Nero come il Demonio

 

Nero come il Demonio

 

Era il giorno della befana a Roma. Erano le ore nove e sembrava che la città quel dì non volesse destarsi, preferendo rimanere ammantata in un innaturale torpore, fino a tempo imprecisato. Ero uscito con il mio cane di piccola taglia, un batuffolo bianco ambulante, per fargli fare i suoi bisogni. Piovigginava così sottilmente che quasi sembrava che non piovesse. Comunque io sperai di fare in fretta per evitare uno di quegli improvvisi temporali che, in pochi secondi, montano e inzuppano tutto quello che incontrano…

Era in previsione essenzialmente solo il giro del palazzo. Voltammo l’ angolo una volta. Vidi all’ ultimo momento dei vetri che qualche deficiente aveva provveduto a frantumare nel bel mezzo della strada (roba che se prima o poi ne becco uno… quei cocci glie li ficco dove dico io…). Appena riuscito a schivare il pericolo, mi rendo conto che di fronte a noi si dirige un enorme cane marrone di pelo lungo (di una razza orientale, direi). Già una volta, anni fa, si era incontrato con il mio cane e ne era nato un "diverbio" canino. Memore di quel ricordo mi avvicino al mio cane e cerco di capire se gli abbaierà, ma lui è stranamente calmo (e questo è un buon segno). Nel frattempo la padrona mi supera, lasciandosi il suo vecchio cane molto indietro, con il guinzaglio lungo. La paffuta signora mi fa un sorriso molto cordiale (che è rivolto anche al mio cane). La donna non è bella ma con quel sorriso mi mostra la sua incantevole anima e, lei non lo sa, si trasfigura diventando bellissima. Lei mi vede titubante e mi dice di non preoccuparmi, che il suo cane non da fastidio a nessuno. Infatti lo superiamo senza il minimo problema. Poco più giù il mio cane si libera l’ intestino.

Giriamo l’ angolo e, come per magia, vediamo molteplici cani, con i rispettivi padroni, sbucare ovunque. C’ è n’ è uno che ci taglia la strada veloce, un altro che osserviamo nel parco di fronte, e altri due che, in fondo, si sono a loro volta incrociati. Sulla via tutto tranquillo. Incontro solo una vecchia signora che si attarda con delle buste dell’ immondizia.

Volto l’ angolo ancora e già mi preparo al rientro che avverrà tra poco. Non mi pare vero di aver evitato la pioggia, che delle volte sembra avercela con me. Nel frattempo il passo del mio cane si fa più lento. Avendo espletato tutti i suoi bisogni si può dedicare al suo hobby di annusare tutto (e cercare del cibo extra).

Fu proprio in quel momento che lo vidi da lontano (proprio quando la mia bestiola decise di fermarsi). Vidi una figura nera che mi si avvicinava solitaria e lenta. Mi aveva adocchiato chissà da quanto. Sembrava, a dir la verità, che mi puntasse, perché si ritrovò proprio davanti a me, nonostante la strada fosse bella larga e avesse potuto evitarmi. In realtà sentii quasi subito il tintinnio della cinta metallica del suo giubbotto (forse ancor prima di scorgerlo). Infatti scoprii presto che indossava uno di quei chiodi di pelle nera (che io conoscevo bene avendone avuto uno simile, ma falso, per molti anni)…

Maledissi il mio cane perché aveva scelto di fermarsi proprio lì, di fronte a uno che mi inquietava, fissandomi muto, a una ventina di metri di distanza da noi. Poi finalmente il mio cucciolo scelse di riprendere il cammino e allora ebbi modo di alzare lo sguardo e di vedere quel figuro per un attimo in tutta la sua perversità (cosa che avrei tanto voluto non fare). E i miei occhi furono così attratti dalla sua presenza… come da una calamita.

