Ho usato nomi di fantasia #6

 

 

Si dice che il 6 sia il numero del diavolo, e direi che questo capitolo non poteva che essere associato a questa cifra. Credo anche che questa sarà l’ unica sezione di questa mia storia in cui compariranno decine di femmine, tutte assieme.

 

Demonia e le altre

 

L’ adolescenza fu il periodo realmente più difficile della mia vita, sia per motivi a me esterni (che tacerò), che per motivi strettamente personali e soggettivi. Per iniziare, a malincuore dovetti cambiare le persone che frequentavo maggiormente e mi ritrovai a dividere il mio spazio vitale con gente che sembrava quasi uscita di prigione, gente più grande di me, gente che si faceva la barba tutti i giorni e gente talvolta grossa (letteralmente) il doppio di me. Come pure femmine meno disinibite e miti di quelle alle quali ero abituato, che se per caso gli piacevi rischiavi di essere martellato fino a quando non avresti ceduto. Fu il caso di due ragazzette che andavano sempre a coppia e che pure nel pronunciare i loro nomi erano indissolubili, come se fossero parte della stessa entità: la Gatta e la Volpe. Delle due la più furba era (lo avrete intuito) la Volpe, che era anche quella dominante e tra le sue qualità annoverava la scaltrezza, la decisione, la doppiezza, la vendetta. Invece la Gatta era quella considerata più carina, e non è che fosse questo granché (era anche un po’ cicciona) ma una bella passata di trucco pesante, che aveva il potere di cambiare il colore della sua carnagione da pallida ad abbronzata, e chiari segnali di disponibilità verso tutti i maschietti, ne facevano una che poteva essere sognata qualche volta la notte da ragazzini ancora profondamente immaturi ma ormonalmente iperstimolati. Insomma queste due mi puntarono un po’, in particolare la Gatta che voleva che la baciassi (dato che tutti lo facevano) e si vedeva che non era abituata a ricevere dei no. Lei usava quel modo di fare per sottomettersi ai maschi dominanti, per calmarli e non incorrere nelle loro ire, come fosse una bestia in un mondo di bestie feroci, ma con me invece usò questa tecnica quasi come un’ arma e si trasformò da vittima in carnefice. E così mi ritrovai a dover promettere dei baci futuri che non le avrei mai dato. Le dicevo cose del tipo: "si, domani ti giuro che ti bacio" oppure "va bene, dopo ti bacio, ma non qui davanti a tutti, dopo…". La Gatta mi dava fastidio ma sostanzialmente era una ragazza molto insicura, ed era quando si faceva avanti con la Volpe che la situazione si faceva realmente dura per me. Una volta ad esempio mi catturarono, una da una parte e una dall’ altra, e tra una cosa e l’ altra iniziarono ad accarezzarmi i capelli. Per fortuna il tormento non durò troppo e se ne andarono presto. Comunque con il passare del tempo si fecero sempre più pressanti e iniziarono a dirmi che se mi tiravo indietro evidentemente ero "frocio"…

Messaggio utile per le donne: non dire mai ad un uomo che è gay. Soprattutto se non lo è. Soprattutto se è una persona sensibile. Soprattutto se voi siete delle donne assai "leggere".

Un bel giorno mi trovai seduto vicino alla Gatta, con la Volpe che le era accanto ed avevano ripreso la storia del "frocio". Si da il caso che ci trovassimo in un posto buio che da lì a poco sarebbe diventato ancora più buio (per pochi secondi) e loro mi dissero con modi sprezzanti e canzonatori di non saltar loro addosso quando non ci sarebbe stata più la luce. E volete sapere cosa feci io quando non si vide più nulla? Presi la mia bella mano destra e tentai di ficcarla (con tutta la forza che avevo) sotto il culone della Gatta che, essendo davvero tanto pesante, non le fece fare molta strada. E quando tornammo a riveder le stelle mentre io associavo ad un rosso paonazzo nel volto anche un’ espressione molto decisa, si parlò della cosa e le due rimasero molto meravigliate dell’ accaduto e la Gatta anche un po’ spaventata. Da quel giorno fui libero! Quelle due arpie non mi diedero più problemi di quel tipo. Giusto la Gatta un giorno mi rubò un braccialetto che le diedi in prestito e che non volle più restituirmi, ma questo non c’ entra nulla…

