Il ritorno dei pesci banana

 

 

Non si sa come ma Mina e Gino riuscirono a trascinare il loro amico Roy al mare, dopo un decennio abbondante che lui non lo frequentava. L’ ultima volta Roy c’ era andato da ragazzino, con alcuni suoi amici, e non ne conservava un ricordo troppo positivo. Infatti in quell’ occasione gli altri gli avevano fatto una specie di scherzo (ma forse solo erano dei tipi inaffidabili) e gli avevano detto che si sarebbero comprati qualcosa da mangiare direttamente nei pressi della spiaggia, quando invece la comprarono tutti quanti, a sua insaputa, prima, così che Roy si ritrovò con lo stomaco vuoto (perché in quel lido esclusivo non c’ era nessuno dal quale poter acquistare vettovaglie) a dover passare un brutto quarto d’ ora, prima che i suoi amici, impietositi, gli concedessero ognuno un po’ del loro cibo.

Da allora Roy non ci era più andato, ma non solo per quel motivo. Erano una serie di cose che neppure lui sapeva bene. Forse semplicemente non ci si era più trovato.

Mina e Gino, che avevano piena fiducia in Roy, perché lo conoscevano da anni, si erano andati a fare una passeggiata in riva al mare, lasciandogli completa carta bianca con la piccola Azzurra, dato che la stessa bambinetta una volta aveva confessato loro che Roy, seppure lo vedesse un po’ insolito perché portava i capelli lunghi, faceva discorsi inconsueti, conoscesse tutti i cartoni animati antichi (e fosse sempre da solo, senza lo straccio di una ragazza, pur non essendo certo il ragazzo più brutto dell’ universo), gli piaceva (e forse da grande lo avrebbe sposato).

Roy era un po’ preoccupato che gli avessero affibbiato la bambina. Di certo lui si sentiva una persona affidabile e di buon senso, ma… non gli era mai capitato di fare il baby sitter di una infante così piccola (Azzurra aveva sui quattro anni). Roy, mentre tentava di leggere il giornale, ogni tanto le dava una sbirciatina per controllarla, e la vedeva (fortunatamente) all’ ombra e con il cappellino indosso, sotto l’ ombrellone, che tentava di ammucchiare sabbia per tirar su un castello, servendosi di un secchiello e di una paletta. E quella era solo una possibile interpretazione di quello che stava facendo Azzurra, perché lui la vide sia fare una buca, per poi richiuderla (dopo aver esclamato felice "Fatto!"), per poi arare il campo con un rastrello, per poi portare dell’ acqua e impiaccistrarsi tutte le manine, per poi seppellirsi i piedini dentro, per poi… Roy sapeva che la bambina si stava stufando e ben presto avrebbe preteso un nuovo gioco (e forse da lui…! E questo lo inquietava…).

Arrivarono di fianco a loro due coniugi sulla cinquantina. Gli si leggeva in volto una certa stanchezza di vita: lui era un uomo sul calvo, con la panzetta e con membra tozze che col tempo sarebbero diventate sempre più rattrappite e difficili al movimento; lei era una signora riccia mora, con una gran quantità di capelli, annodati per l’ occasione, tendenzialmente scura di pelle, con gli occhi neri, le ossa belle, ma con un gran culone che era stato ormai preso d’ assalto dalla cellulite (e questa ormai aveva vinto e vi aveva innalzato il proprio stendardo), che non l’ avrebbe più abbandonata fino alla morte. In realtà una volta quella donna fu bella, ma era stato secoli fa, e comunque molto prima che anche il suo spirito si piegasse e passasse dalla beata ignoranza della gioventù, all’ inutile aridità di una persona comune che rimarrà sempre tale…

Quando i due si andarono a posizionare proprio accanto a loro, e vicino a riva, (col venticello lieve che sempre soffia in prossimità del mare), essi notarono Roy, e lui non poté non fare altrettanto. Mentre il marito scavava una buca per ficcarci l’ ombrellone dentro (mentre sudava e imprecava), sua moglie si soffermò a riflettere che sembrava un po’ strano vedere un ragazzo… capellone tutto solo con una bimba… Nello stesso istante Roy fu colpito dal suo immenso culaccione che, per quanto fosse sproporzionato lo obbligava a continuare a guardarlo, cercandogli di dare un senso.

