Ho usato nomi di fantasia #8

 

 

Le prime volte che vidi Hildita me la ricordo con il suo classico sorriso sulla bocca, un po’ sbieco, intenta sempre a ridere di quelle che a me parevano sciocchezze. Per un po’ ci osservammo da lontano senza mai comunicare. Quando poi capitò di conoscersi sul serio scoprii una persona del tutto diversa da quella che i miei rudimentali elementi di giudizio mi avevano prospettato. Hildita era una ragazza molto sensibile (forse è stata la giovane più sensibile fra tutte quelle che ho incontrato), per nulla frivola (e se era contenta c’ era da essere felici per lei e con lei), e la persona, credo, più buona che abbia incontrato.

Innanzitutto di lei mi colpì il suo profumo. Aveva l’ odore di una che si era appena fatta la doccia (e non aveva usato uno di quei saponi troppo profumati). Mi immaginavo che tutte le mattine la mia Hildita si facesse una bella doccia rinfrescante e venisse bella pulita alla mia presenza, così: pura come un giglio. In realtà, non resistetti e le dovetti dire l’ impressione positiva che mi faceva, e lei mi spiegò che quella era l’ essenza di un profumo particolare che apprezzava molto proprio per via della sua peculiarità, e cioè che sembrasse naturale e per nulla invasivo alle narici altrui.

Inoltre mi colpì la sua bellezza (acqua e sapone) che se da lontano non avevo mai realmente apprezzato, da vicino non potevo fare a meno di notare come clamorosa.

Bastò pochissimo per far nascere un bel rapporto di amicizia e stima reciproca che crebbe molto in fretta. Per un po’ percepii chiaramente la fiducia e l’ ammirazione che nutriva nei miei confronti e ne fui onorato e felice. Hildita stava già con un ragazzo che non conoscevo ma che era risaputo da tutti che fosse molto presente nella sua vita. Per questo mi trattenni dall’ istintuale attrazione che provai per lei. Fu un bel periodo (nonostante il trattenersi…).

Poi successero due cose: scoprii che era una fumatrice (nel periodo in cui stavo diventando fisicamente intollerante al fumo) e, idealizzandola come la madonna, mi iniziai ad aspettare da lei sempre il meglio e la perfezione. Così le mie battute simpatiche divennero graffianti sarcasmi, per spingerla a darmi sempre il meglio di lei, o, peggio, aggressioni verbali assolutamente gratuite (e mai furono fatte azioni più immeritate verso la ragazza più buona del mondo).

Lei divenne dapprima titubante, poi timorosa, e infine ostile nei miei confronti. Una volta le sentii dire che avrebbe voluto che mi dessi fuoco(!), oppure dire che ero una persona "viscida". Questo perché non mi facevo mancare neanche molte battute oscene, e di quelle che danno fastidio alle brave ragazze (come lei era). Per di più avevo preso l’ abitudine di farle un brutto gesto (sempre a sfondo sessuale) del quale ignoravo anche il doppio senso implicito(!). Era il gesto di tirare ripetutamente fuori la lingua dalla bocca, come fanno i serpenti. In momenti in cui non se l’ aspettava la chiamavo e le facevo quel gesto.

Che vergogna! Povera Hildita! Per un po’ il suo pensiero oscillò tra il "non mi fido di te ma so che c’ è del buono" e il "sei uno stronzo schifoso e non voglio più avere niente a che fare con te". Alla fine si stufò di perdonarmi e prevalse la seconda. E ci misi molti mesi a farmi graziare (consapevole del fatto che avevo infangato l’ unica persona al mondo che non si meritasse in nessun caso quel destino). Riuscii a farmi assolvere tacendomi e smettendo di fare battutacce su di lei o su qualsiasi cosa che le potesse dare fastidio.

Sprecai quelli che avrebbero potuto essere gli anni migliori del nostro rapporto. Fui un vero idiota!

Così quando capitò che tutti quanti noi andammo a vedere dei filmati autentici con delle scene che facevano pena e disturbavano l’ anima, non potei starle accanto quando, proprio nel momento in cui io decisi che non avrei potuto guardare il documentario senza piangere e iniziai a guardarmi intorno, vidi lei (l’ unica su cinquanta persone) che lacrimante abbandonava velocemente la stanza.