In quel periodo capivo che stavo crescendo, che non ero più un bambino, che stavo entrando nel mondo dei grandi e quel mondo era una giungla in cui si rischiava di essere sbranati da creature più forti e spietate di te. Fu in quel periodo che per la prima volta in vita mia cominciai a sentirmi molto solo. Anche perché vedevo che tutta la gente che mi circondava era tutt’ altra cosa rispetto a me.

In quegli anni conobbi molte ragazze oltre la Gatta e la Volpe. Ci fu l’ esangue Spilla, una ragazza molto magra ma in ogni caso oggettivamente bella, che parlava romanaccio spinto e con la quale mi bloccavo e non riuscivo a spiccicar parola. Una volta le dovevo dire per scherzo che era brutta e… non ce la feci.

Ci fu la Mascherante, un’ altra fanciulla che come la Gatta era in grado di cambiare il colore della sua carnagione in pochi minuti, dotata di un corpicino con tutte le cose delle giusta grandezza (e alcune erano pure belle abbondanti). Anche lei era troppo "invadente" per la mia spiccata sensibilità dell’ epoca e penso che si sia sentita un po’ respinta.

Ci fu Selvaggia che vidi una volta mentre di nascosto da tutti si stava facendo toccare le  cosce da uno dei capobranco. Non dimenticherò mai la sua espressione. Sembrava che gli dicesse con gli occhi: "Stiamo facendo qualcosa di proibito ed eccitantissimo. Continua, io non ti fermerò, però fai attenzione che ci sono gli altri". Selvaggia mi degnò di considerazione e mi rivolse la parola solo nel momento in cui ottenni un risultato eclatante in un certo campo.

Ci fu Scaramella alla quale scoprii molto tardi che piacevo. Ripensandoci penso che fosse molto dolce e aveva il grande pregio di non essere una predatrice della giungla come gli altri. Ma in quel periodo ero troppo perso nei miei problemi per notare una persona discreta che aveva timore a farsi troppo avanti per non farsi del male.

Ci fu Pignottella della quale oggi mi vergogno che mi innamorai (per fortuna brevemente) senza esserne vagamente ricambiato. Mi misi in testa delle assurde idee su questa tipa che ai miei occhi era una povera martire e santa, quando invece era una dritta fra le più dritte che incontrai, una con la faccia come il @#§%, perfettamente in grado di inventare delle panzane di sana pianta e di usare la gente a suo piacimento. Era pure brutta e quando me ne innamorai pensai che l’ amore doveva superare queste barriere se era tale(!). Pignottella era a sua volta innamorata e non ricambiata di un tipo ridicolo che era già tanto se sapeva parlare una lingua umana, il Pompinaro. Quando tutti quanti noi ci salutammo e ci scambiammo i numeri di telefono lei mi chiese il mio solo per dovere (e si vedeva che lo faceva controvoglia), inoltre sbagliò a scriverne volutamente l’ ultima cifra e dopo, lo stesso numero errato, lo diede anche ad un’ altra persona che glie lo aveva richiesto! Oggi mi piacerebbe sapere che fine ha fatto, se si è fatta la liposuzione, e soprattutto se ha trovato un gonzo col coraggio di violarla.

