Ho usato nomi di fantasia #5

E veniamo alla prima volta in cui desiderai ardentemente di mettermi davvero con una femminuccia.

 

LORENA

 

Lorena era una ragazzina molto intelligente, arguta, anche tenera in fondo, e molto spiritosa. I suoi capelli "molto" neri mi colpirono e da lì in poi ho cercato di mirare quasi sempre alle more. Il suo corpo era ancora quello di una bambina. Diciamo che, a differenza di alcune sue coetanee che somigliavano a delle mini Barbie, lo sviluppo su di lei doveva svolgere ancora il suo ciclo completo.

Come al solito ci prendevamo sempre in giro, d’ altronde ho già detto che per un bel pezzo quello fu l’ unico modo che conoscevo che mi permettesse di relazionarmi con l’ altro sesso. Molte volte nel corso dei nostri bisticci fasulli mi capitò di esagerare ma lei non me lo fece mai pesare. Così le dissi cose irripetibili, come pure inavvertitamente mi capitò di  farle sbattere un oggetto al (piccolo) seno (provocandole molto dolore) e lei si limitò a ritirarsi nel suo intimo senza avercela con me. Ripensandoci all’ epoca non avevo capito questa sua caratteristica molto positiva, questo suo soffrire in silenzio sforzandosi di non odiare, che venne fuori anche quando un bulletto la prese di mira (lei cercò di non drammatizzare e di ignorarlo il più possibile) e quando dovette ingoiare un boccone amaro, sempre per colpa mia…

Una volta intercettai una serie di messaggi che si stava scambiando con una sua amica. Lei scriveva qualcosa, lanciava il foglio accartocciato che finiva all’ amica che a sua volta leggeva, scriveva e rilanciava. Fu facile interpormi in quel rudimentale metodo di comunicazione che aveva tutta l’ aria di essere fatto apposta perché io potessi intromettermi per svelarne il contenuto, visto anche che mi veniva fatto apertamente sotto il naso.

Ciò che lessi in quel pezzo di carta mi sconvolse. In esso lei chiedeva all’ amica se suonava bene Lorena Piripicchio (in cui per Piripicchio si intende il mio cognome). Lei pensava che suonasse male e l’ amica gli rispondeva che, sì, suonava male. Sul momento non capii perché la cosa mi provocò un tale shock (e anche lei vide che la mia faccia e il mio umore cambiarono completamente una volta scoperta le cosa). Oggi posso dire che mi sorprese constatare che mentre io ridevo e scherzavo ed ero ancora un fanciullo, lei sotto-sotto mi aveva già preso in considerazione come suo possibile marito! In realtà non era importante che dicesse che suonava male perché quello poteva essere solo uno scherzo ma era importante, ripeto, che si era chiesta come poteva essere stare con me. In pratica era anni davanti a me (e per anni intendo anni luce); a me che piacevano molto le donne ma che non sapevo neanche che farci…

Poi venne fuori che aveva un fidanzatino, un certo John Smith. Pensai che non fosse vero e che lo dicesse solo per darsi delle arie (poi si chiamava John Smith…), per cui la cosa non mi dette il minimo fastidio ma oggi penso che fosse vero. E qui vorrei sollevare l’ annosa questione dei fidanzati del sesso femminile: possibile che pure a 2 anni le femminucce hanno sempre il fidanzato più grande di loro e possibile che io non sono mai tra essi, e non solo… neanche i miei amici sono fra essi! Per decenni ho vissuto con intorno tutte ragazze della mia età già accoppiate mentre io e tutti i miei amici eravamo sempre irrimediabilmente dei single sfigati! Ma chi è che ci rubava le ragazze da sotto gli occhi?! Certo, conosco quella legge statistica che dice che nascono meno donne rispetto agli uomini ma ciò non basta a spiegare il beffardo andazzo delle cose!…

Comunque, tornando a noi, mentre mi piaceva Lorena e si parlava di fidanzati e mariti avvenne che conobbi meglio una sua amica che mi risultò molto gradita. Anche qui, alla luce dell’ esperienza che ho accumulato con gli anni, potrei dire che se non ci fosse stata la stessa Lorena a "introdurmela" probabilmente io e quella lì ci saremmo semplicemente ignorati (in quanto troppo diversi). Invece lei in qualche modo favorì questa nostra amicizia che ben presto divenne, per quanto mi riguarda, attrazione fisica. Eh sì, perché questa tipa, che chiamerò Maremma, aveva invece completato appieno il suo sviluppo fisico e pure in modo piuttosto abbondante e appariscente. Quindi mi trovai nella condizione di essere attratto per la prima volta contemporaneamente da due ragazze e se in precedenza la notte, prima di addormentarmi, pensavo intensamente (ma ancora in modo assolutamente casto) a Lorena, adesso pensavo pure a Maremma, e, ad essere totalmente sincero, in genere preferivo la seconda per via delle sue straripanti sode rotondità (mentre alle volte la mia immaginazione tentava di metterle d’ accordo entrambi con improbabili voli pindarici a tre).