Eh, sì, la particolarità principale di Hildita era la sua bontà e sensibilità. E lei me la mostrò anche nei periodi in cui mi odiava. Alcuni esempi: una volta mi vide afflitto per aver perso l’ elastico per i capelli mentre cercavo di andare in direzione contraria al moto di una folle folla che voleva uscire. Lei mi vide e mi disse: "Che hai fatto?" Io le spiegai la situazione e lei subito colse con lo sguardo e con la mano quello che avevo perso e immediatamente me lo porse, sanando il mio problema. "È questo?" mi disse. Sì, era quello. Grazie Hildita, mia deus ex machina.

Un’ altra volta le dispiaceva che io restassi solo per delle circostanze che non vi sto a spiegare, così volle starmi il più vicino possibile sacrificando una sua intera giornata a farmi compagnia a giocare, tra l’ altro, a carte e trascinando nel suo intento anche altre persone (che non è che fossero particolarmente interessate a me), perché lei era il fulcro di quel gruppetto di persone eterogenee che mai avrebbero potuto stare assieme se non avessero avuto in comune una cosa fondamentale: lei.

In un’ altra occasione, sapendo che sarei stato male per via di un viaggio, fece in modo di capitare "casualmente" (ma guarda un po’!) proprio accanto a me, e nei momenti più duri mi fece parlare in modo da farmi dimenticare il mio disagio. Se ci penso ancora le sono molto grato, e non mi venite a dire che questo tipo di cose le fanno le persone comuni…

A Hildita piacevano molto gli animaletti e i bambini. Quando li vedeva non sapeva resistere dal non andare a guardarli da vicino e possibilmente far loro una carezzina.

Un giorno accadde una cosa che la riguardava sulla quale mi interrogai per lungo tempo, perché in quel periodo non avevo assolutamente gli strumenti per comprenderla. La capii in seguito quando divenni più grande. Infatti all’ epoca pur considerandomi più maturo dei miei coetanei, in realtà per quanto riguardava la maturità emotiva ero un po’ in ritardo, soprattutto nei confronti dell’ altro sesso.

La cosa era questa: mi raccontarono (perché io non ero presente) che nel bel mezzo di un’ allegra uscita notturna in cui tutto sembrava procedere bene, lei si era messa improvvisamente a piangere fragorosamente ed era diventata triste sul serio… Quando gli altri le chiesero cosa fosse accaduto lei disse loro che quando era molto felice… pensava sempre ad un evento molto traumatico della sua vita (una morte prematura).

Adesso anche io so che è così. So che quando troviamo l’ amore pensiamo agli amori precedenti che ci hanno fatto soffrire; so che quando proviamo una grande gioia vorremmo viverla magari con persone che non possiamo più vedere. In quei momenti particolari le gioie e i dolori si fondono per diventare lo stesso medesimo palpito della nostra esistenza.

Successe che, purtroppo, non vidi più Hildita anche se continuai ovviamente a pensare a una persona speciale come lei. Poi un giorno entrai in un anonimo negozio di jumbetteria e chi vi vidi lì?!? La mia Hildita! E il mio stupore fu pari al suo. Per la prima volta in vita mia la vidi diventare rossa (mi piacerebbe dire per l’ emozione di rivedermi inaspettatamente dopo tutto quel tempo, ma può essere che semplicemente lei si vergognasse di avermi per cliente in quel negozietto modesto). Fu molto bello rivederla e per un po’ quasi ci frequentammo. Una volta la vidi fare la svenevole con un militarucolo in licenza e la cosa mi fece arrabbiare. Fui di nuovo scontroso con lei. Lei stava ancora con quel tipo, Rodrigo (che conobbi di lì a poco) e vederla scodinzolare con quello, che nemmeno conosceva, (solo perché aveva una divisa), mi diede sui nervi (e poi farlo di fronte a me!)… inoltre quel tale avrei giurato che fosse uno da una botta e via, al quale interessasse solo inzuppare il biscotto… Ma perché le donne non sono minimamente in grado di distinguere tra bravi ragazzi e figli di puttana?!?