Probabilmente indugiai troppo a guardarlo (ma non potei evitare di farlo), così che anche lui fu ancora più attratto a sua volta da noi… Oltre al chiodo nero indossava anche altri abiti completamente neri. La maglia che aveva sotto il giubbotto slacciato sul davanti era nera, come pure i suoi jeans aderenti e le sue scarpe. Anche i capelli gretti erano neri, e anche, ancora, gli occhi. Solo la pelle era bianca come quella di un morto, o forse dovrei dire di un empio spettro… Per un attimo pensai di riconoscere in lui un bullo che qualche volta mi aveva molestato da piccolo (e questo fu un ulteriore motivo del mio indugiare sul suo volto). Non era lui ma quello me lo rese subito odioso e potenzialmente maligno.

Mi spaventò il fatto che nei suoi occhi, in quell’ unico istante in cui li fissai, ci vidi una corruzione indiscreta nei miei confronti. Fui certo che lui avesse riconosciuto nei miei (nonostante da sempre avessi l’ aspetto di un ragazzo inusuale, con i capelli lunghi, e che spesso aveva generato in chi mi guardava delle false convinzioni di pericolosità) che io fossi un buono… Così come io avevo letto nei suoi che lui non lo era. Non lo era affatto. Ma non avrei saputo dire se lui fosse un malvagio o solo un disturbato (che dal mio punto di vista erano esattamente la stessa cosa, perché da entrambe queste forme di deviazione mi sarei potuto aspettare gesti di male inconsulto)…

Fu inevitabile che in quel momento ci incrociammo. Mi immaginai che avesse un coltello affilato nel giubbotto (uno di quelli seghettati che fanno particolarmente male), e che avesse potuto estrarlo senza esitazione in un baleno…

Lui mi lasciò passare apparentemente benevolo, ma io fui convinto che lo facesse solo per potermi ancora studiare meglio e per avere il vantaggio di potermi prendere alle terga.

Appena gli ebbi dato le spalle mi sentii inquieto. Avvertivo i suoi occhi piantati nella schiena e immaginavo che la sua mente stesse facendosi malvagie fantasie su di me e/o sul mio cane. Pensai che, dato che mi aveva permesso di distanziarlo, si sentisse sicuro anche da una media distanza. E allora ne dedussi che possedesse una rivoltella, con la quale, se solo avesse voluto, avrebbe potuto colpirmi vilmente alle spalle, o divertirsi a sparare al mio cane…

Beato te, fedele amico mio, pensai, che non sai a che pericolo sei di fronte, e che ti fidi di tutti gli esseri umani per principio… Sapessi quanto possono essere crudeli gli uomini a volte! Gli uomini, se ci si mettono, sono le bestie peggiori che Dio abbia creato!…

Io e il mio ignaro compagno ci portammo avanti. Io anelavo il prossimo angolo di strada, che non era molto distante. E una volta voltato, me lo sarei lasciato una volta per tutte alle spalle e allora saremmo stati salvi… Purtroppo non c’ era anima viva nella via in quel momento. Eravamo completamente in suo potere. Io, imbrigliato anche dal guinzaglio e dalla responsabilità del mio piccolo amico, non avrei potuto difendermi bene se fossi stato attaccato e sarei stato facilmente battuto. Mentre lui… avrebbe potuto farci quello che voleva.

Certo, tutta questa faccenda poteva essere solo una mia sciocca fantasia, vero? Certo, avrebbe potuto esserlo… ma allora perché lui, dopo averci lasciato un po’ andare, tornò sui propri passi e prese a venirci dietro? Che motivo avrebbe potuto avere per dirigersi in una direzione per poi fare retromarcia dopo il nostro passaggio?!

Sentii il tintinnare della sua cinta metallica e odiai quel suono al quale ero stato molte volte abituato. Già immaginavo che mi avrebbe fermato con una scusa… Che cosa mi avrebbe chiesto? Se avevo una sigaretta? E poi, quando gli avessi risposto che non fumavo… mi avrebbe accoltellato alla pancia?! Oppure avrebbe preso a calci il mio piccolo lupetto e si sarebbe divertito ad osservare la mia inutile reazione?