Fu questo il boccone amaro che dovetti far ingoiare a Lorena. Delle volte succedeva che nello scherzare e anche solo nei discorsi le preferissi la procace Maremma. Poi un giorno un tipo mi fece uno scherzo: disse a Maremma che io le dovevo parlare di una cosa importante e che la volevo vedere al più presto (questa cosa la disse davanti a tutto il mondo dei miei amichetti tra cui anche Lorena, ovviamente). E quando Maremma mi incontrò, prendendomi in disparte in un posto piuttosto buio, mi chiese con insistenza che cosa le dovessi dire. Io cadendo dalle nuvole cercai di ricordare a cosa si riferisse, infatti era tale l’ impeto con il quale Maremma me lo chiedeva che mi fece venire il dubbio che me ne fossi dimenticato. Riuscii a dirle solo che non avevo niente da dirle mente lei insisteva e mi spronava a dirglielo, facendomi capire che voleva saperlo… Morale della favola: Maremma se ne andò delusa dalla mia vigliaccheria e molto sconsolata, mentre Lorena accettò mestamente che Maremma fosse diventata più importante di lei ai miei occhi. E poi c’ è un’ altra morale che imparai: se una ragazza ti chiede cosa hai da dirle non la deludere dicendole "niente", anzi! bisogna sforzarsi di trovare sempre qualcosa!…

In quel periodo divenni anche un piccolo… "uomo" e quando ciò avvenne sembrò non sfuggire a Lorena che evidentemente notò qualcosa di "strano" sulla mia faccia…

Di lì a un anno avvenne che Maremma non la vidi più e non mi mancò affatto, anzi realizzai che il mio vero amore era Lorena (da qui potrebbero seguire una lunga sequela di considerazioni circa il mendace amore derivato dall’ attrazione fisica ma penso che parlerò dell’ argomento in modo dettagliato in storie future e più opportune). Allora mi detti un po’ da fare: approfittando del fatto di saper disegnare bene feci una bella illustrazione di un cuore trafitto da una freccia (che all’ epoca andava molto di moda tra i miei amichetti) e chiaramente sul cuore c’ erano le nostre iniziali, L e K. In più preparai un altro foglio-dichiarazione in cui forse addirittura vi trascrissi una poesia (ma non ne sono sicuro perché non lo ricordo più). Ora veniva il difficile: dovevo trovare il coraggio di dargliela…

Da piccolo, il cuore mi batteva forte e in quell’ occasione mi batté fortissimo… Stetti tutto un pomeriggio con accanto quei due pezzi di carta ripiegati in quattro a giocare con un mio amico che mi chiedeva con insistenza che cosa ci fosse in quei fogli e perché non me ne separassi mai (chiaramente non gli dissi nulla).

Non mi andava di abbandonare la lettera e il disegno nella sua cassetta postale perché c’ era il forte rischio che anche altri avrebbero potuto leggerli. Avrei dovuto darglieli in mano e aspettare la sua reazione. Fin dal principio li avevo concepiti con quell’ idea. Ma ero un gran vigliacco all’ epoca, le femmine mi facevano paura, in particolare temevo terribilmente di essere rifiutato e, in una parola, me la facevo sotto! Così, vilmente, abbandonai l’ ipotesi dichiarazione "diretta" (e non ho idea di che fine abbia fatto da allora quella lettera) e mi decisi per la telefonata. In fondo che ci voleva? Dovevo solo dire: Morena ti amo. Punto e basta. Poi lei avrebbe detto qualcosa. O "sì" o "no" ma sarebbe finita lì. Per trovare il coraggio di fare quella chiamata ci misi molto tempo (mi dicevo che non c’ era fretta) e aspettai fino ad agosto. Dopo che visitai il bagno un paio di volte, dopo che riuscii a rimanere solo in casa, dopo non so quante volte che attaccai il telefono prima di terminare il numero, dopo non so quante volte che attaccai il telefono dopo pochi squilli a vuoto, alla fine feci questa maledetta chiamata e mi rispose un suo familiare dicendomi che era al mare.

Da allora non la chiamai più, così come fanno le donne che pur amando alla follia l’ uomo della propria vita se lo fanno sfuggire e anzi gli sono ostili. Lasciai che il tempo mi lasciasse scordare la passione che provavo per lei, che convogliai su altre.

Molte volte mi sono chiesto cosa sarebbe accaduto se fossi riuscito a dichiararmi. Penso che la cosa maggiormente probabile sarebbe stata che lei mi avrebbe rifiutato per via di quel suo fidanzato. Perché capii che John Smith quasi certamente esisteva sul serio e assistetti al momento in cui si separarono. La vidi una sera rincasare piuttosto presto, saranno state le 10 o le 10 e 30. Vidi che era molto arrabbiata con quel tipo che la seguiva, tanto che alle sue domande rispondeva a monosillabi e confondeva il "si" col "no". John Smith era un ragazzo senz’ altro più grande di lei, con gli occhiali, un po’ tracagnotto e calvo, insomma non certo una bellezza, ne il tanto trasognato John Smith che della parole di Morena mi ero immaginato. Il tipo sembrava essere nel torto (tanto che io pensai che fosse proprio uno stronzo) e aveva il sorrisino di quello che non glie ne importa più di tanto e che non può fare nulla per cambiare le cose. Per cui quando lei gli disse che non lo voleva più vedere, lui si limitò a girarsi e andarsene. Che le avesse detto che si era messo con un’ altra? Non lo so, so solo che da allora Morena ebbe stampata un’ espressione triste e scomparì quella sua infantile felicità che avevo conosciuto. Il suo corpo si sviluppò e lei divenne una ragazza molto alta con un seno molto rigoglioso (chi lo avrebbe mai immaginato?) ma da allora la sua faccia mi sembrò irrimediabilmente triste.

In tutti questi anni posso dire di averci parlato solo una volta e in quella volta non la trattai di certo bene (ancorato come ero ai nostri vecchi stereotipi di comportamento in cui ci si offendeva scherzosamente, quella volta fui davvero troppo sgarbato) e lei un po’ se la prese. In seguito cercai di recuperare negli intermezzi in cui mi capitò di incrociarla e forse riuscii a farcela.

Oggi avrai trovato il tuo principe azzurro?

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