Comunque invece Rodrigo ebbi modo di conoscerlo dal vivo e finalmente gli detti un volto. Non era certo come me lo aspettavo. Avevo sempre fantasticato su come potesse essere il ragazzo di Hildita e ora… Ricordai quello che più volte disse lei su di lui: che non le piaceva sul serio e che non sapeva bene perché ci stava assieme. Probabilmente quello era stato uno di quegli amori che nascono da bambini. Poi crescendo le pretese cambiano, gli ignari diventano consapevoli e cambia un po’ tutto. Rodrigo sembrava un tipo sicuro e calmo. Di certo sapeva come comportarsi in presenza di amici di Hildita, sembrando affabile ma al tempo stesso marcando quel territorio che si era trovato tra le mani che valeva una fortuna…

Sì, perché giusto gli stupidi non vedevano la bellezza di Hildita. Quella interiore era lampante (bastava parlarci). Quella esteriore era anch’ essa difficile da celare, per quanto lei si impegnasse nel farlo, per non avere troppi sguardi libidinosi su di lei. Ricordo una volta in cui, non so per quale cappero di motivo Hildita non aveva il reg-gi-se-no! Io li notai subito quei suoi capezzoli ribelli che volevano bucarle la maglietta e mi dissi tra me e me: "Stai calmo e guardala negli occhi! Guardala negli occhi sennò qui finisce male e non ti parlerà più per il resto della sua vita!". La cosa divertente era che, facendo un rapido sondaggio, emerse che tutti i maschi presenti lo avevano notato e ora erano ingrifati come mai! Vidi uno dirigersi in bagno con un fazzoletto in mano; vidi un altro faticare nel camminare mentre cercava di coprirsi le zone basse…

Hildita poi prese pure a farsi crescere i capelli (che tenne quasi sempre legati per non stimolarci troppo) e le poche volte in cui osò mettersi un filo di trucco non potei esimermi dall’ annunciare alla nazione: "Signori, Hildita è un pezzo di fica. E anche di prima qualità."!

Scoprii anche che (almeno) uno di noi ci aveva provato segretamente mentre la riaccompagnava a casa (ecco perché quel giorno non tornava più, il bastardo!) e lei aveva avuto la forza per respingere (non so come) quella bestia immonda (a furbo! figurate se Hildita se po’ mette co’ te che sei un vero ignorante e cafone!!!).

Che altro dire? Le ultime volte che la vidi lei fu molto gentile ad accettare ad uscire con noi sfigatelli. Io provavo ancora dei rimorsi per averla trattata male in passato e in qualche modo avrei voluto sdebitarmi, ma le devo essere sembrato un po’ strano mentre tentavo di offrile, insistendo, una collezione di fumetti che a lei sicuramente sarebbero piaciuti molto. E proprio l’ ultima volta che la vidi mi dispiace di averle detto (inavvertitamente) due grosse balle. La prima riguardava la traduzione in italiano del significato di un noto gruppo musicale internazionale: le dissi una cosa sbagliata (che mi aveva detto un mio amico contaballe). La seconda era pure peggio, perché passai gran parte della serata a convincere le femminucce presenti che l’ alluminio era cancerogeno, con una in particolare che mi diceva: "Ma ne sei proprio sicuro sicuro? Non è che ti sbagli con qualcos’ altro?". Ovviamente avevo confuso l’ alluminio con l’ amianto (che però hanno ben cinque lettere in comune…). La mia Hildita avrà pensato che fossi una di quelle persone delle quali, in finale, non ci si può mai fidare del tutto… Anche perché se si parlava di fumo (e lei era una fumatrice che non riusciva a smettere) mi sentivo di nuovo autorizzato a prenderla a male parole…

Mi è giunta voce che poi Hildita e Rodrigo si siano infine lasciati. D’ altronde per lei penso che ci voglia qualcos’ altro. Vale troppo per stare con uno normale. Per il resto non ho più alcuna notizia che la riguardi. Mi piacerebbe sapere come sta, che lavoro fa e come le butta in generale. Avrei anche il numero di casa dei genitori ma… dopo tutto questo tempo le leggi (non scritte) di questa società mi impongono di non cercarla e io sono uno che gioca secondo le regole del gioco. Però ho il piacere di dire che in ogni momento della mia vita lei è sempre con me e spesso è stato uno stimolo a non lasciarmi andare e a tentare di essere sempre meglio.

 

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