Sentii il male che si avvicinava a noi. E lo faceva a grandi passi, non più come quando all’ inizio ci aveva incontrato. Adesso era deciso… La mia unica salvezza era raggiungere quell’ angolo, dove tra l’ altro c’ era un bar che era aperto (lo potevo vedere). E se per caso lì ci fossero stati anche altri suoi amici?… La cosa mi sembrava improbabile perché lui si muoveva come un solitario; forse era un tossico in preda ai primi sintomi di una crisi di astinenza che non voleva farsi sfuggire la sua preda… Di certo non era della zona, perché non lo avevo mai visto in giro, e il fatto che lui si trovasse lì, per strade deserte e a passeggiare senza meta, a quell’ ora, e nel giorno della befana… chissà che cosa voleva significare… Chissà da quali turpi esperienze notturne proveniva…

La mia salvezza era raggiungere quell’ angolo e svoltarlo, dirigendomi di filato a casa, ed ero teso solamente al raggiungimento di quell’ obiettivo. Non mi aspettavo alcun aiuto dalla poca gente che avessi eventualmente trovato nel bar… Avevo solo un vantaggio su quel ragazzo di circa trentacinque anni e vestito tutto di nero, come se fosse un demonio: io conoscevo la zona. Avrei potuto indicare ogni singolo punto in cui sarebbe stato più facile, ad esempio, trovare delle merde appena fatte di cane, oppure i posti dove si sarebbero accumulate più foglie cadute in terra per via dell’ inverno… Lui invece era uno straniero e questo lo avevo capito e ne ero pressoché sicuro. E se per qualche motivo avessi dovuto ingaggiare con lui una lotta all’ ultimo sangue mi sarei giocato tutti i jolly prima di cadere…

Lo sentivo avvicinarsi ormai con passo deciso, dritto verso di me. Presto mi avrebbe raggiunto. E quando io avrei sentito il suo tintinnio più vicino avevo già previsto di voltarmi e cercare di intuire le sue intenzioni guardandolo di nuovo in quegli occhi dove bruciava il fuoco nero della cattiveria e della spietatezza.

Ma poi avvenne una cosa che né io e né lui avevamo previsto (e il nostro scontro fu cancellato). Da dietro quell’ angolo che tanto ansiosamente io speravo di voltare il prima possibile… sbucò mio zio con il suo fedele cane accanto (anche lui a partecipare al mio destino). La mia sorpresa fu grande e anche quella del mio inseguitore, che immaginai rodersi il fegato per aver forse atteso troppo. Mi godetti la scena con gusto mentre già brindavo al mio successo. Rallentai il passo e feci capire al mio cane che, sì, ora poteva annusare quello che voleva, perché non c’ era più alcuna fretta.

Quando mio zio fu proprio davanti a me, intravidi nel suo sguardo un moto interrogativo. Infatti aveva notato che quel tipo di nero vestito si era diretto su di me, per poi, al suo arrivo, deviare all’ ultimo momento. Quando il ragazzo con il cuore nero mi superò aggiunsi il mio accento al trionfo del mio fausto destino, salutando mio zio e facendogli capire che, non solo quel nuovo arrivato aveva interrotto i suoi piani, ma che egli era anche un mio conoscente intimo! Mi figurai nella mente del ragazzo empio un grande risentimento montargli dentro…

Nel frattempo mio zio volò velocemente via, come sempre avveniva quando ci incontravamo. Io raggiunsi quel bar d’ angolo e vidi che, come avevo immaginato era quasi completamente vuoto e, comunque, senza nessun possibile complice dell’ uomo nero (almeno questa era una notizia non negativa). Questi, che sembrava ancora non essere abbastanza persuaso ad ammettere la sua sconfitta, si era messo proprio a metà della strada a gomito, in modo che io dovessi necessariamente non passargli troppo distante. Si era sfilato da una tasca dei pantaloni un cellulare con il quale cominciò, per fare qualcosa, ad armeggiare, ed aspettò il mio passaggio.