Roy l’ aveva già adocchiata da vestita, quando lei si era accostata, e allora era stato in attesa di vedere se quel colpo d’ occhio che aveva avuto fosse davvero reale, come sembrava, oppure fosse un qualche prodotto della sua fantasia, che in caso sarebbe stata malata. Così la osservò spogliarsi e rivelare quel suo costume intero, anch’ esso nero, come i suoi capelli, come i suoi occhi, come il suo cervello (certo, questa cosa lui non poteva saperla)… E quando lei gli si mostrò in tutta il suo splendore irriverente posteriore, lui si disse: "Non è possibile! È gigantesco! È quasi contro tutte le leggi della natura! Non può esistere un sederone così grosso! Eppure esiste! Lo sto vedendo adesso!". Roy si era fermato ammirato, ed in fondo estasiato, di fronte a cotanta manifestazione di Dio. L’ aveva fissato e non era riuscito a staccargli lo sguardo di dosso… Ci era voluto che la signora se ne accorgesse, e che lo rigettasse, sdegnata, con lo sguardo, per spingerlo a tornare al proprio giornale, cercando di fare finta di nulla, ma continuando segretamente a pensarci… Fu lì che la signora lo giudicò male per la prima volta… Pensò che fosse una sorta di maniaco e si sentì nuda di fronte a lui… Come una povera donna violata…

La signora, che di nome faceva Rosalba, si accomodò su di una sdraio e vi sprofondò dentro, non abbandonandola più. Il marito, invece, (come lo stesso Roy aveva già notato), già stufo della situazione (e chissà da quanti anni della propria moglie), con una scusa si andò a fare un giro. La moglie, anche se pensava che la sua presenza potesse esserle utile con quel bruto yuppie a fianco, lo lasciò andare, confidando sul fatto che in spiaggia c’ erano tante altri nuclei di persone…

Rosalba iniziò subito ad interessarsi a quello che accadeva a pochi metri da lei… Le fu naturale come respirare… Poco più là Azzurra aveva dichiarato ufficialmente di annoiarsi. E questo era l’ inizio di grossi guai per Roy.

  • Perché non giochi col pupazzo?
  • Non mi va!… Ci gioco sempre…
  • Allora perché lo hai voluto con te?
  • Perché sennò lui stava solo…
  • Capisco… Non ti va di scavare una bella buca?
  • No!
  • Perché?
  • Mi sono rotta… Mangiamo?
  • No. È troppo presto…

Erano le undici e Roy era stato allertato dai genitori di non dargli da mangiare fuori dall’ orario dei pasti, perché lei spesso affermava di aver fame anche quando non era vero, e poi finiva per rovinarsi l’ appetito e non mangiare decentemente… Lui avrebbe atteso il ritorno dei suoi genitori, per andare sul sicuro. La fanciulla lo incalzò…

  • …Facciamo il gioco del "perché"?
  • Come si fa il gioco del perché?
  • Tu dici una cosa e io ti faccio le domande…
  • E che devo dire?
  • Una cosa…
  • È proprio una bella giornata, oggi…
  • Perché?
  • Perché il sole è caldo ma noi che siamo a riva non sudiamo e…
  • Perché?
  • Fammi finire… Perché il mare è bello calmo e l’ acqua è limpida e calda…
  • Perché?
  • Perché…
  • Perché?
  • Lasciami il tempo di riflettere.
  • Perché?
  • Perché sennò poi il gioco finisce…
  • Perché?
  • Perché non ti rispondo più niente…
  • Perché?
  • Perché mi si "secca" la testa…
  • Perché?
  • Perché uno non può sempre dire le cose, si deve pure riposare…
  • Perché?
  • Perché sennò muore e finisce tutto…
  • Perché?
  • Perché tutto finisce.
  • Perché?
  • Perché ogni cosa viva deve morire…
  • Perché?
  • Perché è così!
  • Perché?
  • Perché l’ ha deciso Dio.
  • Perché?
  • E che ne so io.
  • Uffa!

La sua ultima risposta non gli era piaciuta e l’ aveva alquanto delusa. Sentiva di essere stata in qualche modo raggirata e fregata… Ma lei aveva ancora tantissime frecce al suo arco per sferzare la tranquillità di un adulto.

  • …Facciamo bagno?

