else si scambiarono un reciproco sguardo di disprezzo, avendo riconosciuto le loro rispettive e inconciliabili differenze…

Fu lì che Else fece il secondo errore della sua giornata (il primo era stato quello di prendere la linea B). Si chiese quale fosse la via migliore da percorrere per arrivare alla sua destinazione…

Normalmente avrebbe percorso la solita strada, che per via di alcuni lavori, fermi ormai da anni, l’ avrebbe però costretta a camminare su di un percorso praticamene a zigzag, e addirittura a dover tornare indietro per un bel tratto di strada. E quel giorno Else non si sentiva di dover ingoiare quel consueto boccone amaro.

Così si ribellò al suo solito destino e decise di andare avanti. Avrebbe attraversato dopo il semaforo (più giù, anche se non ci fossero state le strisce pedonali) e poi avrebbe tagliato verso sinistra, giungendo in men che non si dica alla sua destinazione prestabilita.

Ma subito prima del semaforo, quando già cercava con gli occhi il varco laterale fantasticato, ebbe un miraggio (?) e le sembrò di vedere Yuri. Si disse: "Toh! Quelle gambe sembrano proprio le gambe di Yuri…" Poi si disse che la doveva smettere una buona volta di pensare sempre a Yuri… Quando sarebbe finito quel supplizio che si infliggeva da sola?!… Purtroppo ad Else capitava spessissimo di intravedere delle persone che somigliavano ad altre che lei conosceva, solo che in genere, aveva constatato che i suoi riconoscimenti erano il frutto di sue fantasie fisse, che le prendevano per chissà quale motivo…

Per cui, anche stavolta, e ricordandosi di quel fenomeno, non diede molto peso alla cosa. Poi però successe che si avvicinò sempre di più a quella persona (e l’ avrebbe presto necessariamente incrociata) e, cercando istintivamente il suo volto le sembrò essere… Yuri sul serio! Il bel ragazzo era inconfondibilmente lui (anche se erano passati diversi anni dall’ ultima volta che l’ aveva visto in carne ed ossa). Era vestito tutto di nero e anche lui l’ aveva notata (Else avrebbe potuto scommettere che l’ avesse riconosciuta anche prima che lo facesse lei). Lo vide camminare sicuro verso di lei… Ed il suo primo pensiero sapete quale fu? Si sentì felice perché delle volte i sogni si avverano, e se si pensa intensamente ad il proprio amore (segreto)… qualche volta il destino li fa avverare…

Senza che lei se ne accorgesse il suo viso si distese e lei abbozzò un ancora impercettibile sorriso (che ben presto sarebbe diventato percepibile). Quando si sarebbero incrociati si sarebbero salutati e si sarebbero baciati come vecchi amici… Ma proprio in quel momento lui fece una cosa che la ferì molto: abbassò gli occhi. Glie li nascose. Così lei non poté più essere sicura che si trattasse davvero di lui. E mentre il suo cuoricino cominciava a soffrire, lei si disse che avrebbe rispettato la sua scelta (se questo era quello che lui voleva) e, quando si incrociarono, lei era decisa a non fermarlo e a non salutarlo se prima lui non le avesse fatto un gesto cordiale. Nel momento in cui però lui la stava oltrepassando lei non resistette, all’ ultimo istante, a non girarsi di scatto verso di lui, come se fosse stata folgorata, un po’ per cercare di capire sul serio se fosse davvero lui (cosa che non riuscì a fare), e un po’ per fare in modo che il suo movimento improvviso avesse attirato la sua attenzione e si fosse impietosito infine accettando di salutarla. Ma lui la ignorò.

Else, ancora una volta si obbligò a non voltarsi ma alcuni passi dopo si fermò al semaforo ed infine si girò verso di lui, che non riuscì più ad individuare (forse anche per via del fatto che non ci vedesse benissimo senza occhiali).

Yuri era sparito. Dove poteva essere arrivato in così poco tempo?! Probabilmente aveva preso subito la prima via a sinistra (dove c’ erano dei negozietti di abbigliamento interessanti), celandosi così al suo sguardo supplichevole ed indagatore.

Else si sentì ancora più distrutta di prima. Si sentì disperata e se avesse potuto bere la cicuta in quel momento l’ avrebbe fatto senza pensarci.

Rifletté sul potere delle coincidenze: quante probabilità c’ erano che proprio in quel periodo lei avesse rivisto il suo Yuri? E quante che l’ avesse veduto ma solo se avesse deviato dalla sua usuale strada, spinta da chissà quale impulso o ragionamento improvviso?… Pochissime! Per cui non doveva essere un caso… e quella cosa doveva dover dire qualcosa!…

Else voleva fermarsi in strada, inginocchiarsi e piangere (come sarebbe stato liberatorio…) ma non poteva… Decise di proseguire sulla nel suo tragitto, che percorse anzi rabbiosamente e più velocemente del solito.