Ci fu la Vespa che in quel periodo era quella che, a pelle, mi piaceva di più. Aveva un bel corpo atletico, delle tettine che potevano ancora crescere un po’ ma che non sarebbero mai andate oltre al massimo la terza misura, una capigliatura che andava per la maggiore all’ epoca e che non saprei descrivere, e una voce un po’ rauca, "graffiata", che ai maschietti piace molto trovare nelle femmine. Tra di noi non successe assolutamente niente di niente perché entrambi eravamo troppo timorosi e piccoli, però notai che anche lei era interessata a me quanto io lo ero a lei. Un giorno assistetti a uno scherzo truce che le fecero (sul quale volli vigilare per assicurarmi che la situazione non degenerasse). Un tipo, il Barracuda, aveva perso una scommessa e lui, felicissimo del fatto, si accinse a pagarla. La scommessa consisteva nell’ "appoggiarglielo" nel fondoschiena. La cosa, che era già di per se pericolosa per la vittima del gioco, era ulteriormente aggravata dal fatto che chi la doveva compiere era un noto maniaco sessuale, superdotato, che stava sempre a manipolarselo, anche in pubblico, senza problemi. Ti chiamava un attimo, tu ti voltavi, lo vedevi ridere, ti chiedevi perché rideva, poi guardavi in basso e vedevi che se l’ era tirato fuori in tutta la sua interezza (e povere donne penetrate da quell’ attrezzo…). Lui ci raccontava spesso delle storielline ultraporno che inventava al momento ma che sicuramente traevano spunto dalle sue storie autobiografiche. Poi gli piaceva metterci come protagonisti delle sue storie. A me che all’ epoca ero assolutamente senza barba, avevo tratti delicati e femminei, e che ancora non avevo cambiato voce, spesso mi faceva fare ruoli passivi o da bisessuale… Per fortuna non ebbe mai l’ idea di violentarmi sul serio. Insomma era un tipo al quale dopo aver stretto la mano te la andavi subito a lavare. Era normale che fossi preoccupato per quello scherzo, no? Tuttavia la cosa si risolse solo in una grande goliardata: la Vespa, che non era una gran cima (e ripensandoci forse era anche un po’ puttanella), accettò di entrare un attimo nel bagno dei maschi (in quel momento pieno fino all’ orlo) perché il Barracuda le doveva dire "una cosa". Se non ricordo male lei accettò pure di chiudere per qualche secondo gli occhi (beh, si, forse era davvero un po’ puttanella, o questo, oppure la donna più stupida che conosca…). Fu un attimo e lui glie lo appoggiò subito. Lei si chiese cosa fosse quella cosa enorme che le premeva dietro, quindi lo vide e scappò, con grandi risa dei presenti. Tre anni dopo la rividi ed era molto più matura e aperta, e questo era clamorosamente evidente. Le si erano allargati di molto i fianchi ma per i miei gusti ci stava anche meglio di prima. Confermo che fosse una ragazza interessante…

Poi ci fu Beata, che un po’ come Scaramella, in quel marciume infernale spiccava per la sua apparente purezza. In realtà la notai fin dal principio perché diceva cose che… avrei detto anche io (per cui pensai che fosse molto intelligente!). Anche lei, come Pignottella, non era una bellezza (ma non a quei livelli mostruosi). Diciamo che all’ inizio ci stimavamo a vicenda e che la nostra stima progressivamente e inesorabilmente crebbe sempre di più. Ebbi modo di apprezzare la sua grande ironia. Se qualcuno le diceva una cosa irripetibile, o volgare, o volutamente per farle del male, lei apparentemente (ma solo apparentemente) senza soffrirne, gli rispondeva sempre prontamente e con arguzia. In quel momento eravamo amici ed io ero molto contento di aver trovato una ragazza così positiva e brillante che mostrava di essere interessata alla mia vacillante personalità dell’ epoca. Ricordo che proprio in quell’ anno partì quello che io chiamai l’ inizio del mio processo di maturazione che mi permise di capire chi ero io, che ci facevo al modo e che senso aveva il mondo. Su Beata ci furono degli sviluppi futuri ma prima c’ è da introdurre Demonia.

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