Roy si maledì per averle suggerito inavvertitamente quell’ opzione con il gioco del perché. Sapeva che era stato un autogol clamoroso, e aveva tentato di sviare poi il discorso altrove (pentendosi poi anche di quello…). E ora la stava pagando (con i bambini si pagano sempre gli errori). Ci mancava solo che le facesse fare il bagnetto. Che cosa avrebbe potuto combinare una bambina simile nell’ acqua, se già faceva tremare la terra ferma? Lui se la immaginava mentre si gettava a pesce nel fondo e tentava di annegare, oppure mentre veniva urticata da una medusa (e allora sarebbe stata tutto il tempo a gridare, per ore, fino a quando i suoi genitori non fossero tornati), oppure se la immaginava fare i bisognini (solidi) in mare, destando lo scalpore della gente, oppure se la immaginava mentre, chissà come, catturava un pesciolino con le manine e subito se lo ficcava in bocca, senza che lui potesse evitarlo, oppure si immaginava che perdesse uno o più pezzi del suo costumino (nonostante la sua giovane età i suoi genitori l’ avevano comunque voluta vestire come una piccola ragazzina, con un due pezzi che se lei fosse stata più grande, e il costume pure, proporzionalmente a lei, ne sarebbe risultato un completino alquanto sexy e castigato…), e che dopo, come una povera zingarella ignuda sarebbe stata guardata con compassione e pietà da tutta l’ altra gente, e se per caso la sua testolina furba lo avesse capito, allora lei si sarebbe sentita una misera bambina infelice e, anche in quel caso, si sarebbe innalzato in tutta la spiaggia un pianto a dirotto…

Dopo tutte queste possibili tragedie, Roy le rispose con molta più severità del necessario.

  • No!
  • Percchè, no?! Pecchè?!…

Lei era già sull’ orlo di un egocentrica furia nervosa.

  • Perché è meglio che aspetti i tuoi genitori. E tu perché lo vuoi fare?
  • Perché… è bello…
  • E perché è bello?
  • Perché… me piace…
  • E perché ti piace?
  • Pecchè… me divetto…
  • E perché ti diverti?
  • Perché… Uahhh!… Stonzo!

Quello troncò il loro dialogo filosofico e Roy si stupì che, non solo conoscesse già quella parola, ma che l’ avesse pronunziata per la prima volta rivolta a lui…

Nel frattempo la signora Rosalba non si era lasciata sfuggire che quel freak non fosse suo padre (d’ altronde era evidente, come aveva potuto pensarlo anche solo per un momento? Che sciocca era stata!). Quindi… per quale motivo, un tipo dissoluto come lui (avallò subito pure quest’ altra tesi) avrebbe dovuto ritrovarsi in compagnia di un tale simile angioletto? Le venne subito in mente l’ ipotesi di un rapimento… Magari lui aveva approfittato della conoscenza che aveva all’ interno della famiglia della bimba per portarla via… Loro si erano distratti un attimo e lui… zack! Glie l’ aveva sottratta! E magari gli aveva già chiesto il riscatto… O forse no, prima li avrebbe fatti rosolare ben bene nella disperazione della sparizione, per renderli più morbidi e disponibili, e solo in seguito lui… Le venne anche un’ altra ipotesi in mente che la atterrì oltremodo, terrorizzandola. E se lui l’ avesse rapita per altri sporchi fini… Che schifo! Non poteva nemmeno pensarci… D’ altronde lui non l’ aveva poco prima fissata con trasporto nelle proprie parti intime, mentre lei si spogliava? A lei non era sfuggito il suo sguardo lascivo e… l’ aveva guardata proprio là, in mezzo alle gambe, non c’ era dubbio! Quella sua audacia le aveva dato dei brividi di disgusto… Roba che… neppure suo marito l’ aveva mai osservata con un’ espressione così lussuriosa e biecamente vogliosa… Adesso coglieva quelle occhiaie peccaminose che sprofondavano gli occhi di quel ragazzo, e ora capiva da dove provenissero… La signora Rosalba si strinse nelle braccia e si disse che avrebbe dovuto vigilare sulla sorte di quella povera bambina indifesa… Solo lei lo poteva fare… Solo lei sapeva…

Intanto Azzurra continuava a lamentarsi e tra poco sarebbe stata preda delle convulsioni. La gente in giro si iniziava a girare verso di loro, incuriosita e disturbata dalle lagnanze della pargola. Già lui notava i primi sguardi di biasimo e di rimprovero negli occhi di quegli altri che erano tutti bravi se si trattava di prendere decisioni con i bambini degli altri… Roy si ricordò che Gino gli aveva detto che poteva farle fare anche il bagno, passate le ore dieci e trenta, purché lei avesse indossato la ciambellina e non fossero andati dove non si toccava.

  • Senti, ma tu sai nuotare?

Azzurra gli fece sì con uno sguardo che gli giurava che fosse vero.