Attraversò in un punto senza curarsi troppo se delle macchine avrebbero potuto investirla (quasi se lo augurò, e immaginò che il giorno dopo i giornali sarebbero usciti con un articolo con la sua morte, causa incidente automobilistico, proprio in quella via, e anche che Yuri lo avrebbe letto sconvolto e si sarebbe sempre tormentato per non averla bloccata, quando avrebbe potuto farlo, perché lui avrebbe capito che lei si era ammazzata per lui!).

Else avrebbe voluto piangere ed abbandonarsi da qualche parte, ma c’ era troppa gente che l’ avrebbe vista (e qualcosa dentro di lei le imponeva di conservare un minimo di decoro). Senza accorgersene cercò un luogo tranquillo dove potersi eclissare (lì avrebbe potuto fare quello che avrebbe voluto). Ancora pensò che si sarebbe buttata volentieri in un pozzo nero… Yuri non era più per lei, e lo avrebbe dovuto lasciare a qualcun’ altra. Ormai doveva accettare che il suo amore per Yuri sarebbe stato impossibile… E, abbracciare quella verità, fu per lei come uno sconvolgimento epocale, come se sulla terra piovessero meteoriti che l’ avrebbero sprofondata in una nuova era glaciale…

Il seguito della sua giornata fu come il suo umore: cupo. Non le diede alcun sollievo fare quelle cose che sempre l’ allietavano da anni il sabato. I suoi acquisti non se li godette e i dolci li ingurgitò senza assaporarli (stavolta le sarebbe servita una pera di zabaione direttamene nelle vene, per poterne avere qualche risultato).

La povera Else tornò a casa come un cane bastonato e le toccò pure andare a trovare i genitori, dato che era in programma la solita visita settimanale a casa loro. Quando entrò si accorse che non c’ erano. Fu tentata di andarsene subito vigliaccamente (la scusa che non li aveva trovati era già lì bella pronta). Poi però Else notò sul tavolino un libro con sopra un bigliettino che diceva:

Cara Else,

noi siamo usciti e torneremo alle 13 circa.

Se non ti va di aspettarci prendi

questo libro… È un regalo per te!

Io l’ ho trovato bellissimo! Parla di sentimenti

e di amore… Poi ne parliamo…

Ciao mamma

Ed Else si prese il libro incuriosita. Dirigendosi a casa propria lo sfogliò e ne lesse alcuni piccoli brani a caso. Le sembrò interessante…

E quel libro fu la sua salvezza. Perché le capitò tra le mani proprio nel momento giusto… Alcune cose scritte in esso la emozionarono, ma le capì appieno solo quando ebbero, in qualche modo, la possibilità di crescere e germogliare in lei…

Nel libro c’ erano scritte cose del tipo "Il vero amore non si aspetta nulla in cambio" e "Nessuno può impedirci di amare". Tutte quelle frasi (che qui riportate sembrano un po’ "da cioccolatino" ma che nascondevano una profondità non comune, e una consapevolezza estremamente evoluta) la fecero loro "adepta", ed Else, in quel preciso istante della sua vita, diventò una donna, e non fu più una ragazzina viziata… Else capì che quel giorno Yuri poteva non averla salutata per una serie di motivi plausibili: forse perché andava di fretta e temeva che lei lo avesse rallentato troppo, o che gli si sarebbe attaccata alle costole non volendolo più lasciare; forse si era vergognato più di quanto lei non si immaginasse; forse dopo tutto quel tempo, semplicemente lui non si era sentito di riannodare dei rapporti… Insomma, c’ erano una serie di possibilità che non le dovevano far gridare alla disfatta. E poi lei adesso fu consapevole che, così come era stata follemente gelosa di lui, c’ era anche il caso (più che concreto) che anche lui lo fosse stato di lei (ripensò ad alcuni fatti del passato, che all’ epoca qualificò come inspiegabili, e le si fece giorno…). La gelosia infatti era una malattia (e pure contagiosa) e sicuramente era toccata anche a lui qualche volte (e pensando a lei). E, il capire che la gelosia non è altro che un infantile (e spesso insensato) desiderio di possesso, voleva dire guarire (quasi completamente) da essa…

Quando dopo ancora due anni rincontrò di nuovo Yuri, lui la vide sorridergli così dolcemente che volle, sorprendentemente, ripristinare i contatti con lei. Yuri la trovò allora molto più matura e, in ultima istanza, adorabilmente femminile (ma questo non glie lo disse).

Fu così che Yuri ed Else non si misero mai assieme, però tornarono ad essere amici.

Ti amo, piccola Else. 😛

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