Non mi azzardai a transitargli davanti e scelsi di passare velocemente dietro di lui, tirandomi stretto il cane che mi assecondò nel movimento, non facendo alcuna resistenza. Poi ci dirigemmo dritti verso la nostra salvezza.

Ma io ero ancora nervoso perché sapevo che lui era ancora lì che ci guardava e che, se avesse voluto, avrebbe potuto facilmente raggiungerci in pochi passi. E questo mi faceva impazzire e mi rendeva insicuro, perché la liberazione era così vicina, (come del resto lo era ancora il pericolo), che sarebbe stato un peccato non coglierla nella sua interezza e non continuare a vivere la mia vita serena per altri lunghi anni, fino alla prossima prova…

Ebbi modo di voltarmi per vedere che cosa faceva e lui era esattamente là, come me lo aspettavo, che mi fissava con uno sguardo infame che voleva dire di non stuzzicarlo troppo, altrimenti mi sarebbe presto saltato addosso senza remora, nonostante la via che si apriva ora di fronte a noi, per sua conformazione, non si prestasse troppo ad un facile agguato.

Presi in mano le chiavi di casa, anche se il portone era abbastanza lontano (una parte di me pensò anche che esse mi sarebbero potute servire all’ occorrenza per sfregiarlo…).

Mi voltai e proseguii dritto per la mia strada, contando i passi che mi dividevano ancora dalle mura mie amiche. Poi fui preso dalla rabbia perché sentii ancora quel tintinnio malefico avvicinarmisi. Quindi, alla fine, non aveva resistito… e come un vorace predatore non sa trattenersi se un agnello gli porge la schiena, mi si precipitava addosso per mettere in pratica i suoi torvi propositi!…

Stavolta ero pronto a tutto pur di liberarmi di lui: precipitarmi in mezzo alla carreggiata (e vedere se anche lì mi avesse seguito), oppure voltarmi di scatto e affrontarlo a muso duro, chiedendogli per quale cazzo di motivo mi stesse seguendo… Strinsi forte le chiavi nella mano destra, selezionandone la più affilata e lunga, e passando il guinzaglio nell’ altra.

Quando mi voltai vidi un mezzo barbone con un piumino azzurro ancora molto distante da me. Era lui che faceva quel rumore… lo stesso identico rumore dell’ uomo nero come il demonio, che ancora mi osservava nello stesso punto, immobile, reso inoffensivo dall’ ormai troppa lontananza. Nel mio delirio di ira pensai subito che lo straccione fosse un suo amico che fosse stato incaricato da lui in persona… Per cui mi mantenni ancora pronto al combattimento (avevo deciso che non avrei reso facilmente il mio corpo di carne senza prima ingaggiare un’ ultima disperata lotta…).

Pochi secondi dopo il petulante suono tintillante si arrestò. Sparì per sempre. Io mi voltai per l’ ultima volta incuriosito e non vidi più nessuno. Dove era finito il miserabile pezzente? E dove era finito l’ uomo in nero? Erano spariti entrambi, ma se il secondo in fondo, ormai troppo lontano poteva essere andato dovunque, il primo dove era potuto andare, dato che in quella via non vi erano negozi aperti?! Non avrebbe potuto svoltare da nessuna parte…

Senza meditarci troppo raggiunsi infine l’ ultimo angolo, quello che mi divideva dal consueto e benigno portone di casa mia.

Dedicai il mio ultimissimo pensiero ancora a quell’ uomo nero come il demonio. Concependolo come un drogato, gli augurai che finisse suicida con l’ ago della propria siringa ficcato nella gola.

 

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