  • E che stile sai fare?
  • I piedi… su e giù…
  • Solo lo stile "i piedi su e giù"?
  • No, anche le mani e le braccia… prima questa e poi quest’ altra…
  • Capisco…
  • Poi se giro, io faccio una capriola… e poi mi do la spinta… e salto per aria! Come i pesci!…
  • …Come i pesci che saltano dal mare?
  • Sì!
  • Allora sei un’ esperta. Hai pure il patentino di bagnina?
  • Sì!
  • E di buona navigazione, allora?
  • Sì!
  • Beh, con tali requisiti non ti posso proprio impedire di farti un bagnetto. Prendi la ciambella e andiamo.
  • …È vviva!

Azzurra si infilò il ciambellino (con sopra disegnata l’ ape Maia) alla vita, e si diresse verso il mare, con accanto quello che sembrava un gigante che la scortava.

  • Però stiamo qui, non ci allontaniamo troppo, va bene?
  • Ma io volevo anda’ giù giù…
  • Noo, ma li ci sono i pescecani! Quelli sono cattivi, sai?
  • No! Io non c’ ho paura, io!
  • Lo so che sei una bambina coraggiosa… però perché rischiare se anche qui ci sono tanti bei pesciolini…
  • Però il pescecane non c’ è…
  • Non c’ è però qui ci sono i pesci banana…
  • Pescibanana?…
  • Sì, non li conosci?
  • No…
  • Vediamo se li troviamo…

La signora Rosalba fu presa dalla più cupa disperazione, e per un duplice motivo. Il primo era così ovvio che la nauseava. Era implicito che dietro quelle sue parole, il ragazzo volesse celare dei turpi doppi sensi (e di bassa lega). Era palese che il pesce banana glie l’ avrebbe fatto trovare nel suo costume… Che malvagità!… Il secondo motivo era che, guarda caso, proprio quel giorno lei stesse leggendo un libro di racconti di Salinger, che le avevano consigliato. E nel primo capitolo, c’ era un tale, con problemi mentali (che era da poco tornato senza qualche rotella dal Viet Nam) che si ritrovava a stare da solo con una innocente bambina… Lei si era fermata nella lettura quando quell’ oscuro personaggio aveva accennato alla piccola circa l’ esistenza dei pesci banana… Non se l’ era più sentita di continuare a leggere perché già si era immaginata la fine triste che aspettasse la bambina… Ma adesso quella esperienza le era stata utile per capire anche l’ altra similitudine che nella realtà il lestofante si accingesse a fare (come se non avesse potuto esimersi dal dichiararla prima di compierla, forse sperando di essere fermato…).

Si spinsero a circa un metro e mezzo di profondità. Abbastanza cioè perché Azzurra potesse immaginare di essere abbastanza al largo da soddisfare il proprio desiderio di avventura. Anche Roy, per fare una simulazione più realistica, si inginocchiò in modo che paresse che pure lui fosse sommerso completamente dall’ acqua nella sua interezza. Roy era quasi attaccato alla bambina; non l’ avrebbe mollata di un centimetro per poter evitare spiacevoli imprevisti. Erano ancora abbastanza vicini alla signora Rosalba che, piegandosi comunque in avanti per ascoltare meglio, non si perdeva una parola di quello che si dicevano (chiedendosi quando sarebbe dovuta intervenire)…

  • Un pesce! Hai visto?
  • Si. Qui ci sono tanti bei pesciolini, non trovi? Ci si diverte un mucchio anche qui, senza i pescecani, no?
  • Sì!… Ahhh! La gamba!
  • Che hai, un crampo?
  • No! Mi ha toccato!
  • Chi? Sarà stato un pesce…
  • Il pesce banana!

Rosalba percepì che il manigoldo aveva probabilmente iniziato ad allungarle le mani (sperava che fosse solo quello… e che non si trattasse già di altro). Tuttavia… prima di agire avrebbe dovuto aspettare di essere sicura di coglierlo con le mani nel sacco, o con le brache calate…

  • Non credo che sia stato un pesce banana…
  • Perché?
  • Perché i pesci banana sono furbi, non si fanno mica scoprire facilmente. E poi… che forma aveva quel pesce?
  • Boh!
  • Perché… sai che forma hanno i pesci banana? Proprio la forma di una banana…
  • Banana!… Banana!

Queste ulteriori grida della bambina fecero trasalire Rosalba, facendole pensare che il momento della verità si sarebbe presto approssimato…

  • Ecco, io ho appena visto un pesce banana passarti vicino. Tu l’ hai visto?
  • No!… Dove? Dove?
  • Proprio qui… Lo vedi?

Adesso entrambi i bagnati, sia Azzurra che Roy, sembravano osservare un punto che era… proprio in mezzo alle gambe di Roy (che doveva essersi evidentemente abbassato il costume!). Rosalba si piegò ancora di più, pronta a scattare (per quanto il proprio fardello posteriore le avrebbe permesso).

