Non morire mai

Nel non morire mai

 

Nella sua lingua sconosciuta

Che solo io talvolta comprendo,

L’ amor mio mi ha detto addio.

È stata portata via da una corrente crudele

E malvagia che si chiama Destino, l’ amor mio.

Nelle tenebre ululanti, subentrato è il tormento

Di desiderar quello che non si ha…

Ricordo ora pochi giorni di gioia commovente

In cui la voce sua accarezzava unicamente

Il nome mio ***.

Eri solo per me e questo era un segreto.

I nostri occhi si compenetravano a vicenda

Mentre montava la paura e l’ eccitazione,

Sempre di più, mentre il solo sfiorarsi

Era una sublime estasi…

Non posso pensare al feroce seguito,

Di cui non ricordo e non voglio ricordar nulla.

Amor mio, non fummo noi a dilaniare quell’ amore

Ma la stupida insensatezza dell’ essere umano

Che quando si innalza al divino e lo bacia con soavità

Deve poi sprofondare, come da contrappasso,

Nel male assoluto ed egoista e parimente

Baciarlo e leccarlo con voluttà marcescente.

Così non fosti tu quella che mi trafisse

Senza pronunziar parola ma cangiando solo sguardo.

Così non fui io quello che mortalmente ti ignorò,

E in questo fui il peggiore fra tutti

Perché anche il mortal nemico

Si degna di interesse e tacito rispetto.

Non fosti tu ad odiarmi dal profondo

Come solo si odia quello che più di tutto

Si era amato.

Interruppi due istanti di stupore

E un giorno pensai: non c’è più, l’ amor mio.

Così come eri venuta, eri andata via.

Ma, così come si dimentica lo scorrere delle nuvole,

Così come si dimentica il calar della luce,

Così come si dimentica il volo di una farfalla,

Adesso io ti avrei già dimenticata,

Se il mio amore non fosse vero.

Io, qui da solo, nel silenzio della notte,

Mentre non c’è posto per i disperati

E non si perdona il peccato originale,

Io ti penso, amor mio.

 

 

A non morire mai

 

L’ amor mio mi ha detto addio

Nella sua lingua sconosciuta

Che solo io talvolta comprendo.

L’ amor mio è stata portata via

Da una corrente che si chiama Destino.

È ora subentrato il tormento

Di desiderar quello che non si ha…

Adesso ricordo pochi giorni di gioia commovente

In cui la voce sua accarezzava unicamente

Il nome mio ***.

Del seguito non voglio ricordare nulla

E non ricordo nulla

Perché non fummo noi a dilaniare quell’ amore

Ma la stupida insensatezza dell’ essere umano

Che quando si innalza al divino

Deve poi sprofondare, come da contrappasso,

Nel male assoluto ed egoista.

Così non fosti tu quella che mi trafisse.

Così non fui io quello che ti ignorò.

Non fosti tu ad odiarmi dal profondo

Come solo si odia quello che più di tutto

Si era amato.

Interruppi due mesi di stupore

E un giorno pensai: non ci sei più.

Eri andata via

Così come eri venuta.

Ma se il mio amore non fosse vero

Adesso io ti avrei già dimenticata,

Così come si dimentica lo scorrere delle nuvole,

Così come si dimentica il calar della luce,

Così come si dimentica il volo di una farfalla.

Io, qui da solo, nel silenzio della notte, ti penso.

 

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