  • …Lo vedo!
  • Davvero lo vedi? Allora perché non provi a toccarlo?
  • Lo tocco…

Ecco, era quello il momento! Rosalba fece uno sforzo immane e sollevò il suo culone arrossato (per la lunga permanenza sulla sdraio). Fece un qualche movimento innaturale che le trascinò nei glutei la parte di costume che prima glie li fasciava (tanto che sembrava che quel culone se lo fosse mangiato, o lo avesse inglobato al suo interno…). Rosalba tentò di urlare (nei suoi piani, con le sua grida impetuose, adesso avrebbe allertato l’ attenzione di tutte le altre persone), ma per la tensione le uscì solo un flebile vocio (che nessuno, tranne lei, udì) mentre diceva…

  • …È un maniaco fermatelo!… Si sta facendo toccare dalla bambina!

Quasi subito inciampò in un secchiello parzialmente insabbiato a riva (e facendo crollare i resti di quello che una volta era stato un bellissimo castello di sabbia, nelle intenzioni del suo piccolo Leonardo da Vinci…). Cadde di testa, effettuando una favolosa ruota di trecentosessanta gradi (e pure di più) con le gambe, e andando a capitolare nel mare, tuffandosi praticamene di sedere. Quando Roy e Azzurra videro il cielo oscurarsi e quell’ enorme sederone venirgli incontro, si fecero istintivamente un po’ più in là, anche se esso poté solo mandargli una grande onda anomala contro, che li sommerse per un attimo. Immaginando degli strani sviluppi, Roy si alzò (e i suoi slip erano perfettamente aderenti al suo corpo, e quello dei pesci banana era stato solo un gioco di suggestione tra lui e Azzurra), si prese la bambina, e le disse che il bagno era finito. Lei non fece obiezioni perché già da un po’ era a mollo, se non era per il fatto che le sarebbe piaciuto vedere questi fantomatici pesci banana…

  • …E i pesci banana?
  • Ormai se ne saranno andati, dopo questo maremoto… Andiamo ad asciugarci…

Presto la scena del singolare lancio a mare della signora Rosalba fece il giro degli sguardi e si ingigantì mano a mano che gli occhi interrogativi di una persona che vi aveva assistito incontravano gli occhi di un’ altra. Fu sancito che la signora stesse cercando di ammazzarsi (in un metro cubo d’ acqua). Infatti, mentre la parte inferiore del suo corpo era rimasta a galla, e si vedevano le esili gambe che si agitavano per gli spasmi, rivolte al cielo, la parte superiore del corpo e la testa erano a fondo, e stavano imbarcando acqua. A pensarci bene era normale che, se un giorno la signora Rosalba fosse affogata, sarebbe stato in quel modo; infatti sarebbe stato impossibile per lei, in acque salate, far colare a picco anche il suo giunonico iceberg di grasso…

Un vecchio e un giovanotto si precipitarono a soccorrerla. La trascinarono a riva e il segno che il suo didietro lasciò sulla spiaggia impressionò per giorni gli astanti che passarono di lì… Poco dopo tornò il marito della signora Rosalba, che, vedendo tutto quel nugolo di gente che la circondava, già imprecava tra sé e sé. Quando fu in sua prossimità, dopo essersi fatto largo tra le persone che le erano intorno, dicendo loro che era parente, le manifestò la gioia di poterla rivedere…

  • A Rosà… ma che cazzo hai fatto? Ma che te sei rincitrullita totarmente?…

E lei, ancora stravolta per l’ accaduto, trovò la forza solo per alzare un dito, indicando verso sinistra. E in quella direzione c’ erano Roy, con Azzurra in braccio, in comodi e morbidi accappatoi chiari, che la fissavano incuriositi. Dopo un po’ che la coppietta giovane e quella anziana si furono scambiati sguardi interrogativi, Roy disse ad Azzurra:

  • Non la guardiamo più, che è meglio non fissare la gente matta…
  • È matta?
  • Eh, sì. Direi. Ma non ti preoccupare che non ti fa niente. Tu non la guardare…

Quando un’ ora dopo tornarono i genitori di Azzurra, lei volle dir loro di quanto si fosse divertita e di tutte le cose eccezionali che le fossero accadute, mentre i suoi genitori sorridevano comprensivi…

  • Abbiamo visto pure i pescibanana! Solo che poi è venuta la signora co’ culone che l’ ha fatti scappà via tutti! Sennò l’ avevo pure preso uno!… Vuoi sapè come è il pescebanana? È come una banana ma con le pinne…

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